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Studio petrografico e paleoecologico delle biocostruzioni carbonatiche carniche della zona di Cortina d'Ampezzo (Belluno)

Informazioni tesi

  Autore: Andrea Casagrande
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze geologiche
  Relatore: Nereo Preto
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

A partire dal Carnico, primo dei 3 piani del Triassico Superiore, è possibile riscontrare un sempre maggiore contributo dei coralli dell'ordine Scleractina alla costruzione dei refe (Stanley, 2003). I coralli dell'ordine Scleractinia diventarono, durante il Norico-Retico, il componente fondamentale dei reef (Flügel e Senowbari-Daryan, 2001). Questo può essere dovuto all'evoluzione di questi organismi che proprio durante il Carnico sarebbero diventati da coralli ahermatipici, privi di zooxanthellae, a coralli hermatipici, cioè in simbiosi con le alghe (Stanley e Swart, 1995). Secondo Stanley e Swart (1995) e Stanley (2003) i coralli del Carnico erano hermatipici. Questa conclusione però si basa unicamente sul frazionamento degli isotopi stabili dell'ossigeno δ18O e del carbonio δ13C e sul rapporto che essi presentano. Secondo Stanley e Swart (1995) e Stanley (2003) una correlazione positiva tra δ18O e δ13C è tipica dei coralli azooxanthellati, mentre l'assenza di questa correlazione sarebbe indicativa di coralli hermatipici. Questo rapporto isotopico però, potrebbe essere stato più o meno influenzato dalla diagenesi e dal clima in cui sono cresciuti i coralli. Quindi le caratteristiche isotopiche dei coralli carnici non sono una indicazione conclusiva sulla loro natura di coralli hermatipici. Questa tesi ha tra gli altri lo scopo di fornire ulteriori elementi relativi all'ipotesi che i coralli del Carnico dell'area di Cortina d'Ampezzo fossero effettivamente hermatipici. Un secondo scopo della tesi è quello di indagare il rapporto dei coralli e delle spugne calcaree con le altre componenti dell'associazione di reef riconosciute in sezione sottile, in particolare con le microbialiti. Si è cercato inoltre di quantificare le varie componenti della associazione di reef, per determinare se queste facies vadano attribuite al gruppo dei carbonati microbiali o siano più confrontabili con le comunità di biocostruttori attuali.
Questo è stato utile per determinare la paleoecologia di queste associazioni di reef. Infatti, nei reef attuali come in quelli pleistocenici, la comparsa di comunità microbiali è conseguente alla crisi dei coralli (Schubert e Bottjer, 1992; Rodland e Bottjer, 2001). I reef Carnici invece presentano microbialiti in possibile equilibrio con coralli e spugne, in un rapporto simile a quanto accaduto ai reef di Tahiti (Heindel et alii, 2010, 2012). Si è perciò tentato di definire effettivamente se coralli e microbialiti convivevano. Infine, un terzo scopo della tesi è stato di tentare una stima dei tassi di crescita degli organismi di reef: delle microbialiti, delle spugne calcaree e dei coralli stessi. Questo scopo è stato perseguito cercando di identificare negli organismi in studio delle strutture di crescita interpretabili come giornaliere o annuali. Il lavoro è consistito in una indagine petrografica quantitativa, assistita da tecniche di analisi di immagine, di sezioni sottili di grande formato derivanti da campioni di boundstone Carnici della zona di Cortina d'Ampezzo, caratterizzati da preservazione eccezionale (Cuif, 1973; Cuif et alii, 1990; Wendt, 1974; Russo et alii, 1991) ed ha implicato, oltre al riconoscimento e descrizione delle strutture microbiali e del loro rapporto con i metazoa (coralli e spugne), anche la ricostruzione della storia diagenetica (paragenesi) dei campioni studiati, su base petrografica. I risultati ottenuti costituiscono una necessaria base petrografica e paleoecologica per futuri studi geochimici, in quanto forniscono indicazioni sulla paleoporfondità di formazione di queste associazioni di reef, sul grado di preservazione e sulla risoluzione temporale di eventuali transetti geochimici ricavati da microbialiti o organismi biocostruttori la cui mineralogia dello scheletro si sia preservata.

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7 2. Inquadramento Geografico Tutti i campioni analizzati sono stati raccolti nell’area attorno a Cortina d'Ampezzo (Belluno) (Fig. 1-a,b). La maggior parte di questi sono stati recuperati in località Cian Zopè (Fig. 2) e Vervei (Fig. 3), non lontano dalla strada Regionale n. 48, e presso Socrepes (Fig. 4), raggiungibile a piedi percorrendo la traccia dell'impianto di risalita che si intercetta in località Lacedei. Altri campioni, provenienti da altre località della zona di Cortina d'Ampezzo ed in particolare da Rumerlo, sono stati forniti, per lo scopo della tesi, da Paolo Fedele, un collaboratore del Museo delle Regole di Cortina. Figura 1-a: Posizione delle zone di campionatura (da Google Earth). Figura 1-b: Posizione di Cortina (BL) rispetto alla città di Padova (da Google Earth).

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Parole chiave

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inquadramento geologico
biocostruzioni carbonatiche
studio petrofgrafico
successioni post-vulcaniche cassiane
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