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Caratterizzazione floristico-vegetazionale dei fossi del Parco dell'Appia antica (Roma)

Informazioni tesi

  Autore: Valeria Rabuazzo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Biodiversità e Gestione degli Ecosistemi
  Relatore: Simona Ceschin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 87

Negli ultimi anni i piccoli corsi d’acqua ,noti con il termine di fossi o marrane, che precedentemente erano stati ignorati o trattati solamente come dei “sistemi da bonificare”, hanno suscitato un notevole interesse nella comunità scientifica, sia a livello nazionale che internazionale. Grazie a questo rinnovato interesse,i ricercatori stanno tornando a dare il giusto valore naturalistico, paesaggistico e ricreativo ai corsi d’acqua delle aree urbane, che andrebbero gestiti in modo da garantire un equilibrio tra conservazione, ripristino e problemi derivati dall’urbanizzazione.
Il presente studio è finalizzato principalmente ad una maggior conoscenza della flora e della vegetazione dei fossi appartenenti al sistema idrografico minore della città di Roma e ad un’ analisi dello stato attuale di conservazione di tali fossi per individuare da una parte quelli più degradati, che necessitano di interventi di recupero ambientale e dall’altra quelli che presentano ancora condizioni vicine alla naturalità o comunque con elementi di naturalità residua di interesse (analisi della qualità ambientale delle aree in oggetto in base all’informazione floristico-vegetazionale, in un’ottica gestionale per una valutazione preliminare ad interventi di riqualificazione e tutela ambientale).
L’oggetto del presente studio sono alcuni fossi principali del sistema idrografico minore della città di Roma,in particolare il Fosso dello Statuario, il Fosso delle Cornacchiole e il Fosso di Tor Marancia.
Le stazioni di rilevamento sono state selezionate in base a valutazioni di carattere ecologico e gestionale, interesse scientifico, rappresentatività del tratto di fosso considerato e presenza di dati chimico-fisici e macrobentonici precedenti.
Nel caso studio analizzato, l’analisi della qualità ambientale è stata effettuata grazie all’impiego di diversi parametri ecologici, sia di tipo floristico che di tipo vegetazionale e finalizzata principalmente alla caratterizzazione ecologica dei fossi in oggetto, al fine di analizzarne il grado di antropizzazione.
In base ai dati ottenuti, i parametri floristici hanno evidenziato come la maggior parte delle stazioni selezionate presenti un grado di antropizzazione medio-basso, dato che sottolinea l’importante ruolo che le Riserve e i Parchi urbani, come la Riserva Regionale dell’Appia Antica, svolgano in termini di tutela e conservazione naturalistica, mentre i parametri vegetazionali hanno invece evidenziato come solo poche comunità acquatiche, tipicamente spondali, siano state rinvenute lungo i fossi indagati. Questi risultati hanno messo in evidenzia ancora una volta la forte vulnerabilità che contraddistingue in generale le aree umide, che, in contesti disturbati e antropizzati come quelli urbani, sono particolarmente minacciate dalle attività umane, che ne compromettono la struttura e l’equilibrio ecologico, portandole progressivamente alla scomparsa o comunque ad una loro forte rarefazione. Dalle analisi ottenute quindi le cenosi acquatiche e spondali rinvenute sono da considerarsi forme relittuali di aspetti idrofili e igrofili un tempo ben più estesi lungo le sponde dei fossi e dei corsi d’acqua della città.
In conclusione quindi questo studio floristico - vegetazionale dei fossi del Parco dell’ Appia Antica ha evidenziato come i fossi analizzati siano fortemente influenzati dalla presenza antropica ma, nonostante tutto , in alcuni tratti, presentino ancora dei residui di naturalità, naturalità che deve essere mantenuta e conservata grazie ad interventi di ripristino ambientale, che verranno effettuati nei prossimi anni ad opera dell’ Ente Parco.

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2 1. INTRODUZIONE Storicamente i fossi e le aree umide, e in particolare quelli all’interno delle aree urbane, hanno rappresentato quasi esclusivamente un problema di tipo sanitario, rispetto al quale era necessario adottare misure di contenimento e bonifica. Solo negli ultimi decenni si è cominciato a riconoscere il valore naturalistico, paesaggistico e ricreativo di questi ambienti, adottando politiche gestionale che avessero come obiettivo la loro conservazione, salvaguardia e recupero nei casi piø degradati. Il reticolo idrografico minore della città di Roma, costituito da piccoli corsi d’acqua, fossi, canali di drenaggio e aree umide, è divenuto, infatti, solo di recente, oggetto di diversi studi naturalistici volti principalmente a valutare lo stato ecologico e qualitativo di questi ecosistemi partendo da informazioni di tipo idrologico, chimico-fisico, microbiologico e macrobentonico (Mancini et al., 2005; Ciadamidaro & Mancini, 2006; Ciadamidaro et al., 2006; Puccinelli & Ciadamidaro, 2008). Questo nuovo interesse per tali ambienti è da collegarsi in parte all’emanazione in ambito europeo della Direttiva Quadro sulle Acque 2000/60/CE, in cui viene sancito che i corpi idrici ritenuti significativi dovranno essere classificati in base a scale di qualità e che dovranno raggiungere dei fissati obiettivi di qualità ambientale entro scadenze temporali definite. Sebbene il reticolo idrografico minore non sia direttamente soggetto alla norma citata, il suo risanamento e la sua corretta gestione assumono notevole importanza, in quanto le aste principali potranno raggiungere solo con estrema difficoltà i prefissati obiettivi di qualità se gli apporti idrici dalle aste secondarie del medesimo bacino idrografico non saranno, a loro volta, di buona qualità (Mancini & Munafò, 2003). Il reticolo idrografico minore della città di Roma, nella maggior parte dei casi, è costituito da fossi e canali del tutto compromessi, in cui le azioni di recupero dovrebbero affrontare il problema gestionale in modo integrato, dalla pianificazione degli scarichi alla destinazione delle acque e alla riqualificazione ambientale. Solo in alcuni casi l’ecosistema “fosso” sembra mantenere una certa naturalità, richiedendo una maggiore tutela al fine di evitarne una compromissione totale e irreversibile. Piø spesso si hanno situazioni in cui persistono, senza alcuna reale prospettiva di miglioramento, evidenti condizioni di stress dell'ecosistema “fosso”, non solo dovuto all'inquinamento delle acque ma anche ad un prelievo non sostenibile delle stesse. Non di rado, infatti, si assistite a periodici fenomeni di siccità dei corsi d’acqua che incidono sulla qualità degli ecosistemi alterandone la struttura delle comunità animali e vegetali. Anche l’artificializzazione degli alvei e delle rive (cementificazioni, rettifiche, tombamenti, tagli indiscriminati della vegetazione) altera radicalmente la struttura, la morfologia e le funzioni del corso d’acqua, banalizzando gli ambienti che lo costituiscono con forti perdite di biodiversità. Nell’ambito di tali problematiche nasce il presente studio sui fossi del Parco Regionale dell’Appia Antica (Roma) finalizzato principalmente:

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