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L'evoluzione delle forme di tutela dell'interesse legittimo: l'azione di reintegrazione in forma specifica

Il lavoro è animato dall’intento di riflettere sulle innovazioni che, negli ultimi decenni, hanno interessato il piano delle tecniche di tutela processuale dell’interesse legittimo; il riferimento è, in particolare all’azione tesa al risarcimento dei danni derivanti dall’illegittimo esercizio del potere amministrativo e all’azione volta ad ottenere la condanna della pubblica amministrazione all’esatto. Si è deciso di dedicarsi all’approfondimento di tali mutamenti cercando di non trascurare il riferimento all’evoluzione che ha interessato, nel corso degli anni, la struttura teorica dell’interesse legittimo. Si è, pertanto, proceduto, in primo luogo, all’analisi del contesto storico e legislativo in cui la figura dell’interesse legittimo rinviene la sua origine, per poi allargare l’ambito della presente ricerca alle più significative ricostruzioni dottrinali che, dalla nascita del sistema di giustizia amministrativa, fino ai giorni nostri, si sono occupate di riflettere sui contenuti da attribuire alla posizione giuridica in esame. In particolare, l’esame delle concezioni cd. sostanzialistiche dell’interesse legittimo ha costituito il presupposto per iniziare ad analizzare il processo di evoluzione delle tecniche di tutela giurisdizionale dell’interesse legittimo che costituisce l’oggetto principale della presente ricerca. Infatti, alla diffusione, fra gli studiosi, ma anche a livello legislativo, della consapevolezza del rilievo non meramente processuale ma anche sostanziale dell’interesse legittimo, si sia affiancato un processo teso all’arricchimento delle forme di tutela giurisdizionale predisposte a garanzia dello stesso che ha visto come protagonista non solo la giurisprudenza amministrativa ma, altresì, la Corte di Cassazione. Quando, infatti, si parla dei rimedi processuali predisposti a protezione dell’interesse legittimo, non si può omettere di fare riferimento, almeno in prima battuta, alla celebre sentenza 500/1999 della Suprema Corte. Il riferimento alla tecnica di tutela risarcitoria ha, inoltre, consentito di affrontare l’analisi di quel peculiare rimedio processuale di tutela dell’interesse legittimo costituito dalla reintegrazione in forma specifica; ciò in quanto quest’ultimo istituto, secondo l’opinione della dottrina e della giurisprudenza civilistica prevalenti, assumerebbe, nell’ambito dei rapporti paritetici tra privati, ossia nell’ambito in cui affonda le sue radici, il significato di mezzo di ristoro del danno alternativo al risarcimento per equivalente monetario. Più precisamente, avendo constatato che la reintegrazione in forma specifica è un istituto che nasce in ambito civilistico e che è stato introdotto in campo amministrativo solo in tempi recenti (prima limitatamente alle materie rientranti nella giurisdizione esclusiva, poi in tutte le controversie di competenza del giudice amministrativo), si è avvertita l’esigenza di interrogarsi sui significati da attribuirgli, appunto, nell’ambito delle relazioni tra p.a. e privati cittadini. Dall’analisi condotta è emerso che l’opinione che ha prevalso tra gli studiosi e gli interpreti, in ambito amministrativo, è stata quella volta a ricostruire l’istituto in termini civilistici, ossia come alternativa risarcitoria tesa alla ricostituzione della situazione che vi sarebbe stata in assenza del danno cagionato dall’illecito della p.a. e sottoposta a quegli stessi limiti di applicazione cui è subordinata in ambito civilistico, ex 2058 c.c. Questa interpretazione dell’istituto della reintegrazione in forma specifica ha, poi, costituito la base per la costruzione dell’altra parte della ricerca, quella dedicata all’analisi dell’azione di condanna della p.a. all’esatto adempimento. Dalla ricostruzione in termini civilistici dell’istituto della reintegrazione in forma specifica deriva, infatti, una sua possibilità di applicazione circoscritta agli interessi legittimi oppositivi; da ciò la necessità di interrogarsi sull’esistenza di ulteriori strumenti processuali idonei a rendere completa anche la tutela giurisdizionale degli interessi legittimi di tipo pretensivi. L’ analisi delle più recenti tecniche di tutela processuale dell’interesse legittimo ha fatto sì che ci si rendesse conto di come la disamina di tale profilo potesse consentire di aprire una riflessione sulle ripercussioni che le evoluzioni riguardanti i mezzi di protezione giurisdizionale potrebbero aver determinato sulla struttura teorica della figura soggettiva di cui si discute.

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  1           INTRODUZIONE Il principale obiettivo che ci si propone di conseguire attraverso il presente lavoro è quello di compiere un’indagine sulle recenti innovazioni che hanno interessato il piano dello strumentario processuale di tutela dell’interesse legittimo, con particolare riferimento all’azione di reintegrazione in forma specifica e all’azione di condanna della p.a. all’esatto adempimento. La scelta di assumere un tema siffatto ad oggetto dell’analisi che si intende compiere, deriva, in primo luogo, dalla constatazione della centralità che la figura dell’interesse legittimo, quale perno attorno al quale si sono tradizionalmente costruite le relazioni tra potere amministrativo e cittadini coinvolti dall’esercizio dello stesso, riveste nell’ambito della materia del diritto amministrativo. A questa motivazione, di carattere generale, se ne affiancano altre, più specifiche: il riferimento è, in particolare, all’esigenza di individuare le ragioni che sono state alla base dell’estensione all’interesse legittimo della tutela risarcitoria, anche nell’alternativa costituita dalla reintegrazione in forma specifica, ossia di uno strumento processuale originariamente pensato per offrire protezione alle posizioni di diritto soggettivo che venissero lese nell’ambito dei rapporti paritetici tra privati. L’indagine sui presupposti dell’introduzione di tale tecnica di protezione processuale è volta a far emergere l’esistenza di una correlazione tra il piano del diritto sostanziale e quello dei rimedi giurisdizionali: si tratta, in sintesi, di mostrare come alla diffusione della consapevolezza, in special modo in ambito dottrinale ed a livello legislativo, del rilievo non meramente processuale ma anche e (soprattutto) sostanziale dell’interesse legittimo, si sia affiancato un processo teso all’arricchimento delle forme di tutela giurisdizionale predisposte a garanzia dello stesso. La “scoperta” di una correlazione siffatta consente, a sua volta, di fare riferimento ad una delle ulteriori ragioni che sono alla base della scelta dell’oggetto della presente trattazione: in particolare, dal momento in cui si acquisisce la consapevolezza del fatto che le evoluzioni della normativa processuale non possono essere correttamente interpretate senza aver presente le ragioni, sostanziali, che sono alla base di esse, si avverte l’esigenza di interrogarsi, altresì, sull’esistenza di un processo, per così dire, “inverso”, incentrato sulle potenziali ripercussioni che l’arricchimento dello strumentario di tutela processuale potrebbe avere sul piano della struttura teorica tradizionale propria della figura dell’interesse legittimo.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Elisabetta Bucci Contatta »

Composta da 215 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.