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La preistoria: il luogo delle esperienze umane. Sviluppi metodologici e forme storiografiche

Il mio lavoro intende ripercorrere brevemente le vicende dell’esistenza umana dalla sua apparizione fino al suo sviluppo attuale, intrecciando le fondamentali tappe dell’esperienza dell’uomo con gli sviluppi della storiografia che gradualmente ha acquisito una sua valenza e ha incominciato a narrare le vicende legate all’alba della civiltà. La preistoria infatti, per anni relegata al di fuori della storia, sta cercando, attraverso acquisizioni concettuali e disciplinari, conseguite nel corso di un processo di ridefinizione di se stessa, di riscattare una propria posizione nell’olimpo delle vicende storiche propriamente dette. A guidare le mie considerazioni, una duplice consapevolezza. Da un lato l’esigenza di mostrare come e quanto le esperienze preistoriche, siano vicine a quelle dell’uomo contemporaneo e soprattutto ne costituiscono un presupposto essenziale. Il suo agire, il suo sentire, è contiguo all’agire e al sentire dell’uomo di oggi. Le scoperte e le esperienze sperimentate dall’uomo primitivo sono più attuali di quanto si possa immaginare, non avremmo avuto l’agricoltura, che ancora occupa e nutre la gran parte della popolazione mondiale, se una femmina della specie Homo Sapiens Sapiens, nell’attesa che il proprio maschio tornasse dalla giornaliera partita di caccia, e nello svolgimento della quotidiana attività di raccolta dei materiali che una natura avversa offriva, non avesse scoperto che quegli stessi materiali, se piantati potevano moltiplicarsi. Il Neolitico è lo scenario in cui si condensarono trasformazioni a dir poco rivoluzionarie che avrebbero condizionato per sempre l’umanità. E’ certamente rivoluzionario lo spirito che guida l’uomo nel mettere in atto il passaggio da un sistema economico basato sulla raccolta, ad uno basato sulla consapevole volontà di produrre i frutti del proprio sostentamento, passaggio, ribattezzato dal Childe, “processo di neolitizzazione”. È nel Neolitico, più in generale, che si instaurano sia un nuovo rapporto con la natura, che diventa di intervento attivo (manipolatorio) e che porta ad una nuova configurazione del mondo animale e vegetale; sia nuovi rapporti sociali, che porteranno alle specializzazioni produttive, alla divisione in classi e alla nascita delle disuguaglianze. Nonostante questa importanza indubbia, il Neolitico è assai trascurato nell’insegnamento. Dall’altro, la constatazione che per anni, la storiografia tradizionale, ha teso ad escludere questa porzione dell’esperienza umana, liquidandola come espressione di una società in preda alle barbarie. Troppe volte si è guardato alla preistoria con sufficienza, il senso comune si è limitato a definirla come una fase precedente alla storia vera e propria, addirittura al di fuori di essa. Il tutto perché la scrittura, quale strumento di registrazione dei fatti, non era ancora stata inventata.La storia, quella vera, inizierebbe soltanto con la scrittura. Dietro questa convinzione, si cela anche un’idea di storia essenzialmente politica, se non evenemenziale per la ricostruzione della quale si ritengono appunto indispensabili le fonti scritte dimenticando che anche nella Preistoria siamo di fronte ad eventi importanti ed affascinanti. Se si condivide l’idea che l’insegnamento della storia debba muovere anche dalle domande poste dal presente e delineare anzitutto il quadro dei grandi processi della storia, emergerà chiaramente come il Neolitico rappresenti una di quelle rilevanze storiografiche e dalle quali non si può prescindere in una programmazione didattica

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5    Premessa Il mio lavoro intende ripercorrere brevemente alcuni aspetti dello sviluppo e dell’attuale senso storico del concetto di «preistoria», vale a dire di quelle vicende dell’esistenza umana che si ascrivono alle origini della specie umana. Il discorso, ovviamente, non poteva non toccare le fondamentali tappe dell’esperienza dell’uomo e gli annessi sviluppi della sua coscienza. La preistoria, che da tempo immemore è stata relegata al di fuori della storia, sta ora cercando di riscattare una propria posizione nell’olimpo delle vicende storiche propriamente dette e ciò a partire da rinnovate acquisizioni concettuali e disciplinari maturate nel corso di un processo, tardo novecentesco, di ridefinizione della storia nel suo insieme. A guidare le considerazioni che seguiranno presiedono alcuni fatti. Tra essi figurano, da un lato, l’esigenza di mostrare come e quanto le esperienze preistoriche si siano conservate, in qualche misura, nei comportamenti dell’uomo contemporaneo e ne rappresentino un presupposto essenziale (si pensi all’istinto, alle varie modalità del mangiare e del dormire, alle emozioni, quali la meraviglia o la paura dinnanzi alla incontrollabilità della forza della natura o alla molteplicità delle risposte umane alle costanti sollecitazioni della natura). Dall’altro lato vi è il sorgere delle colture erbacee, da cui deriva la nascita dell’agricoltura. Non ci sarebbe quell’agricoltura oggi a noi nota, pur con le differenze dell’evoluzione tecnica del settore, se una femmina della specie Homo Sapiens Sapiens non avesse scoperto la coltura ovvero la duplicabilità dei materiali che venivano raccolti dai maschi del gruppo nella normale attività di caccia periodica. L’agricoltura nasce da una primordiale necessità di sperimentazione umana legata al fattore tempo. Nell’attesa del rientro dei maschi

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Antonietta Miglialo Contatta »

Composta da 134 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.