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Il comodato precario tra esigenze di tutela, destinazione d'uso e trattamento tributario

Lungi dal voler rappresentare una completa e dettagliata disamina sistematica, o didattica, dell’istituto in tutte le sue implicazioni e manifestazioni, per la quale si rimanda alle fonti utilizzate e alla copiosa letteratura giuridica esistente, nell’elaborazione della presente trattazione abbiamo inteso soffermarci su alcuni aspetti particolarmente problematici del comodato, che ancora oggi vivificano il dibattito dottrinale e giurisprudenziale in materia, a dimostrazione della vigorosa attualità dell’istituto.
I dubbi e i problemi discendenti dal comodato sono da mettere in relazione proprio con le caratteristiche cui già in questa Introduzione abbiamo accennato, vale a dire la gratuità e la temporaneità del comodato, nozioni che, nella realtà concreta della prassi, possono assumere significati differenti. Da ciò, di fatto, discendono le già segnalate caratteristiche di elasticità e duttilità del comodato.
In quest’ottica è sintomatica l’ormai condivisa riconduzione nell’alveo del comodato del cosiddetto “precario”, oggi sinonimo di “ comodato senza determinazione di termine”. Come è noto, nella disciplina codicistica, la necessaria temporaneità del prestito, pena l’impossibilità di riportare il “precario” al comodato, è salvaguardata con la previsione del potere di recesso unilaterale (ad nutum) riconosciuto al comodante.
In realtà, come meglio vedremo successivamente, l’espressione “comodato senza determinazione di durata” indica, a rigore, due fattispecie : la prima in cui manca la determinazione del termine, ma questo può desumersi dalla natura della cosa o dalla particolarità dell’uso dedotto in contratto, l’altra in cui il termine non è invece desumibile dalla natura della cosa, né può individuarsi avendo riguardo al contenuto implicito dell’uso indicato. Tale ultima ipotesi ricorre quando il godimento della cosa non si esaurisce in un solo atto che “consuma” l’utilità della cosa (si parla in questi casi di uso istantaneo) ma, al contrario, può essere ripetuto (uso continuato). In quest’ultimo caso l’uso di cui la cosa è suscettibile non permette di dedurre un termine. Si apprezza dunque la portata dell’art. 1810 c.c., la cui caratteristica precipua consiste, appunto, nella circostanza che la scadenza dipende potestativamente dalla volontà del comodante che può farla maturare ad nutum, diversamente da quanto avviene nel comodato tipico, dove la scadenza è predeterminata secondo la comune volontà delle parti, espressamente o tacitamente.
Questo meccanismo, peraltro, implica una serie di problematiche di primaria rilevanza pratica, legate all’atteggiarsi della temporaneità nel comodato precario, all’obbligo di restituzione del comodatario, alla natura del bene oggetto del rapporto, nonché, da ultimo, ad ipotesi particolari quali la restituzione “per necessità” e altre. A questi aspetti abbiamo pertanto ritenuto necessario dedicare i primi due capitoli della presente tesi.
Altro tema cruciale, che per molti versi si ricollega a quanto detto all’inizio di questa Introduzione a proposito della rilevanza del comodato nell’ambito dei rapporti personali e familiari, è quello del comodato avente ad oggetto la casa familiare, con tutte le problematiche discendenti, specialmente in tema di assegnazione della casa familiare in caso di separazione dei coniugi.
In tale materia, i ripetuti interventi della Corte Costituzionale rendono palese la rilevanza e la delicatezza degli interessi in gioco, considerato che il comodato dell’immobile adibito a casa familiare coinvolge valori di rango costituzionale. Numerosi e non semplici sono i problemi che si prospettano, tra i quali, a mero titolo di esempio, la stessa definizione della nozione di “casa familiare”, il prioritario interesse di tutela della prole, le questioni attinenti l’opponibilità ai terzi e, non ultima, la difficoltà di definire e collocare adeguatamente l’interesse proprio del comodante. A questi temi sarà dedicato il Capitolo III del presente lavoro.
Grande attualità, infine, rivestono i profili fiscali e tributari del comodato, soprattutto quando i contratti di comodato hanno ad oggetto beni immobili o beni mobili registrati. In questi casi la disciplina del comodato deve essere coordinata con la copiosa legislazione in materia fiscale e tributaria, e, sebbene orientarsi in questo campo sia tutt’altro che semplice, stante la variegata realtà economica, giuridica e sociale in cui la figura del comodato si trova inserita, un aiuto di grande importanza è rappresentato dalla vastissima produzione giurisprudenziale alla quale, nel corso del Capitolo IV, ci siamo ripetutamente richiamati.
In generale, il presente lavoro si propone di evidenziare alcuni aspetti peculiari e a tutt’oggi particolarmente problematici legati al comodato, nell’intento di dimostrare quale vitalità ancora caratterizzi un istituto certamente antico, ma tutt’altro che vecchio.

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1 PREFAZIONE L’esigenza di prestare gratuitamente ad altri un proprio bene, o di ricevere in uso, sempre a titolo gratuito, una cosa altrui, è assai risalente nella storia del consorzio umano e, anzi, sembra quasi rispondere ad un’istanza legata alla socialità stessa dell’essere umano. Così definito nelle sue linee essenziali, peraltro, il comodato si pone quale figura “di confine”, coinvolgendo profili psicologici sociali e giuridici. Come è stato puntualmente osservato, infatti, “ è evidente che l’idea del godimento della cosa altrui” è legata al concetto dell’altruità e, quindi, al concetto stesso di proprietà; in secondo luogo, il contenuto del diritto attribuito al comodatario non è dissimile, sul piano teleologico, da quello di taluni diritti reali di godimento, giacché l’interesse pratico che il contratto tende a soddisfare consiste essenzialmente nel godimento diretto della cosa da parte del comodatario” 1 . Lungi dal rappresentare una figura antica, se non addirittura “primitiva”, dunque, il comodato è in realtà un istituto non solo attuale, ma anche notevolmente complesso, a dispetto della gratuità che lo caratterizza, anzi proprio per questo motivo. Infatti, è essenzialmente il carattere gratuito del comodato che, in un certo senso, fondano l’elasticità dell’istituto e la sua duttilità, vale a dire non solo “la possibilità di ricondurre ad esso contratti la cui causa concreta dei quali si discosti in parte dalla sua funzione astratta, come accade, ad esempio, nel comodato modale o nel precario” 2 ma anche la molteplicità degli “ambienti” della vita di relazione che vedono il comodato protagonista. Le origini romaniste del comodato vedono tale istituto collocato nell’ambito dei rapporti di cortesia, dunque particolarmente attinente ai rapporti familiari e amicali. Con la nascita di un’azione finalizzata ad ottenere la restituzione della res prestata 3 , il comodato assunse una precisa dimensione giuridica. Anzi, potremmo affermare che proprio la necessaria restituzione del bene caratterizza in modo peculiare il comodato, differenziandolo dal novero dei rapporti di cortesia e conferendogli rilevanza giuridica, una rilevanza giuridica che, dunque, non viene 1 N. CIPRIANI, Il comodato, Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 2005, p. 3. 2 Ibidem. 3 Per maggiori approfondimenti si rimanda a P. ZANNINI, Comodato nel diritto romano, in Dig. Disc. Priv., Sez. Civ., III, Utet, Torino, p. 32.

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Teodoro Costantino Bulzacchelli Contatta »

Composta da 121 pagine.

 

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