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Tecniche linguistiche e argomentative per diffondere il falso. Come Berlusconi ha plasmato mondi fittizi usando la retorica.

Informazioni tesi

  Autore: Giuseppe Fazzari
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Raffaella Scarpa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 92

Questo lavoro è diviso in due parti. Nella prima si mettono in luce le caratteristiche dell'atto del mentire. La seconda parte analizza il corpus, che comprende i discorsi pronunciati dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dal 2003 al 2011,facendo riferimento alla sintassi, al lessico, alla retorica, alla pragmatica.

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5 INTRODUZIONE “Chi sia stato colui che per primo, senza essere uscito per la dura caccia, raccontò agli esterrefatti cavernicoli, nell'ora del tramonto, come aveva trascinato il megaterio fuori dalla purpurea tenebra della sua caverna di diaspro, o ucciso il mammut in singolar tenzone per riportarne le zampe dorate, non possiamo dirlo. Quale fosse il suo nome e la sua razza egli certamente fu il fondatore delle relazioni sociali. Egli è la base stessa della società civile.” 1 L'atto del mentire è un fenomeno complesso e presuppone una serie di competenze : in primo luogo cognitive come la memoria, il pensiero e l’immaginazione; emozionali, il controllo delle emozioni; sociali, il come rivolgersi agli altri; testuali. A livello testuale, la felicità 2 , ovvero la riuscita dell’atto-menzogna è data dal suo continuo ristrutturarsi durante l’interazione per rispondere agli eventuali contraccolpi. Si viola però la coerenza del discorso che lascia il posto alla “contraddizione costante, relativa alla mancata corrispondenza con lo stato di cose descritto, i sentimenti espressi, la condotta d’azione seguita.” 3 Inoltre la menzogna ha successo in quanto è inserita in un contesto situazionale, infatti le parole senza il contesto non possono mentire, è il contesto che le determina. Il contesto crea quindi il concetto: Le parole che mentono sono quasi sempre concetti che mentono. Fanno parte di un sistema concettuale e sono collocabili in un’ideologia. Diventano falsi quando l’ideologia e le sue dottrine mentono. 4 È l’uso non corretto delle parole a rendere possibile il gioco linguistico 5 della menzogna, un gioco che diventa “una attività sociale deviante che falsifica la rappresentazione di eventi, persone, moventi e intenzioni.” Da ciò risulta che: 1 WILDE, Oscar, La decadenza della menzogna, a cura di D’AMICO, Masolino, Mondadori, Milano 1995 2 Cfr. le condizioni di felicità di Austin. 3 BAZZANELLA, Carla, Approssimazioni pragmatiche e testuali alla menzogna, in VENIER, Federica ed. Tra pragmatica e linguistica testuale. Ricordando Maria – Elisabeth Conte, Edizioni dell’Orso, Alessandria 2009, p. 84 4 WEINRICH, Harald, La lingua bugiarda, Possono le parole nascondere i pensieri ?, il Mulino, Bologna 2007, p. 50

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