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Il microcredito: motore dello sviluppo ed integrazione sociale

Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Cecchini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2012-13
  Università: Università Politecnica delle Marche
  Facoltà: Economia
  Relatore: Stefano Staffolani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 31

Lo studio presentato nelle seguenti pagine ha lo scopo di introdurre ed analizzare il fenomeno del microcredito, focalizzando l’attenzione sui risvolti sociali che tale disciplina comporta.
Il microcredito si configura come lo strumento più idoneo per sottrarre miglia glia di famiglie dal giogo degli usurai. Queste, essendo soggetti “non bancabili”, sono costrette a ricorrere al finanziamento dei moneylender (usurai) piuttosto che a quello delle banche convenzionali, divenendo così prigioniere di una situazione da qui difficilmente riusciranno ad uscire. Favorendo l’accesso al credito e l’avvio di attività produttive, svolge un ruolo fondamentale nel processo di sviluppo, includendo nell’economia quei soggetti “non bancabili”, troppo poveri per fornire garanzie alle banche e quindi esclusi dal settore formale del credito.
Il microcredito appare dunque come uno strumento carico di speranze, di opportunità. La prima parte dell’elaborato si concentrerà sugli antecedenti storici del microcredito e della microfinanza in generale. Si scopre quindi che in realtà già in tempi remoti esistevano delle associazioni, perlopiù caritatevoli, che aiutavano i più poveri concedendo loro prestiti a tassi di interesse agevolati. Nello specifico, saranno trattati i Monti di Pietà, istituzioni nate nel ‘400 ed istituite dalla chiesa cattolica. Il capitolo si prolunga spiegando il funzionamento generale del microprestito, concentrandosi sul ruolo essenziale svolto dalla fiducia per l’accumulo di capitale sociale.
Il capitolo successivo tratta il caso del Bangladesh e del premio Nobel per la Pace, il professor Muhammad Yunus. Il capitolo è basato sulla Grameen Bank, sulle sue metodologie di funzionamento ed i principali cambiamenti effettuati negli ultimi anni.
L’ultimo capitolo tratta l’aspetto sociale legato al microcredito. Nello specifico verrà analizzato il ruolo delle donne ed il conseguente empowerment femminile. L’attenzione viene, da ultimo, posta sull’efficacia che si riconosce a questo strumento nel combattere un male che affligge il mondo sin dai tempi più remoti: la povertà.

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5 CAPITOLO 1: IL MICROCREDITO 1.1 ANTECEDENTI STORICI L’aggettivo micro presente nella parola microcredito ha un significato diverso da quello che comunemente assume in economia: non si fa riferimento allo studio del singolo soggetto come nel termine microeconomia, bensì all’ammontare delle somme dei prestiti. Il microcredito è un prestito di piccole dimensioni, è pure l’insieme dei prestiti aventi tale caratteristica. Ha radici storiche remote, radicate nel XV secolo. I Monti di Pietà si diffusero a partire dagli anni 60 di tale secolo ad opera dell’Ordine dei frati francescani e crebbero di numero molto rapidamente grazie anche alla bolla pontificia di Leone X che nel 1510 risolse il problema della liceità dell’interesse sui prestiti erogati, purché moderato. I Monti di Pietà costituiscono la risposta alle esigenze delle città, del commercio e dell’artigianato: gli interessi applicati sono dell’ordine del 5-10 per cento e permettono di coprire solo le spese per la gestione degli stessi e soprattutto per evitare il fallimento del concedente, vista la non rara presenza di insolvenza. Si può riassumere il programma dei Monti nell’esortazione presente nel Vangelo di Luca “Curam illius habe”: prendersi cura del corpo di Cristo significava prendersi cura degli altri. La concessione del credito era diretta, in particolare, ai cosiddetti “pauperes pinguiores”, poveri sì, ma non poverissimi in quanto almeno in grado di offrire come garanzia qualcosa in pegno, oppure in grado di lavorare. La garanzia di pegno genera due conseguenze entrambe significative: la prima

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