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Donne in cammino: l’immigrazione ucraina nel Comune di Chioggia

Immigrazione: “Trasferimento di persone in un paese diverso da quello d'origine, specialmente per trovare un lavoro” ; questa è la definizione che viene data da un comune dizionario all’importante fenomeno migratorio che si sta estendendo ormai in ogni parte del mondo.
Il principale fattore di attrazione, che porta le persone ad abbandonare il loro paese natio, è senza dubbio il lavoro; un lavoro presente all’interno di un mercato che oggi richiede la massima flessibilità del lavoratore costretto a dipendere totalmente dal suo impiego.
Il mercato del lavoro italiano però offre sempre meno opportunità lavorative avendo al suo interno un tasso di disoccupazione importante; nonostante ciò gli immigrati continuano ad arrivare nel nostro paese. Come possiamo spiegare questo controsenso?
Importante analizzare le origini storiche del fenomeno: nel 1973 infatti per la prima volta fu raggiunto un saldo migratorio positivo, ovvero per la prima volta il numero di immigrati superò il numero di cittadini emigrati in altri paesi.
Le radici di questo fenomeno possono essere indagate a partire dal periodo del secondo dopoguerra quando l’economia di tutta l’Europa si sviluppò molto velocemente ed i diversi Stati (Italia compresa) sentirono la necessità di reclutare nuova forza lavoro, soprattutto immigrata, da impiegare nei più disparati settori del mercato.
Con il passare degli anni però, a causa del grave rallentamento dell’economia, venne imposto un arresto dei flussi migratori. L’immigrazione quindi, a partire dagli anni ’70 dello scorso secolo, è stata presentata nella scena europea ed italiana come un problema di ordine pubblico; la massa dei nuovi immigrati veniva giudicata come il primo dei pericoli da cui l’Europa doveva con ogni mezzo tutelarsi.
Al giorno d'oggi però, nonostante si dichiari di voler promuovere politiche immigrazione zero, in Europa ed anche in Italia si continuano a richiamare masse di lavoratori immigrati.
In realtà quegli immigrati che si afferma di non volere, vengono attratti poiché costituiscono una preziosa risorsa per tutti i settori dell’occupazione, all’interno dei quali vengono sfruttati e sottopagati.
Inquadrata generalmente la situazione, vorrei esplicitare l’oggetto di indagine del mio lavoro che mette a fuoco una delle tante caratteristiche delle nuove migrazioni.
Il punto sul quale mi concentrerò riguarda la crescita dell’immigrazione femminile, con una particolare attenzione per l’immigrazione delle donne ucraine nel Comune di Chioggia dove la presenza di assistenti familiari è molto richiesta.
In questo mio lavoro, non ho voluto dimenticare le esperienze personali di numerose donne immigrate che hanno testimoniato le loro fatiche, le loro storie, i loro dolori e le loro gioie.
Il primo capitolo è dedicato allo studio teorico del fenomeno migratorio femminile verrà analizzata infatti l’attuale composizione dell’immigrazione femminile.
Si passerà poi all’analisi della principale attività economica svolta delle donne emigrate (l'assistente familiare) e delle diverse le motivazioni che spingono le donne ucraine ad intraprendere questo tipo di lavoro.
Il secondo capitolo, è dedicato all’analisi dei dati raccolti mediante le interviste condotte al gruppo di donne ucraine immigrate all’interno del Comune di Chioggia.
Il terzo capitolo ,invece, rappresenta il cuore della mia ricerca, poiché sempre grazie alle testimonianze mi è stato possibile analizzare la condizione vissuta dalle immigrate all’interno del nuovo paese.
Particolare importanza verrà dedicata al sacrificio che queste donne compiono ogni giorno per affrontare la migrazione; un sacrificio dovuto soprattutto al declassamento sociale e alle pesanti condizioni lavorative che queste devono accettare.
Il quarto capitolo infine, verte sull’analisi dei diritti sociali e di cittadinanza che dovrebbero essere riconosciuti alle nuove immigrate dalla società ospitante.
Importante in questi casi diventa il ruolo dei servizi socio-sanitari che si devono impegnare affinché nessuna persona venga discriminata in base alle diverse condizioni fisiche, psicologiche o ideologiche.
Il mio lavoro si chiude con l’individuazione delle possibili azioni che potrebbero essere messe in atto dal nostro paese affinché anche la popolazione immigrata possa integrarsi con quella locale ottenendo una parità di diritti, e al tempo stesso costituendo le basi per un convivenza pacifica e produttiva.

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13 CAPITOLO 1 – L’IMMIGRAZIONE FEMMINILE 1.1) L’immigrazione femminile in Italia L’immigrazione in Italia è diventata un fenomeno rilevante a partire dal periodo successivo alla seconda guerra mondiale, quando i principali protagonisti erano generalmente lavoratori maschi, celibi e poco istruiti provenienti da altri paesi europei meno sviluppati. In questo periodo di boom economico il nostro paese veniva visto dagli immigrati come un “nido temporaneo” sul quale fare affidamento per guadagnare una consistente somma di denaro da riportare nella loro patria per assicurare una vita dignitosa ed un futuro certo ai propri figli. In questo periodo, quindi, l’immigrazione aveva un carattere temporaneo e veniva vista come un’esperienza transitoria all’interno della vita di una persona. La nuova immigrazione ha, invece, caratteristiche completamente differenti: tra tutte senza dubbio la più importante è la composizione del flusso migratorio. Risulta evidente che se l’emigrazione del secondo dopoguerra può essere considerata un fenomeno prettamente maschile, quella attuale invece vede una presenza maschile e femminile quasi paritarie. Nel 2007, la componente femminile del flusso migratorio ha toccato una cifra pari al 51% della popolazione immigrata totale, grazie ai fenomeni di trasformazione che sono iniziati a partire dagli anni ’60 dello scorso secolo. All’inizio degli anni ’60, infatti, l’immigrazione femminile iniziò ad intensificarsi grazie all’attivazione delle prime catene migratorie, organizzate dai circuiti della Chiesa Cattolica che convogliarono nel nostro paese, donne provenienti da Capo Verde, dalle Filippine, dall’America Latina e dall’Eritrea. Per le donne capoverdiane, i primi periodi furono molto difficili; esse infatti si ritrovarono sole in un contesto completamente diverso rispetto al loro paese d’origine dove non comprendevano minimamente la lingua.

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Federica Bozzato Contatta »

Composta da 237 pagine.

 

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