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Gli strumenti finanziari ibridi nel diritto tributario nazionale, internazionale e comunitario

Sono strumenti finanziari che possiedono sia le caratteristiche dei titoli di debito che quelle dei titoli di capitale o che possono essere convertiti da un tipo all’altro.
Per poter individuare quali strumenti finanziari sono da definirsi ibridi è necessario, innanzitutto, identificare ed esaminare le caratteristiche delle matrici di riferimento da cui si discostano.
Il lavoro di tesi, in un primo momento, identifica le caratteristiche principali del debt e dell’equity per poi estrapolare sia le condizioni che possono alterare la natura degli strumenti finanziari rappresentativi del capitale di rischio per renderli similari agli strumenti di debito, sia gli elementi che possono rendere gli strumenti di debito similari ai titoli di capitale di rischio.
Gli strumenti finanziari ibridi variano da ordinamento a ordinamento e quindi risulta arduo fornirne una loro elencazioni e quindi collocarli lungo la linea immaginaria che collega un normale prestito (normal loan) alle azioni (share). In considerazione di ciò, vengono riproposte le tesi di diversi Autori.
Nel nostro ordinamento sono stati introdotti con la riforma societaria anche al fine di ampliare i canali di finanziamento per le imprese. L’analisi delle tipologie ibride di finanziamento presenti nel mercato italiano è oggetto del primo capitolo.
All’estrema varietà di soluzioni che si prospettano sotto il profilo civilistico si contrappone però, la rigidità del sistema fiscale, che riconduce i proventi derivanti dai differenti strumenti finanziari o nell’ambito del regime degli utili di partecipazione, frutto dell’apporto a titolo di capitale di rischio, indeducibili per il soggetto erogante e parzialmente imponibili per il soggetto percettore, o nel regime degli interessi propri del capitale di debito, deducibili per il soggetto finanziato ed imponibili per il soggetto finanziatore.Nella maggior parte dei Paesi tali strumenti sono assimilati ai fini fiscali o alle azioni o a alle obbligazioni, in quanto, non tutti gli Stati prevedono delle disposizioni specifiche che determinano il loro trattamento fiscale. In molti Stati, infatti, la classificazione degli ibridi e il loro trattamento fiscale sono determinati sulla base delle disposizioni che riguardano i dividendi e gli interessi e si basano su un’analisi caso per caso delle caratteristiche di debito e di capitale che gli strumenti in questione recano
Le nuove tipologie di strumenti finanziari, a causa della loro natura ibrida, non consentono una loro netta individuazione nelle categorie tradizionali dei titoli di debito o di partecipazione. Di conseguenza, al fine di dare certezze agli operatori del settore finanziario e ai contribuenti, il legislatore tributario ha tentato di individuare un nuovo confine di demarcazione, autonomo da quello civile, individuandolo nel trattamento fiscale della remunerazione per il soggetto emittente.La tassazione degli ibridi in ambito domestico è oggetto del secondo capitolo.Il capitolo terzo sposta l’attenzione in ambito internazionale. L’analisi della tassazione a questo punto, però, diviene più complessa, in quanto al problema di qualificazione dell’ibrido si aggiunge il rischio di doppia imposizione del reddito o di doppia non imposizione. Pericoli che risultano accentuati nel caso di una classificazione in conflitto da parte degli Stati coinvolti. Scopo del capitolo è quello di verificare se le vigenti misure di coordinamento fiscale (Direttive, Convenzioni, norme interne), sono in grado di evitare la doppia imposizione del reddito (nonché la doppia non imposizione, ipotesi di white income) in presenza di uno strumento finanziario ibrido transnazionale ed assicurare una tassazione unica del reddito. Si analizzano tre situazioni, un primo caso in cui non si considera il contesto UE, né la presenza di trattati bilaterali tra gli Stati. Un secondo caso, in cui nell’analisi si introdurrà la normativa convenzionale. Ed infine, l’analisi sarà inserita nel contesto comunitario.
Il quarto capitolo fornisce un’analisi sintetica e pratica della normativa fiscale in vigore sui redditi generati da strumenti finanziari ibridi.
Dalla stesura della tesi è emerso che nonostante le varie misure vigenti (Convenzioni bilaterali, Direttive, norme interne) per eliminare la doppia imposizione l’uso di strumenti ibridi genera ancora casi di doppia imposizione o white income. A sostegno di tale tesi viene presentato in Appendice l’analisi di un caso pratico.
In conclusione, si può affermare che gli esistenti mezzi di coordinamento fiscale non sempre riescono nel loro intento, che è quello di assicurare un’unica tassazione del reddito, e che la loro presenza per certi versi incrementa la complessità, l’incertezza e i costi.

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[1] Introduzione In un ambiente macroeconomico segnato da bassi tassi di interessi e da una diffusa e spasmodica ricerca di attività ad elevato rendimento, gli strumenti finanziari ibridi si presentano come un’alternativa alle classiche modalità di finanziamento delle imprese, e come una soluzione alle esigenze di quei risparmiatori che non si accontentano dei bassi rendimenti offerti dalle obbligazioni tradizionali e che non sono disposti a correre il rischio insito in un investimento azionario puro. Il lavoro di tesi si occupa della tassazione di tali strumenti finanziari sia in ambito domestico che transnazionale. Il problema principale che si presenta nella tassazione è, in un primo momento, quello della qualificazione dell’ibrido, successivamente l’attenzione si focalizza sui rimedi possibili per eliminare una eventuale distorsione che si viene a creare nella tassazione. L’uso di strumenti finanziari ibridi, infatti, può condurre a situazioni di doppia imposizione o all’estremo opposto a situazioni di white income. Scopo della presente tesi è quello di accertare se le vigenti misure (norme interne, Convenzioni bilaterali, Direttive) sono idonee ad eliminare tali problematiche.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Economia

Autore: Giuseppina Galdieri Contatta »

Composta da 178 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.