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Filofascisti e Partito Popolare (1923-1926)

Informazioni tesi

  Autore: Carlo Santulli
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2000-01
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Fausto Fonzi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 186

L'obiettivo di questo lavoro è l'investigazione delle attività dei cattolici fiancheggiatori del fascismo e delle loro relazioni col Partito Popolare. I limiti temporali del lavoro sono l'inizio del dibattito sulla legge Acerbo (15 luglio 1923) ed il decreto di scioglimento del Partito Popolare (9 novembre 1926), che segna la fine del periodo aventiniano e che rende di fatto impossibile per i cattolici antifascisti continuare l’attività politica.
Nomi illustri del mondo cattolico furono tra i fiancheggiatori del fascismo. Tra loro si possono ricordare Stefano Cavazzoni, Egilberto Martire, Paolo Mattei Gentili, Aristide Carapelle oltre alla triade di anziani nobili, legati alle esperienze del movimento cattolico d’anteguerra, costituita da Carlo Santucci, Filippo Crispolti e Giovanni Grosoli. Il nome di Grosoli è noto, oltre che per la sua attività d’anteguerra nell’Opera dei Congressi e nell’Unione Popolare, anche per il trust della stampa cattolica, che viene di solito indicato con il suo nome. L’uscita di Grosoli dal P.P.I. il 25 luglio 1923 porta dunque alla sconfessione di varie testate cattoliche da parte della segreteria del partito. Al trust aderivano altri quotidiani cattolici, tra cui ''Il momento'' di Torino, che ebbe tra i collaboratori in quel periodo Crispolti e Speranzini.
All’interno dei cattolici che aderirono al fascismo, viene anche spesso fatta una distinzione tra clerico-fascisti e filofascisti. Sturzo distingue tra i filofascisti, p.es. gli aderenti all’Unione Nazionale di Carlo Ottavio Cornaggia Medici o l’ex-popolare di sinistra, Giuseppe Speranzini legato al gruppo di ''Conquista popolare'', e i clerico-fascisti, cioè quegli esponenti del P.P.I. che non sono d’accordo con Sturzo sulla necessità di sospendere la collaborazione col governo. I filofascisti erano già usciti dal partito prima del congresso di Torino quando questo ancora collaborava col governo Mussolini, e la loro azione politica tendeva ad una convergenza sulle posizioni fasciste. I clerico-fascisti, usciti invece dal P.P.I. tra fine luglio ed agosto 1923, quando il partito aveva deciso di abbandonare la collaborazione col governo Mussolini e di astenersi sulla legge Acerbo, cercano una propria via politica, che conservi una certa autonoma, pur nell'ambito dei fiancheggiatori del fascismo. Questa via politica si espresse nella fondazione di un movimento, il Centro Nazionale Italiano, che promosse alcune iniziative, dei convegni regionali ed un convegno nazionale di studio a Roma nel 1928, venendo definitivamente sciolto nel 1930.
Una partecipazione molto vivace al dibattito politico, unita ad una continua definizione e motivazione della propria adesione al fascismo, è quella che si trova nell’attività parlamentare e giornalistica di Filippo Crispolti. Il nome di Crispolti è spesso associato a quelli di Carlo Santucci e di Giovanni Grosoli ed in effetti le loro vicende presentano più di qualche rassomiglianza: tutti e tre nobili, avevano partecipato attivamente al dibattito all’interno del movimento cattolico nell’anteguerra ed erano usciti dal P.P.I. negli stessi giorni del luglio 1923. Questo associare i tre nomi ha fatto tuttavia a volte dimenticare le sostanziali differenze tra i tre personaggi. Un esempio di queste differenze può essere mostrato dall’attività senatoriale dei tre durante i primi anni del fascismo: Grosoli, che non aveva mancato di evidenziare il suo interesse per il fascismo ben prima della Marcia su Roma, riduce la sua attività senatoriale alla sola presenza alle sedute ed alla partecipazione alla Commissione Senatoriale che deciderà di non concedere l’autorizzazione a procedere contro Emilio De Bono per il delitto Matteotti. Santucci, dopo essere uscito dal Banco di Roma nel 1923, riprende la professione di avvocato, e di questo c’è traccia nei suoi rari (e brevi) interventi in Senato, che tendono a vertere su questioni tecniche, e nello stesso studio sulle modifiche alla Legge delle Guarentigie, presentato come uno studio personale non destinato alla pubblicazione (1925). Al contrario, l’attività parlamentare e giornalistica di Crispolti è inesauribile ed affronta tematiche politiche, cercando di precisare la sua idea di collaborazione e di fascismo. Nelle posizioni assunte da Crispolti rimane netta la distinzione tra l’esecrazione della violenza squadristica ed il sostanziale apprezzamento per l’azione di normalizzazione del Presidente del Consiglio Mussolini, reale ed unico interlocutore della sua collaborazione col Governo. Benché sostanzialmente allineato sulle posizioni governative, Crispolti non rinuncia a puntualizzare e precisare le sue opinioni su un ampio spettro di argomenti politici e non si nega a diversi contraddittori, di cui è noto quello con De Gasperi sulla collaborazione popolare-socialista nel luglio 1925.

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Filofascisti e Partito Popolare (1923-1926) Questione morale e ruolo dei cattolici nell’attività politica di Filippo Crispolti 3 CAPITOLO PRIMO INTRODUZIONE L'obiettivo di questo lavoro è l'investigazione delle attività dei cattolici fiancheggiatori del fascismo e delle loro relazioni col Partito Popolare. I limiti temporali del lavoro sono l'inizio del dibattito sulla legge Acerbo (15 luglio 1923) ed il decreto di scioglimento del Partito Popolare (9 novembre 1926), che segna la fine del periodo aventiniano e che rende di fatto impossibile per i cattolici antifascisti continuare l’attività politica. Certo, è stato più volte notato che alcuni gruppi di antifascisti hanno continuato a svolgere una loro limitata attività internamente ad organizzazioni cattoliche anche durante il fascismo1, come parimenti é vero che la Santa Sede non ha mancato di avere gravi screzi col governo fascista anche dopo il ‘26 in talune occasioni (si possono ricordare p.es. le violenze contro l’azione cattolica nel 1931 e la promulgazione delle leggi razziali nel 1938). Tuttavia, dopo il novembre 1926 non vi sarà più la presenza di un partito di massa come il P.P.I. a rappresentare un’alternativa ed un polo di discussione per i cattolici. Una difficoltà della ricerca storica sui cattolici filofascisti in questo periodo risiede particolarmente nella disomogeneità delle opinioni e delle posizioni politiche che viene a determinarsi al momento della spaccatura del gruppo popolare in seguito alla votazione sulla legge Acerbo, spaccatura che è preceduta, come si cercherà di far notare, da significativi

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