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Il sistema di allocazione degli usi idrici e la determinazione del canone

Informazioni tesi

  Autore: Sara Bellone
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Economia
  Corso: Scienze economiche
  Relatore: Dario Casalini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 144

L'esistenza di una pluralità di domande di concessione, ha da sempre richiesto l'applicazione di un sistema comparativo, già previsto nel testo unico sulle acque del 1933, oggi ribadito tanto dalla normativa nazionale, quanto da quella regionale.
Al concessionario è attribuito il diritto di uso particolare del bene che può coesistere, escludere altri usi o limitare l'uso generale, mediante il rilascio di un atto amministrativo che ha efficacia verso i terzi. La concessione di un bene demaniale comporta la creazione di un monopolio, strumentale all'esercizio di un'attività economica finalizzata alla massima valorizzazione del bene stesso e rappresenta un vantaggio economico per il soggetto che ne ottiene la titolarità. I principi europei e costituzionali a tutela della concorrenza impongono, pertanto, lo svolgimento di una procedura comparativa, trasparente e non discriminatoria, al fine di individuare l'operatore economico idoneo a diventare concessionario ed, inoltre, sanciscono una ragionevole durata della concessione.
Secondo la Commissione Europea, la durata della concessione deve essere fissata in modo da non restringere o limitare la libera concorrenza più di quanto sia necessario per ammortizzare gli investimenti e remunerare i capitali investiti in misura ragionevole, pur mantenendo sul concessionario il rischio derivante dalla gestione.
La scelta del concessionario dovrà rispettare i principi di gara per l'accesso al mercato; non si tratta di eliminare il monopolio, ma di scegliere con gara il soggetto che lo gestisca (c.d. monopolio per il mercato). Tuttavia, non è opinione condivisa che tale previsione equivalga all'imposizione del procedimento di gara.
Se la valutazione comparativa non prevede che siano stabiliti preventivamente i criteri di selezione, ammette una discrezionalità, in capo alla pubblica amministrazione, tale da non garantire uguali diritti agli operatori economici che aspirano alla concessione. Di conseguenza, la concessione di un bene pubblico necessario all'esercizio di un'attività economica, può essere considerato nella prospettiva degli aiuti di Stato, vietati dall'ordinamento europeo. L'affermazione di spazi concorrenziali risulterebbe favorita da una riduzione dell'utilizzo dello strumento della concessione; il protratto utilizzo di tale strumento nel tempo, ostacola la realizzazione dell'obiettivo generale del superamento degli assetti monopolistici nel mercato. Solo la predeterminazione di criteri di aggiudicazione nella fase di redazione dei documenti di gara, permette di non minacciare il gioco della concorrenza e di garantire la parità di trattamento degli operatori economici.
I principi europei, inoltre, non rilevano soltanto sotto il profilo della scelta del concessionario e della durata della concessione, ma riguardano anche la determinazione del canone: il pagamento di canoni di concessione anormalmente inferiori a quelli correnti sul mercato delle locazioni private, potrebbe essere censurato dalla Commissione Europea in base alle disposizioni in materia di aiuti di Stato, soprattutto nel caso in cui la concessione non sia stata rilasciata con gara.
Il presente lavoro analizzerà, inoltre, le modalità di trasferimento delle concessioni di derivazione idrica, al fine di comprendere se il modello italiano possa essere assimilato a quello dei water markets di matrice americana. Infatti, l'azione congiunta del trasferimento dell'utenza, della sottensione e del couso potrebbe, a prima vista, richiamare la logica dei water markets d'oltreoceano.
Dall’analisi condotta pare, tuttavia, potersi desumere che, in un sistema amministrativo concessorio, come quello italiano, i diritti di derivazione possono sì essere trasferiti, ma non a titolo oneroso. Inoltre, le modalità di derivazione permangono in capo al nuovo titolare come definiti dalla concessione originaria e ogni loro modifica deve essere sottoposta per approvazione all'ente concedente.
I sistemi amministrativi di concessione non ammettono pertanto l'esistenza dei water markets, come spazi di libero mercato in cui i diritti di derivazione possono essere ceduti al prezzo e alle condizioni definite dall'autonomia privata dei contraenti. Anche ove li si volesse considerare mercati, si tratterebbe di mercati fortemente regolati ove lo spazio di autonomia delle parti beneficiarie della concessione è del tutto residuale rispetto alla discrezionalità amministrativa dell'ente concedente che ne valuta la conformità all'interesse pubblico.

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6 1. La natura giuridica delle risorse idriche nelle evoluzioni tecnologiche e sociali. L'acqua è una delle risorse più abbondanti sulla Terra, di cui costituisce i due terzi. Il 97% si trova nei mari e negli oceani 1 e il 3% è acqua dolce, concentrata per il 65% in una decina di Paesi (Brasile, Russia, Cina, Canada, Indonesia, USA, India, Colombia e Congo) 2 . Fin dal Paleolitico, le comunità umane hanno prodotto saggezze millenarie su come vivere in armonia con gli elementi naturali, sviluppando un legame profondo con la Terra, sia come singoli che come collettività 3 . Il senso del sacro nei confronti dell'acqua è comune a tutte le religioni: ebraica, cristiana, islamica, induista, buddista, taoista, scintoista; è presente anche nel confucianesimo e nello zoroastrismo. Anche la cultura mediterranea ha da sempre attribuito grande valore all'acqua. Ad esempio, nella cultura greca, l'acqua rappresentava uno dei quattro elementi costitutivi dell'universo, nonché la matrice da cui tutto si origina 4 . Nella cultura romana, in particolare nel Codice di Giustiniano, l'acqua era considerata un bene comune a tutti gli esseri umani, che avevano il diritto di usarla e di tutelarla 5 , ma non di appropriarsene 6 . 1 M. CIERVO, Geopolitica dell'acqua, Carocci, Roma, 2009, 34, ricorda che la maggior parte dell'acqua dolce è presente in forma solida nei ghiacciai dei due poli terrestri (compresa la Groenlandia), mentre solo lo 0,75% dell'acqua dolce è presente sulla Terra in forma liquida (acque superficiali e sotterranee) e solo lo 0,01% è rappresentato dalle acque superficiali. 2 M. CIERVO, Geopolitica dell'acqua, Carocci, Roma, 2009, 45, indica che la distribuzione spaziale dell'acqua dolce presenta asimmetrie naturali a scala mondiale, nazionale e, a volte, regionale. La maggior parte è presente nei bacini della Siberia, nella regione dei Grandi Laghi, in America, nei laghi Tanganica, Vittoria e Malawi in Africa e in cinque sistemi fluviali, Rio delle Amazzoni, Congo, Gange-Brahmaputra, Yangtze e Orinoco. 3 M. CIERVO, Geopolitica dell'acqua, Carocci, Roma, 2009, 21; L. BOFF, Saber Cuidar. Etica do Humano. Compaixào pela terra, V ozes, Rio de Janeiro, 2002. 4 M. CIERVO, Geopolitica dell'acqua, Carocci, Roma, 2009, 22; M. MONTALTO, L'acqua è di tutti, L'ancora, Padova, 2010, 67, Talete di Mileto (VII-VI sec. a. C.), per spiegare a se stesso il funzionamento del mondo si fermava ad osservarlo, a conoscerlo direttamente. Ha scoperto così che l'acqua è uno degli elementi fondamentali della natura. 5 M. CIERVO, Geopolitica dell'acqua, Carocci, Roma, 2009, 26. 6 M. MONTALTO, L'acqua è di tutti, L'ancora, Padova, 2010, 14.

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