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Disabili e Media: Rappresentazioni e stereotipi nella cronaca giornalistica italiana

Informazioni tesi

  Autore: Manuel Lai
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Verona
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Corso di Laurea Magistrale in Editoria e Giornalismo
  Relatore: Lorenzo Reggiani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 100

Raccontare la disabilità è ancora oggi un processo difficile. Quando si vive da vicino la disabilità ci si rende conto quanto essa non venga ancora del tutto compresa, quanto ogni aspetto della realtà e ogni nostro comportamento non faccia altro che relegare il disabile ai margini della vita. L'informazione è la sola a poter rappresentare un punto di contatto tra disabilità e società moderna. Questo lavoro vuole studiare il modo in cui i giornalisti raccontano la disabilità tra buone prassi, errori e punti critici, stereotipi, pregiudizi e distorsioni.

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3 INTRODUZIONE “Ieri ho alzato la voce... Oggi i pensieri più scuri... E tutti attorno a sprecare parole... Che non sento ma inghiotto.. Come il nero la luce... Il giorno che ti cambia la vita passa e tu sei nulla di nuovo... Le gambe sono come remi spezzati attaccate alla vita, ti ricordano il suolo... Ma voi? Cose ne sapete voi?” ( La nostra buona stella – Ministri, 2013) Raccontare la disabilità è ancora oggi un processo veramente difficile. Un mondo con molti lati oscuri che in pochi riescono a capire e comprendere fino in fondo. Questo lavoro nasce da una forte esperienza personale che mi ha portato durante questi anni ad entrare a stretto contatto con i problemi che un disabile deve affrontare giorno dopo giorno. Problemi dettati certo da una condizione “particolare”, ma dovuti principalmente anche ad una società che non riesce ancora ad accettare completamente la diversità e ad integrarla nel suo complesso tessuto di relazioni sociali. Il disabile, giorno dopo giorno, trova davanti a sé una lunga serie d'ostacoli difficili o addirittura impossibili da superare. La sua colpa è semplicemente quella di non essere considerato del tutto normale, di avere quel tratto distintivo in più che lo separa da tutto il resto. Il disabile diventa un gruppo, una categoria minoritaria, una forma estranea di normalità. Quando si vive da vicino la disabilità ci si rende conto quanto essa non venga del tutto compresa, quanto ogni aspetto della realtà e ogni nostro comportamento non faccia altro che relegare il disabile ai margini della vita. Spesso certi atteggiamenti non sono voluti, spesso non sono nemmeno sbagliati, ma il problema sta alla base di un mondo che fa di tutto per escludere chi non giudica adeguato. Mio fratello si ammalò all'età di sei anni, io ne avevo dieci. A quel punto ti si apre un mondo che è completamente diverso da quello che avevi sempre vissuto. Si entra a stretto contatto con le difficoltà, con la voglia di farcela. Si deve essere forti, per non essere schiacciati dai problemi, che sono veramente tanti. Solo vivendo tutto questo da vicino, solo vedendo con i propri occhi determinate cose si può capire quanto sia ancora difficile per un disabile vivere a pieno la propria vita ed essere riconosciuto non per la sua sedia a rotelle, ma semplicemente per quello che è, una persona. Ma ci si deve anche rendere conto che non tutte le persone riescono ad entrare a

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