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Il difficile compito del medico: La comunicazione della diagnosi di malattia terminale

Effettuare diagnosi è uno dei compiti fondamentali e inamovibili cui il medico deve rispondere. Per eseguire al meglio una corretta diagnosi, si richiede, da parte del medico, una preparazione decennale comprendente teoria e pratica clinica ambulatoriale. L’approccio medico (almeno in occidente) è in sostanza rivolto esclusivamente alla malattia, all’organo malato, spesso lasciando poco spazio al paziente inteso come persona capace di sentire, comprendere e reagire, e quindi, negando la comunicazione nella relazione medico-paziente. Partendo dal Codice Deontologico Medico si cercherà di comprendere le motivazioni per le quali si preferivano evitare di comunicare la diagnosi e la prognosi al paziente in fin di vita. Infine, si discuteranno delle tecniche di comunicazione, in particolare dello SPIKES (setting, perception, information, knowledge, empathy, summarize or strategie) una metodo in sei passaggi che permette al medico di presentare informazioni stressanti per il paziente e la famiglia in maniera ordinata, senza tralasciare le reazioni del malato.

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Il difficile compito del medico: Comunicare una diagnosi di malattia terminale Introduzione: Invito alla Lettura Nell’autunno del 1965 a Chicago, la Dott.ssa Kubler-Ross 1 fu la prima ad istituire un gruppo d’ascolto rivolto ai malati terminali. Quattro studenti di teologia chiesero alla Dott.ssa di collaborare ad un progetto, una relazione scritta sulle “crisi della vita umana”. Nel discutere, fu scelta la morte come crisi più grossa che un uomo potesse affrontare. Il modo migliore per esplorare questa realtà fu di chiedere a dei malati inguaribili di poter ascoltare i loro bisogni, le loro paure, osservare le reazioni emotive e via dicendo. Fu così che iniziò un processo di grande sensibilizzazione dei medici verso l’aspetto comunicativo della relazione con il paziente. All’inizio, non fu semplice. Quando la Dottoressa chiedeva al personale medico l’autorizzazione di poter vedere un malato terminale per “parargli”, le reazioni non furono subito positive. I medici proteggevano i pazienti rifiutandosi di dare consenso alla visita. Si pensava infatti, che la conversazione sulla morte potesse ulteriormente traumatizzare la persona malata. Le reazioni dei medici possono essere comprese, in parte perché non conoscevano ancora la Kubler-Ross, in parte perché era un’iniziativa del tutto nuova, e nemmeno la stessa 1 Elisabeth Kübler Ross (Zurigo, 8 luglio 1926 – Scottsdale, 24 agosto 2004) è stata un medico, psichiatra e docente di medicina comportamentale di origine svizzera. Viene considerata la fondatrice della psicotanatologia, ed uno dei più noti esponenti dei death studies. 4

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Cesare Gurrado Contatta »

Composta da 40 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.