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Politiche nazionali e istanze territoriali nel settore energetico: il caso del petrolio in Basilicata

Informazioni tesi

  Autore: Veronica Cirillo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Perugia
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze della Politica e del Governo
  Relatore: Enrico Carloni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 167

La questione del petrolio in Basilicata è uno degli argomenti che oggi interessa maggiormente l’ambito politico, culturale ed economico della Regione in quanto vede coinvolti fondi, interessi economici e ambientali, potenziali di crescita e sviluppo di un’area che è sempre stata caratterizzata da antichi percorsi di sviluppo assistito.
È una storia che ha origine già a partire dagli anni Trenta quando l’occhio attento e vigile degli ingegneri petroliferi si è concentrato sull’Appennino Lucano.
per lungo tempo emarginata dagli investimenti, la Lucania, ha visto crescere le prospettive di sviluppo quando le ricerche geologiche hanno scoperto, e successivamente riscoperto, importanti zone ricche del c.d. "oro nero": così i giacimenti di Tempa Rossa, Monte Alpi e Cerro Falcone sono stati classificati come i giants (i giganti) ovvero i più vasti mai individuati sull’intero territorio dell’Europa continentale.
Il lavoro che segue riguarda una molteplicità di materie: oltre all’aspetto prettamente politico di definizione delle strategie da attuare sul territorio e a quello economico di investimento di fondi (non solo italiani) vi è l’incidenza di temi di carattere geografico, geologico, normativo e, non ultimi, sociale e ambientale. Ciò che mi piacerebbe sottolineare, infatti, è l’impatto che una questione di dimensioni così estese ha provocato e ancora comporta sulla popolazione lucana: spesso disinformata e messa a tacere con piccole quote da poter spendere in forma di "bonus benzina" i cittadini della regione si sono mobilitati in organizzazioni e associazioni volte a ribadire l’importanza di un’analisi razionale di costi e benefici connessi all’attività estrattiva, attuata su ben due terzi della superficie regionale. È senza dubbio certo l’impatto positivo che un’attività di questo genere può originare sulla bilancia commerciale italiana riducendo la dipendenza petrolifera dell’intera penisola dall’estero, ma devono essere considerati anche gli alti costi in termini ambientali: bisognerebbe, infatti, evitare eccessive strumentalizzazioni che potrebbero avere effetti opposti al decollo economico della regione. L’intreccio delle discipline dimostra la vastità del tema e coincide con la concentrazione di interessi divergenti; se da una parte ci sono quelli delle compagnie petrolifere e delle istituzioni private che giocano un ruolo attivo in quasi tutte le fasi del processo, dall’altro vi è il richiamo ai valori generali della collettività spesso sottovalutati a favore di quelli economici di operatori privati.
Il problema delle royalties e della volontà dei decisori di aumentare le estrazioni sul territorio regionale è una preoccupazione recente che ha dato luogo a movimenti interessanti segno di una popolazione che non vuole accettare passivamente le scelte dei politici. La risorsa del petrolio fa scendere in campo non solo il ruolo dei politici, dunque, ma anche quello cittadino; vengono in rilievo i rapporti tra Stato, Regione, Enti Locali e compagnie petrolifere che agiscono sulla base di proprie competenze, interessi e progetti. Perciò occorre esaminare la posizione che ognuno di questi agenti mantiene non solo con riferimento agli interessi di cui si fa portatore ma anche, e soprattutto, con il quadro normativo in cui ciascuno agisce ed è legittimato a farlo.
La pluralità e la complessità dei temi affrontati rende chiara la necessità di impostare l’analisi partendo dall’approvvigionamento energetico italiano, considerando anche le spinte a favore di fonti di energia alternativa oltre all’attività di importazione e produzione dell’energia sul territorio italiano; per comprendere e studiare il caso di specie, quello del petrolio nella regione dell’Italia meridionale, occorre tenere presente le competenze tra Stato e Regioni sul dibattito energetico senonché le disposizioni specifiche di un quadro normativo ampio, al fine di osservare ed esaminare la situazione odierna che vede il contrapporsi di una serie infinita di interessi mescolati in una rete spinosa e che si scontrano in una battaglia silenziosa come quella tra popolazione, uomini politici, società petrolifere, Regione e Governo Centrale.

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5 Introduzione Attualmente, quello del petrolio in Basilicata si configura come uno degli argomenti maggiormente interessanti in campo politico, culturale ed economico della Regione, in quanto vede coinvolti interessi patrimoniali ed ambientali, potenziali di crescita di un’area che è sempre stata caratterizzata da antichi percorsi di sviluppo assistito. È una storia che ha origine già a partire dagli anni Trenta quando l’occhio attento e vigile degli ingegneri petroliferi si è concentrato sull’Appennino Lucano. La Basilicata è una regione con superficie di 9.992km² caratterizzata da una grande diversità ambientale con un territorio prevalentemente montuoso (46,8%) e collinare (circa 45,1%), conta ben undici aree protette e sette riserve naturali; Per lungo tempo emarginata dagli investimenti, la Lucania, ha visto crescere le prospettive di sviluppo quando le ricerche geologiche hanno scoperto, e successivamente riscoperto, importanti zone ricche del c.d. «oro nero»: così i giacimenti di Tempa Rossa, Monte Alpi e Cerro Falcone sono stati classificati come i giants (i giganti) ovvero i più vasti mai individuati sull’intero territorio dell’Europa continentale. In questo modo la Lucania passa da terra esclusa dall’attenzione politica ad area di gioco fortemente interessante dal punto di vista produttivo, non a caso il ritrovamento di fonti di greggio nella regione porteranno la produzione italiana di idrocarburi dal 4 al 9-10%. Considerata la complessità del tema, dunque, il lavoro che segue non può non riguardare una molteplicità di temi di carattere normativo, storico, economico, sociale e, non ultimi, ambientale e geografico. L’obiettivo che si vuole perseguire in quest’ambito è delineare le diverse aree di competenza legislativa e amministrativa proprie dello Stato e delle Regioni nel settore energetico (materia caratterizzata dalla compresenza di una pluralità di interessi pubblici e privati spesso tra loro in contrapposizione), il ruolo delle

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