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La Natura in Hans Jonas: l'etica tra biologia e ontologia

Informazioni tesi

  Autore: Gabriele Codoni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Macerata
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Filosofia teoretica, morale, politica ed estetica
  Relatore: Luigino Alici
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 244

Questo lavoro vuole fornire un nuovo orizzonte nel quale condurre un’interpretazione ontologica dell’organismo. Il vivente, soprattutto con la modernità, ha perso il suo statuto, ed è perciò necessario che il pensiero, attraverso un’operazione di giustizia filosofica, come afferma lo stesso Jonas, torni ad indagarlo e ad osservarlo nella sua integralità. L’ipotesi da cui muoviamo, infatti, è che l’organico prefigura lo spirituale e che lo spirito, anche nelle sue massime espressioni, rimane comunque sempre legato all’organico. Quest’ipotesi implica una seconda domanda intorno al senso dell’essere dell’uomo, poiché solo grazie a quest’ultimo la “natura” della natura raggiunge la sua trasparenza. Com’è possibile ipotizzare un’unione ontologica tra l’uomo e il resto del vivente? Com’è possibile guadagnare un nuovo principio d’essere sul quale fondare un’etica per la civiltà tecnologica? È questo il nucleo degli interrogativi contenuti nell'opera di Hans Jonas.
Seguendo il percorso della biologia filosofica di Hans Jonas, il nostro lavoro cerca di osservare da una nuova prospettiva il fenomeno biologico, in particolare la dimensione corporea dell’uomo e l’unità psicofisica costitutiva del suo essere. Ciò che vogliamo verificare è l’imprescindibilità del corpo nella conoscenza della vita: solo attraverso il mio corpo vivente e che può morire possiamo cogliere concretamente il mondo e i suoi fondamenti. Attraverso il riconoscimento del fenomeno originario del corpo organico, è possibile decretare il fallimento delle soluzioni dualistiche e rivelare la matrice ideologica di ogni riduzionismo, costringendo così le scienze fisiche e biologiche a fare i conti con le conseguenze etico-pratiche che derivano dall’interpretazione del vivente. Pertanto attraverso il riconoscimento dell’essere del corpo abbiamo cercato di reperire una nuova ontologia su cui fondare un’etica per la società tecnologica.
Il percorso intrapreso ci ha permesso così di concludere che la filosofia dello spirito include l’etica, e attraverso la continuità dello spirito con l’organismo e dell’organismo con la natura, l’etica diventa una parte della filosofia della natura.
Attraverso quali tappe siamo giunti a questo risultato? Il primo capitolo ci introduce al pensiero di J. il cui nucleo è la preservazione della vita: è la biologia filosofica ha fornire un fondamento valido per un’etica della società tecnologica. In questa sezione abbiamo cercato di mettere in luce la matrice autobiografica del pensiero di J.: la biologia filosofica, infatti, prima di essere un pensiero sulla vita è un’esperienza di vita. Nel secondo capitolo abbiamo ripercorso le fasi della storia dell’ontologia, mostrando l’irriducibilità del corpo ad ogni interpretazione monistica e dualistica: questa rivisitazione ha rivelato un nuovo orizzonte evolutivo e ontologico che non riduce il vivente a una semplice combinazione casuale di elementi. In particolare il corpo ci ha permesso di giungere a un concetto dinamico di materia e quindi portatrice di valori e fini. Questo è stato dimostrato in particolare attraverso l’analisi della forza, del motus immanente alla materia da cui viene a svilupparsi la categoria della causalità. Solo a partire dall’unità psicofisica manifestata dal corpo, l’uomo può conoscere l’essere ed elaborarne così le categorie. Questo punto è stato ulteriormente chiarito e confermato dalle analisi intorno alla dinamica metabolica svolta nel terzo capitolo: tale analisi ha evidenziato la struttura teleologica e l’individualità ontologica dell’essere del vivente, fondando l’unità psicofisica dell’organico, mostrando l’irriducibilità dell’essere vivente alla sola materia. Nel quarto capitolo, infine, abbiamo riletto l’evoluzione del vivente alla luce del guadagno di quest’unità psicofisica, che ci ha permesso di superare una lettura evoluzionistica in chiave meccanica o casuale. In quest’ultima parte del nostro percorso abbiamo evidenziato il ruolo dell’uomo all’interno del cosmo: egli è legato al vivente in quanto animale e, in virtù di ciò, il suo ruolo all’interno della scala biologica è quello della responsabilità nei confronti della natura. In quest’apertura alla responsabilità, Jonas intravede la dimensione eterna dell’uomo e quindi una possibile legittimazione di un concetto di immortalità adeguato al sentire contemporaneo. In questo senso gli effetti degli atti umani hanno sempre un riverbero eterno, costituiscono le “linee” del volto di Dio. Tale sviluppo metafisico non è stato condotto secondo la logica della deduzione, bensì attraverso una rilettura dei miti e dei racconti che testimoniano la dimensione spirituale dell’uomo.

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3 INTRODUZIONE Il presente lavoro prende in esame la biologia filosofica di Hans Jonas attraverso un’esposizione sistematica e dettagliata di Organismus und Freiheit. Ansätze zu einer philosophischen Biologie. Tale opera è alla base del suo pensiero e costituisce una fonte indispensabile per comprendere e valutare la sua etica della responsabilità, anche se tale collegamento non sempre è adeguatamente preso in considerazione. Sono diversi i motivi per cui ci si potrebbe avvicinare a un pensatore come Hans Jonas; fra questi abbiamo scelto di privilegiarne soprattutto due. Il primo è la semplicità e l’umiltà che caratterizza la sua riflessione. Jonas non presenta mai il suo pensiero come esaustivo, come se la sua concezione fosse l’unica possibile e valida. Il suo pensiero è una riproposizione di problemi che da sempre caratterizzano la civiltà umana, all’interno però di un nuovo orizzonte speculativo che gli permette di mostrare e di giustificare la poliedricità della realtà. La sua filosofia si sviluppa come una mediazione tra le visioni totalizzanti e universalizzanti che, opponendosi e escludendosi a vicenda, ostacolano così l’unità intrinseca dell’essere. Il secondo motivo è la matrice autobiografica del suo pensiero. Jonas è un filosofo inserito nel mondo, che però non pensa secondo i criteri del mondo. La sua filosofia non è né un’esaltazione del progresso tecnologico, né una demonizzazione della civiltà che aspira all’avvento di un’utopica “età dell’oro”. Il suo pensiero nasce e si alimenta dentro un contatto diretto con i problemi e i drammi che hanno attraversato e sconvolto il nostro tempo. Le sue tematiche si sviluppano sempre a partire dalle proprie esperienze personali: è l’autobiografia il nucleo fondante del suo pensiero, senza la quale non si riuscirebbe a comprenderne la profondità e la novità. Organismus und Freiheit vuole fornire un nuovo orizzonte – «un’interpretazione “ontologica”» 1 – nel quale interrogare la vita e il suo essere. Il vivente, soprattutto con il pensiero moderno, ha perso il suo valore, ed è necessario perciò che il pensiero, attraverso un’operazione di «giustizia filosofica» 2 , torni ad indagarlo e ad osservarlo in quanto tale. Chiedere il senso dell’essere del vivente, però, comporta una domanda intorno al senso dell’essere dell’uomo: solo grazie a quest’ultimo la “natura” della natura raggiunge la sua trasparenza. Com’è possibile ipotizzare un’unione ontologica tra l’uomo e il resto del vivente? Com’è possibile guadagnare un nuovo principio d’essere sul quale fondare un’etica 1 Organismo, p. 3. 2 Organismo, p. 4.

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Parole chiave

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dualismo
corpo
bioetica
materia
evoluzione
spirito
hans jonas
biologia filosofica
organismo e libertà

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