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Rapporto con Dio come esperienza di Attaccamento

Informazioni tesi

  Autore: Emanuele De Santis
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Scienze psicologiche
  Relatore: Daniela Raccanello
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 129

La Tesi che vado qui a presentare tratta della Relazione con Dio come esperienza di Attaccamento: è mio intento in questo scritto, appunto, discorrere sulla possibilità di vedere la relazione che si ha in ambito religioso, in particolare nella Religione Cristiana Cattolica, tra credente e Dio alla luce della Teoria dell’Attaccamento formulata da John Bowlby (1969, 1973, 1980), accostando Dio ad una possibile figura di caregiver mentre si intende il fedele in condizione figliare.

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9 ABSTRACT La Tesi che vado qui a presentare tratta della Relazione con Dio come esperienza di Attaccamento: è mio intento in questo scritto, appunto, discorrere sulla possibilità di vedere la relazione che si ha in ambito religioso, in particolare nella Religione Cristiana Cattolica, tra credente e Dio alla luce della Teoria dell’Attaccamento formulata da John Bowlby (1969, 1973, 1980), accostando Dio ad una possibile figura di caregiver mentre si intende il fedele in condizione figliare. La teoria dell’Attaccamento e la Religione Il percorso qui proposto parte dall’Analisi della Teoria dell’Attaccamento, così come concepita nella trilogia di Bowlby “Attaccamento e perdita” (1969, 1973, 1980): tale concetto riguarda quel sistema comportamentale innato che ha lo scopo di aiutare il soggetto a creare legami di valenza emotiva con gli altri e, in secondo luogo, di soddisfare bisogni di affetto e di percezione di sicurezza. La persona scelta dal piccolo, solitamente la madre, la quale sarà detta “Caregiver”, diventerà figura importantissima di legame e sarà ricercata ogni qualvolta lo stesso, anche in fasi successive alla prima infanzia, si percepirà in pericolo, in solitudine o bisognoso di aiuto e conforto. La teoria intende l’Uomo come biologicamente predisposto a tale sistema comportamentale, che è da subito attivato e che si modifica e sviluppa con l’età. Tale crescita del sistema, con conseguente sua definizione della modalità propria di Attaccamento, è fortemente influenzata dalle tipologie di feedback che la madre offre alle richieste di conforto e bisogno del piccolo. Anche grazie a questi, infatti, il bambino svilupperà un Attaccamento Sicuro o Insicuro; in quest’ultimo caso, arriverà ad essere o Evitante o Ansioso, salvo casi estremi che sfoceranno in una tipologia Timorosa. Tali tipologie relazionali si possono individuare tramite una metodologia messa a punto dalla Ainsworth (1969), denominata Strange Situation, in cui i bambini sono posti in una situazione di stress emotivo. Dalle loro reazioni si comprende la tipologia di relazione in base a quelle teorizzate da Bowlby. Studi successivi, poi, hanno teorizzato che ad ogni tipologia di Attaccamento corrispondono delle rappresentazioni interne del sØ e degli altri, detti “Modelli Operativi Interni” (Main, 1985), di tipo positivo o negativo, e che essi influenzano e direzionano le relazioni che l’individuo andrà a intraprendere per tutta la vita. Tali immagini mentali non sono stabili, ma possono essere soggette a variazioni e migliorie nel tempo. Tutto questo, a detta di Kirkpatrick (1990), è riportabile anche nella relazione che il fedele crea con Dio, in cui questi si pone come Caregiver Celeste, proprio come nell’immaginario giudaico-cristiano, mentre il credente diventa figlio del Trascendente, così come afferma il Cattolicesimo quando ci pone nella condizione di figli del Signore.

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