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Lo sport come servizio pubblico locale: le forme di gestione

Informazioni tesi

  Autore: Alessandro Buschi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze dell'amministrazione
  Relatore: Gabriele Bottino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 41

La mia esperienza di sportivo e amante dello sport mi ha portato a sostenere che lo sport, praticato con un determinato criterio, non può che essere considerato un elemento positivo, che giova ai singoli individui e allo sviluppo delle società.
Oggi, infatti, lo sport è fattore di sviluppo sociale ed economico che coinvolge nella partecipazione e nella pratica decine di milioni di persone.
In Italia, però lo sport spesso viene visto solo come un passatempo e non con la valenza sociale che dovrebbe ricoprire.
Siamo un Paese dove lo sport non si insegna. Nelle scuole, dove dovrebbe essere materia seria di insegnamento così come avviene in tante parti del mondo, di sport ce n’è pochissimo. E la maggior parte dei genitori che credono nell’importanza culturale, sociale e psicofisica della pratica sportiva se vogliono che i loro figli lo pratichino devono farsi in quattro, anche economicamente.
Troppo a lungo lo sport è stato considerato un’attività secondaria, occorre riportarlo nelle scuole, il problema, inoltre, è che molte non sono attrezzate per farlo.
Occorre che lo Stato si muova, attuando politiche che permettano allo sport di svilupparsi e di essere alla portata di tutti.
In tale contesto, il patrimonio impiantistico costituisce una risorsa determinante per quanti, a diverso titolo, sono preposti e interessati alla promozione sportiva e allo sviluppo dell’attività motoria diretta a favorire, non solo la prestazione sportiva di alto livello, ma soprattutto volta a fini educativi formativi, sociali, nonché di tutela ambientale e di organizzazione stessa del territorio.
Pertanto, ottimizzare il livello di fruibilità degli impianti sportivi attraverso interventi di recupero, di riqualificazione, valorizzazione e potenziamento, costituisce un primo obiettivo comune per dare maggiore garanzia al “diritto allo sport”, che anche la Costituzione europea ha voluto riconoscere.
Il fatturato complessivo dell’intero sistema sportivo oltrepassa i 30 miliardi di euro, lo sport concorre per il 2,5% al PIL nazionale e il 4% della spesa delle famiglie è finalizzata a beni e servizi legati alle attività sportive. La realizzazione di politiche efficaci finalizzate a sostenere la crescita di una realtà così complessa comporta l’assunzione di notevoli responsabilità da parte di istituzioni, operatori, enti delegati al governo dello sport in Italia.
Questa Tesi partirà dall'analisi dell’organizzazione dello sport in Italia sia a livello nazionale che locale, per poi soffermarsi sulla gestione dello sport come servizio pubblico locale , ed infine entrerà nel merito delle forme di gestione degli impianti sportivi.

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4 1. L’ORDINAMENTO SPORTIVO NAZIONALE 1.1 Il quadro normativo Al fine di affrontare al meglio la tematica dei servizi sportivi e, in particolare, della gestione degli impianti sportivi appare necessario, in primo luogo, delineare in termini chiari e sintetici il complesso normativo (a livello comunitario, nazionale e regionale) diretto a regolare le tematiche giuridiche che attengono al settore dello sport. In ambito sovranazionale e, in particolare, a livello comunitario è stata per prima la Corte di giustizia a ricondurre lo sport tra le attività economiche di cui all’art. 2 dell’ex Trattato CE (oggi TFUE) In linea generale, è comunque possibile constatare come l’Unione europea, nell’esercizio delle sue attribuzioni, abbia finito per incidere in modo significativo sullo sport considerandolo da sempre un “grande fenomeno sociale, economico, mediatico”. A tale proposto, il cd. “Libro bianco sullo sport” redatto dalla Commissione del 2007 ne fornisce una concreta dimostrazione: tale documento costituisce un’importante testimonianza del rilievo oggi riconosciuto allo sport a livello europeo, nonché un punto di riferimento per azioni comunitarie concrete volte alla promozione e allo sviluppo dello stesso settore. Ma volendo ripercorrere alcune delle tappe che hanno segnato almeno a partire dagli anni novanta, l’impegno comunitario in tale settore occorre ricordare che in occasione della settimana della Conferenza dei ministri europei responsabili dello sport (Rodi 13-15 maggio 1992) sono stati redatti due importanti atti: il “codice europeo di etica sportiva” e la “Carta europea dello sport”. Il primo, nel riconoscere il “diritto dei bambini e dei giovani a praticare uno sport e a trarne soddisfazioni” prevede forme di responsabilità in capo alle istituzioni e a tutti coloro che sono chiamati a garantire il rispetto nell’ambito della pratica sportiva; nel secondo vengono disciplinati diversi aspetti relativi alla promozione e allo sviluppo del fenomeno sportivo: sviluppo sostenibile, gestione equilibrata dell’ambiente; necessità di promuovere la pratica sportiva etc. Nel corso degli ultimi anni numerosi sono stati gli atti emanati nell’ambito UE, relativi a tale settore: la “Relazione di Helsinki sullo sport”; il parere del Comitato delle regioni su “Il modello europeo dello sport” del 1999; le Conclusioni della Presidenza al Consiglio europeo di Nizza del 7-8-9 dicembre 2000; ed infine il rapporto indipendente della situazione dello sport in Europa del 2006 e la risoluzione del parlamento europeo del 13 novembre 2007 sul ruolo dello sport nell’educazione. Sebbene tali atti non siano immediatamente applicativi, in quanto né regolamenti né direttive self-executing, rappresentano

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