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Politiche attive del lavoro: il reinserimento lavorativo delle fasce deboli (detenuti o ex detenuti)

Informazioni tesi

  Autore: Marco Schiavo
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche, Sociologia, Comunicazione
  Corso: Sociologia
  Relatore: Carmelo Bruni
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

Il tema delle politiche attive per il lavoro rappresenta una delle questioni più discusse in riferimento al tema dell’occupazione e alle sue problematiche. La sua applicazione nel contesto attuale ne evidenzia l’importanza e la pone tra i temi di studio più importanti del momento. Nel primo capitolo viene presentato il concetto di “lavoro”, che ricopre una posizione centrale nell’esistenza di un individuo: sia in termini di identità che di posizione sociale. Il lavoro garantisce all’individuo identità e inclusione sociale.
Da qui l’importanza delle politiche del lavoro che rappresentano quell’insieme di azioni mirate alla formazione ed al sostegno delle persone per la collocazione lavorativa, in modo da aumentare la loro possibilità di trovare una nuova occupazione. Una volta spiegata la distinzione tra politiche passive e politiche attive del lavoro, il discorso pone l’accento su quelle attive, che hanno la peculiarità di intervenire e incidere direttamente sulla struttura del mercato del lavoro, sia creando occupazione, che a scopo preventivo sulle eventuali cause di disoccupazione. Viene poi presentato il quadro della situazione italiana dal punto di vista legislativo e i mutamenti che sono avvenuti storicamente in tema di lavoro, a partire dal 1919 con l’introduzione del primo schema pubblico di assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione, passando attraverso i tentativi di liberalizzazione del mercato del lavoro avvenuti negli anni Ottanta, in cui si abbandonò il modello garantista basato sul lavoro a tempo indeterminato che aveva caratterizzato il periodo precedente; si è arrivati poi, negli anni Novanta, ad ulteriori cambiamenti tra cui la partecipazione di una pluralità di attori, pubblici e privati, alla produzione ed attuazione delle politiche. Si giunge così ai tempi più recenti, caratterizzati dalla crisi finanziaria che ha colpito alcuni paesi europei tra cui l’Italia, e che ha aperto la strada alla riforma “Fornero”. Viene poi aperta una parentesi sul contesto europeo, al cui interno nasce la Strategia europea per l’occupazione (SEO), al fine di coordinare le politiche nazionali in materia di occupazione. L’idea di fondo è quella di creare politiche per l’occupazione che siano concordate e coordinate tra i vari stati membri.
Il secondo capitolo entra nel vivo del tema del reinserimento lavorativo di persone svantaggiate, con particolare attenzione alle persone provenienti da percorsi penali, presentando il quadro concettuale, le teorie sociologiche che hanno affrontato questo concetto insieme a quello di devianza, e il quadro normativo e legislativo in tema di reinserimento lavorativo in Italia. Si descrivono i vari tentativi che nel tempo hanno portato il legislatore a voler incentivare sempre di più tale reinserimento, fino a giungere all’importanza che ha ricoperto la cooperazione sociale e la creazione di una rete transnazionale per il reinserimento dei detenuti.
Il terzo capitolo descrive la situazione attuale in tema di reinserimento lavorativo di persone provenienti dal circuito penale in Italia; vengono presentati tre esperienze e progetti attivati in tre città italiane, testimonianze della tendenza alla partecipazione di una pluralità di attori nel progettare interventi finalizzati al reinserimento lavorativo di soggetti provenienti da percorsi penali. Infatti, queste esperienze portate avanti a livello locale sono caratterizzate dal coinvolgimento attivo della comunità, degli enti locali, del mondo del lavoro oltre a quello del carcere, nel progettare interventi finalizzati al reinserimento lavorativo di soggetti provenienti da percorsi penali, testimoniando quindi un decentramento a favore degli enti locali. Questi tentativi in corso di attuazione, però, devono fare i conti con l’esistenza di una serie di fattori ostacolanti, che difficilmente riescono ad essere superati ancora oggi.

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Introduzione Il tema delle politiche attive per il lavoro rappresenta una delle questioni più discusse in riferimento al tema dell’occupazione e alle sue problematiche. La sua applicazione nel contesto attuale ne evidenzia l’importanza e la pone tra i temi di studio più importanti del momento. Nel primo capitolo viene presentato il concetto di “lavoro”, che ricopre una posizione centrale nell’esistenza di un individuo: sia in termini di identità che di posizione sociale. Il lavoro garantisce all’individuo identità e inclusione sociale. Da qui l’importanza delle politiche del lavoro che rappresentano quell’insieme di azioni mirate alla formazione ed al sostegno delle persone per la collocazione lavorativa, in modo da aumentare la loro possibilità di trovare una nuova occupazione. Una volta spiegata la distinzione tra politiche passive e politiche attive del lavoro, il discorso pone l’accento su quelle attive, che hanno la peculiarità di intervenire e incidere direttamente sulla struttura del mercato del lavoro, sia creando occupazione, che a scopo preventivo sulle eventuali cause di disoccupazione. Viene poi presentato il quadro della situazione italiana dal punto di vista legislativo e i mutamenti che sono avvenuti storicamente in tema di lavoro, a partire dal 1919 con l’introduzione del primo schema pubblico di assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione, passando attraverso i tentativi di liberalizzazione del mercato del lavoro avvenuti negli anni Ottanta, in cui si abbandonò il modello garantista basato sul lavoro a tempo indeterminato che aveva caratterizzato il periodo precedente; 2

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Parole chiave

lavoro
carcere
detenuti
politiche attive del lavoro
inclusione sociale
ordinamento penitenziario
sovraffollamento carcerario
inserimento-reinserimento sociale e lavorativo
strategia europea per l'occupazione (seo)

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