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I diritti delle minoranze nelle società per azioni

Informazioni tesi

  Autore: Sergio De Bortoli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Andrea Astolfi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 194

Nella consapevolezza della difficoltà di inquadrare correttamente un tema complesso quale quello delle maggioranze e minoranze azionarie, e delineare un quadro organico dei presidi posti nel nostro ordinamento giuridico a tutela di queste ultime, il presente lavoro intende analizzare i principali diritti delle minoranze delle società per azioni, con riferimento ad aspetti di corporate governance, alla struttura del mercato ed agli assetti proprietari che caratterizzano il nostro Paese.
In particolare per quanto riguarda le società per azioni quotate, la trattazione completa di tutte le possibili particolarità delle diverse fattispecie e la molteplicità delle fonti normative avrebbe comportato una trattazione ben lontana dall’obiettivo della presente tesi di laurea e per questo ci si è limitati, con riferimento alle società quotate, ad alcuni cenni, ancorché significativi.
Il lavoro intende costituire un compendio completo, anche se non esaustivo, delle facoltà e delle limitazioni in capo ai soci di minoranza delle società per azioni, quale utile strumento per affrontare un eventuale approccio alla materia con una visione d’insieme delle norme e delle complesse dinamiche societarie che riguardano le minoranze azionarie.
Si è concentrata la ricerca nell’ambito delle società per azioni con sistema di gestione e controllo di tipo ordinario o “tradizionale” (art. 2364 c.c.), sia per le società non quotate che in relazione alle società quotate, e si sono richiamati gli aspetti principali, tralasciando approfondimenti rispetto alle altre diverse tipologie di governo societario (sistema monistico e sistema dualistico), essendo questi ultimi sistemi assai meno utilizzati e perciò poco rappresentativi, ed anche rispetto agli altri tipi di s.p.a., limitandosi quindi alle tipologie più ampiamente diffuse in Italia, a beneficio di una maggiore chiarezza degli aspetti principali caratterizzanti i rapporti tra i soci di minoranza, gli organi societari e la stessa società per azioni.
La trattazione ha dunque riguardato i diritti riconosciuti alle minoranze azionarie dall’ordinamento giuridico vigente, con valutazione di aspetti e problematiche sostanziali e applicative, compiuta attraverso fonti giurisprudenziali e dottrinali.
Successivamente, sono stati esaminati gli aspetti relativi agli assetti proprietari in Italia, dai quali derivano importanti implicazioni di carattere generale, ed anche specifiche conseguenze a vari livelli per tutti gli azionisti, ma in particolare per gli azionisti di minoranza, con effetti che coinvolgono naturalmente anche l’aspetto economico, sia per gli investitori che per i mercati finanziari in generale.
Il lavoro si conclude quindi con alcune semplici considerazioni, relative alla attuale situazione, sotto la guida di un saggio ”pessimismo della ragione”, alla luce dei commenti e delle analisi critiche di autorevolissimi giuristi e autori del settore riportate nel corpo del testo.
Peraltro, assicurare stabilità e funzionalità al governo societario e nel contempo garantire la partecipazione delle minoranze azionarie alle decisioni strategiche è compito non agevole.
I principi alla base del diritto societario si trovano a fare i conti con una realtà degli assetti proprietari, quella italiana, che in vario modo mina i risultati e l’applicazione delle norme, nella sostanza compromettendo il funzionamento corretto del sistema.
Adeguate regole di corporate governance hanno un ruolo fondamentale nel determinare le scelte statutarie da parte delle società per azioni, e l’azione di investitori consapevoli, attraverso le loro strategie di investimento, presumibilmente dirette verso quei Paesi e società dotate delle migliori regole di governo societario, potrebbe progressivamente portare le società stesse ad adottare regole atte ad assicurare agli investitori maggiori garanzie di democrazia societaria.
La questione fondamentale alla radice di qualsiasi valutazione preliminare ad eventuali riforme della materia, consiste altresì nello stabilire quale sia realmente l’interesse degli azionisti, ed a quali categorie di azionisti si intenda indirizzare specifici interventi normativi, dunque le ratio che saranno alla base dei comportamenti del legislatore, tenendo conto del fatto che le minoranze non sono tutte uguali ed anche i periodi e tempi economici sono diversi. Da simile discriminante deriverà quindi la direzione verso la quale in concreto si dovrà muovere un diritto a tutela delle minoranze medesime.

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I diritti delle minoranze nelle società per azioni. Tesi di Laurea di Sergio De Bortoli – 2011–Tutti i diritti riservati 116 amministratori, che talvolta si trasforma in una vera e propria deprivazione a danno dell’uno o dell’altro azionista. Tematiche che oggi si sviluppano di pari passo con le questioni fondamentali della trasparenza, dell’asimmetria informativa, della tutela del risparmio. Tra le tante argomentazioni possibili in proposito, ai giorni nostri il dibattito risulta concentrarsi in particolare sul corretto funzionamento dei consigli di amministrazione, che viene generalmente considerato, dagli studiosi in materia di governance, come l’organo che riveste il ruolo centrale nella tutela e bilanciamento degli interessi degli azionisti, degli amministratori e del management aziendale in generale. In Italia, a causa della già citata elevata concentrazione della struttura azionaria dell’impresa, la tutela giuridica degli azionisti di minoranza, soprattutto per quanto riguarda le società quotate, si può classificare in tre principali grandi categorie, in funzione di come e dove la scissione tra diritto residuale di controllo e diritto residuale al rendimento azionario sia realizzata. La tutela delle minoranze si può analizzare rispetto ad una maggioranza che possiede la maggioranza assoluta del capitale sociale, direttamente oppure attraverso accordi relazionali o patti di sindacato (le quasi-maggioranze), con un controllo esercitato anche sull’’impresa attraverso il management, fattispecie nella quale l’azionista di comando tende ad esercitare il potere con una marcata presenza di benefici espropriativi, tipico di imprese familiari quotate. Altro può significare tutela delle minoranze quando ci si trovi di fronte a minoranze, o quasi-minoranze, quando ci siano importanti rapporti relazionali con la maggioranza che di fatto configurino situazioni di accordo anche parziale, rispetto ad una maggioranza che possiede la maggioranza relativa delle quote azionarie, direttamente o tramite accordi relazionali o patti di sindacato (quasi-maggioranze), e che esercita anche un totale o parziale controllo dell’impresa attraverso il management, contenendo in questo caso i benefici espropriativi, fattispecie che si verifica tipicamente nel caso di aziende con uno o più soci finanziari di riferimento. Altra cosa ancora è la questione della tutela delle minoranze (o quasi-minoranze) nei confronti del management, in imprese dove anche la maggioranza non esercita il controllo in modo totale o parziale, mentre il comportamento dei manager sia di tipo espropriativo del potere nei confronti sia della minoranza che della maggioranza, e in Italia è questo il caso in pratica soltanto di public companies o poche grandi imprese controllate dallo Stato, direttamente o indirettamente. 5.2 I conflitti di interesse e le minoranze Passiamo ora ad analizzare le numerose e differenti tematiche di conflitto d’interesse, o comunque di divergenza di interessi tra azionisti di maggioranza, azionisti di minoranza e

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