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Il potere disciplinare nel lavoro pubblico

La mia tesi affronta l'argomento del potere disciplinare nel lavoro pubblico e della rivoluzione che si è avuta in questo ambito dal d.lgs 165/2001 alla riforma Brunetta del 2009.
[...] Nella prima parte della tesi esaminerò la natura del potere disciplinare, le fonti di tale potere che sono la legge, i codici di comportamento e i contratti collettivi e in particolare evidenzierò come l’intera materia disciplinare sia caratterizzata dal passaggio dal predominio della contrattazione collettiva, a cui nel d.lgs. n.165/2001 era quasi esclusivamente affidata la disciplina degli illeciti e delle sanzioni,alla prevalenza della legge nella riforma Brunetta, riservando ormai alla contrattazione collettiva solo la disciplina del rimprovero verbale. Analizzerò la funzione della sanzione disciplinare, che non ha natura risarcitoria, ma di autotutela, nel senso dell’immediato ristabilimento del corretto ed ordinato funzionamento dell’organizzazione produttiva e di lavoro, e preventiva, perché tende a scoraggiare tutti i futuri comportamenti dei lavoratori che fuoriescono dalle regole poste a tutela dell’organizzazione dell’ente pubblico. Rispetto al quadro delineato in materia disciplinare dal d.lgs. n. 165/2001, con l’avvento della riforma Brunetta si ha una vera e propria rivoluzione in materia di responsabilità disciplinare e di conseguenza nel sistema delle infrazioni e delle sanzioni disciplinari. Il d.lgs. n.150/2009 compie il tentativo di rivitalizzare la responsabilità disciplinare dei dipendenti pubblici e lo fa attraverso un ampliamento della disciplina legislativa a discapito di quella contrattuale. In ordine ad illeciti e sanzioni, la regola continua ad essere quella della definizione contrattuale, ma il d.lgs. n. 150/2009, conformemente alla legge delega, introduce numerose nuove ipotesi che s’impongono ai contratti collettivi. Infatti la riforma del 2009 individua nuovi tipi di sanzioni e nuovi casi di licenziamento disciplinare.
La seconda parte della tesi è incentrata sul nuovo procedimento disciplinare, delineato dalla riforma Brunetta, sul principio di pubblicità prima e dopo la riforma e i principi che regolano la responsabilità disciplinare.
La riforma del 2009 prevede due tipi di procedimento: il primo più semplice e rapido, si applica alle infrazioni di minore gravità, se il responsabile della struttura ha qualifica dirigenziale ed è ad esso affidato; il secondo tipo si applica alle infrazioni punibili con sanzioni più gravi o ad ogni tipo d’infrazione, se il responsabile della struttura non ha qualifica dirigenziale ed è affidato all’ufficio per i procedimenti disciplinari. Per entrambi i tipi di procedimento,esso si articola in tre fasi: la contestazione degli addebiti, l’istruttoria in contraddittorio e l’adozione della sanzione. I termini del procedimento disciplinare hanno carattere perentorio:la loro violazione comporta per l’amministrazione la decadenza dall’azione disciplinare,mentre per il dipendente dall’esercizio del diritto di difesa. Inoltre verranno trattati i rapporti tra procedimento penale e procedimento disciplinare,che antecedentemente alla riforma del 2009 doveva essere sospeso fino alla conclusione del processo penale;invece, il legislatore del 2009 ha stabilito che il procedimento, che ha ad oggetto fatti rispetto ai quali è in corso un’indagine dell’autorità giudiziaria, deve proseguire e concludersi anche in pendenza del processo penale. Parlerò della tutela dinanzi al giudice ordinario del lavoro,precisando che il dipendente pubblico,in seguito alla riforma del 2009, in caso di sanzioni disciplinari illegittime,per vizi formali e sostanziali, ha come unico rimedio il ricorso al giudice ordinario del lavoro.
Farò anche un excursus sulle peculiarità del potere disciplinare nell’ambito della sanità pubblica.
Nell’ultima parte dell’elaborato mi soffermerò sulla figura del dirigente pubblico, così come delineata dalla riforma Brunetta. Il legislatore della riforma ha conferito al dirigente un più ampio potere sanzionatorio, divenendo egli titolare dell’esercizio dell’azione disciplinare, mentre nel vecchio regime la sua competenza era limitata alla censura e alla sanzione del rimprovero verbale. Il dirigente pubblico può essere considerato sia come soggetto attivo del potere disciplinare, in quanto ha l’obbligo di attivare il procedimento disciplinare in seguito a determinate infrazioni commesse dal dipendente, e soggetto passivo, poiché viene sanzionato in caso di mancato o tardivo esercizio dell’azione disciplinare o della sua ingiustificata conclusione assolutoria. [...]

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3 INTRODUZIONE Il tema dell’esercizio del potere disciplinare nel lavoro pubblico va analizzato, tenendo conto dell’evoluzione della materia dal d.lgs. n.165/2001 alla riforma Brunetta, ovvero alla legge delega n.15/2009 e al d.lgs. n.150/2009. Punti cardine di questa riforma sono: l’incremento della produttività, la meritocrazia, la lotta all’assenteismo e la responsabilità disciplinare dei dipendenti e del dirigente. L’evoluzione della disciplina del potere disciplinare nel lavoro pubblico risente delle cinque fasi di riforma,che si sono susseguite in tale ambito dal 1992 al 2009. Nella prima parte della tesi esaminerò la natura del potere disciplinare, le fonti di tale potere che sono la legge, i codici di comportamento e i contratti collettivi e in particolare evidenzierò come l’intera materia disciplinare sia caratterizzata dal passaggio dal predominio della contrattazione collettiva, a cui nel d.lgs. n.165/2001 era quasi esclusivamente affidata la disciplina degli illeciti e delle sanzioni,alla prevalenza della legge nella riforma Brunetta, riservando ormai alla contrattazione collettiva solo la disciplina del rimprovero verbale. Analizzerò la funzione della sanzione disciplinare, che non ha natura risarcitoria, ma di autotutela, nel senso dell’immediato ristabilimento del

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Giuseppina Del Rosario Contatta »

Composta da 194 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.