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La retorica mimica di Erasmo da Rotterdam nel De Duplici Copia Verborum ac Rerum

Nello spirito pedagogico che anima il De Copia di Erasmo, l’analisi e l’esercizio retorico devono consegnare al discente gli strumenti per padroneggiare ogni occorrenza discorsiva, il che ha, per Erasmo, anche una valenza formativa ulteriore, autentica chiave di lettura dello scritto: quando l’allievo abbia imparato a padroneggiare i costrutti retorici, nello studio degli autori, nel tradurre da un’altra lingua, o semplicemente nel discorrere, egli non rimarrà perplesso o impacciato, senza saper che dire, e questo non gli fornirà soltanto la padronanza dei propri mezzi espressivi, ma anche, e soprattutto, quella di se stesso. Ciò che unito alla morale degli antichi, rinnovata da quella evangelica, formerà individui capaci tanto di creatività quanto di responsabilità.
Ma l’Umanesimo di Erasmo ha anche una portata più ampia.
Il connubio tra Latinitas e Christianitas, presente nel De Copia e che abbiamo rintracciato anche nelle altre opere considerate, va letto anche alla luce dell’ urgenza, assai sentita da Erasmo, di riformulare lo statuto delle lettere nella congerie dei gravi conflitti politico-religiosi che attraversavano l’Europa del tempo.
La comunità letteraria, secondo Erasmo, non poteva confinarsi nell’ambiente ristretto di questo o quel cenacolo di eruditi, che propugnavano questo o quell’ ideale letterario, escludendo dal mondo delle bonae litterae, i “barbari” che non ne facessero parte.
Piuttosto, l’alleanza tra la lezione degli antichi e una cristianità “piena di verità, piena di semplicità, di efficacia persuasiva, di nobile dispregio per i vani beni del mondo, del senso del divino che è nell’anima umana immortale e nella umana ragione degna di giungere a Dio” , doveva rappresentare il fondamento di una Repubblica delle Lettere di respiro europeo, che, secondo Erasmo, avrebbe potuto costituire il baluardo contro le divisioni dottrinali che, in quel tormentato XVI secolo, finivano per assumere anche un valore drammaticamente polemogeno.

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2 I. GENEALOGIA PEDAGOGICA Nella lettera autobiografica indirizzata a Johann Von Botzheim del 30 Gennaio 1523, Erasmo indica il suo De duplici copia verborum ac rerum commentarii duo come la prima opera del primo tomo della futura sua Opera omnia, come risulta dal Catalogus omnium Erasmi lucubrationum 1 , compilato dallo stesso Erasmo e contenuto nella lettera 2 . Del 1530 è invece la lettera ad Ettore Boezio, nella quale compare un secondo Catalogus e anche in questo il De Copia è posto in apertura del primo tomo 3 . Quali siano le ragioni di questa preferenza possiamo dedurlo, innanzitutto, scorrendo la lettera di dedica a John Colet, Decano della Cattedrale londinese di San Paolo, c h e a p r e i l De Copia, e considerando che l’Indice inviato a Boezio, che, come abbiamo detto, si apre con il De Copia, termina con un commento al De Nuce di Ovidio 4 , dedicato al figlio di Tommaso Moro, Giovanni, allora adolescente, e, di riflesso, alle altrettanto giovani figlie 5 . Queste le parole che Erasmo rivolge a Colet: ludum literarium longe pulcherrimum, ac magnificentissimum istituisti: ubi sub electissimis, ac probatissimis praeceptoribus Britannica pubes rudibus statim annis simul, et Christum, et optimas imbiberet literas 6 1 D. Erasmus, Catalogus lucubrationum, in Jean Le Clerc (ed.), Desiderii Erasmi Roterodami Opera omnia emendatiora et auctiora in decem tomos distinta, I Lugdunum Batavorum, 1703-06, (abbr. LB). 2 Cfr. Giulio Vallese, “‘Novum opus novae scholae’: Erasmo e il De duplici copia verborum ac rerum”, in Giulio Vallese, Studi di Umanesimo, Napoli, Ferraro, 1971, p. 104. 3 Op. cit., p. 105. 4 D. Erasmus, In Nucem Ovidii commentarius, LB I. 5 Vallese, cit. p. 105. 6 Desiderius Erasmus Roterodamus, De copia verborum libri duo, In usum scholae paulinae, Londinum, G. et W. B. Whittaker, 1823, p. 5 (abbr. De Copia).

Laurea liv.I

Facoltà: Filosofia

Autore: Mauro Savino Contatta »

Composta da 44 pagine.

 

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