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Once Upon a Time. Analisi di una iperfiaba seriale

Informazioni tesi

  Autore: Gennj Fraulini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze della Comunicazione
  Corso: Semiotica
  Relatore: Maria Pia Pozzato
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 240

“C’era una volta una foresta incantata piena di tutti i classici personaggi che conosciamo. O che crediamo di conoscere”. Con questo incipit inizia l’episodio pilota di Once Upon a Time, serial televisivo statunitense interessante da un punto di vista semiotico proprio per la sua dichiarata volontà di mettere in discussione le competenze enciclopediche fiabesche dello spettatore. La tesi “Once Upon a Time. Analisi di una iperfiaba seriale” si pone proprio l’obiettivo di ricostruire in che modo, attraverso quali strategie enunciative e transtestuali questo prodotto seriale citi i più famosi e diffusi racconti popolari per aggiungervi dettagli, motivazioni narrative, attuando risemantizzazioni e trovandovi nuovi significati.
L’elaborato parte da una ricostruzione di trama e personaggi del serial, approfondendo le caratteristiche che ne definiscono il formato seriale. Viene quindi ricostruito il Percorso Generativo della prima stagione di Once Upon a Time, suddivisa e osservata nei tre livelli previsti dalle teorie del semiotico lituano Algirdas Greimas. Dopo aver analizzato approfonditamente Once Upon a Time come testo in sé, successivamente viene invece considerato come parte di una struttura più ampia, quella del “genere fiaba”, e quindi in relazione con altri testi: in seguito ad un tentativo di identificazione delle caratteristiche che accomunano i testi riconducibili a questo genere narrativo, i risultati dell’analisi semiotica di Once Upon a Time vengono utilizzati come base di partenza per una comparazione con altre versioni, letterarie ed audiovisive, delle storie che vi sono citate.
Questi dati, raccolti attraverso una approfondita e dettagliata attività di analisi e osservazione di Once Upon a Time, hanno permesso di ricostruire le strategie enunciative portate avanti dal prodotto seriale dal punto di vista delle risemantizzazioni attuate rispetto a narrazioni precedenti, della transtestualità e delle strategie di cooperazione testuale e di costruzione dello spettatore modello. Nelle conclusioni dell’elaborato infine si cerca di determinare quale nuove significazioni il serial produca rispetto ai suoi ipotesti e come questa attività di riconfigurazione possa essere intesa come la proposta di una nuova concezione del genere fiaba e delle sue funzioni.

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1 1. INTRODUZIONE È opinione diffusa 1 che le serie televisive rappresentino delle moderne fiabe: questi due generi narrativi hanno infatti in comune quella che viene definita funzione affabulatoria, ovvero la capacità di parlare contemporaneamente a noi e di noi. Parlano a noi per soddisfare il nostro bisogno ancestrale di narrazione, di ascoltare storie, di abbandonarci nella “sospensione dell’incredulità” per la durata del racconto. Parlano di noi in quanto ritroviamo nella fiaba e nella sua nuova versione i temi e gli interessi della vita quotidiana, valori elementari su cui si basa l’esistenza di ciascuno: l’opposizione tra bene e male, la famiglia, i sogni, le paure, l’amore. È ormai ampiamente riconosciuta anche dal punto di vista pedagogico questa funzione della fiaba, “prodotto di esseri che vivono, pensano e agiscono in una determinata cultura e aiutano a calarsi in essa e a comprendere i valori e le credenze, trasmettendo ciò che di maggiormente significativo sussiste nei vari popoli e nelle varie epoche” (Palazzini 2005, p. 16). Proprio l’utilizzo di caratteri stereotipi, temi ricorrenti e opposizioni nette e facilmente individuabili all’interno di un dato sistema sociale creano un meccanismo semiotico capace di generare infinitamente nuove storie, attribuendo alla fiaba quella proprietà che Grignaffini chiama narrabilità, ovvero “la condizione pragmatica che un testo ha di proporsi come una matrice che rimane in qualche misura invariabile in grado di generare infinite forme discorsive di carattere narrativo” (in Dusi e Spaziante 2006, p. 357). Questi testi rappresentano oramai degli insiemi istituzionalizzati di valori, un nucleo condiviso di significati ben depositati nella memoria collettiva di tutti i membri di una cultura, parte della competenza enciclopedica di ciascuno. Questa ricorrenza di temi, ma anche di 1 Vedi ad esempio: Pozzato e Grignaffini (2008), Buonanno (2004), Palazzini (2005).

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