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Poemi + Incendiario X Parola

Informazioni tesi

  Autore: Domenico Rinaldi
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2002-03
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Discipline dell'Arte, della Musica e dello Spettacolo
  Relatore: Niva Lorenzini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 170

La mia ricerca si propone di illustrare i punti di contatto di Palazzeschi con il futurismo, movimento cui il poeta –come è noto- non aderì mai direttamente, ma che contribuì di sicuro alla fisionomia della sua scrittura, anche futura. Gli anni a cui mi riferisco sono quelli che corrono tra il 1909 e il 1914, ossia dall'incontro del poeta con il leader e ideologo del movimento Filippo Tommaso Marinetti, all'articolo dell'aprile 1914 apparso su "La Voce", con cui Palazzeschi rompe con il gruppo futurista. Una rottura che non pregiudica i rapporti con tutti i membri del movimento, ma che prima di tutto scaturisce dalla non condivisione sempre più accentuata degli ideali marinettiani. Palazzeschi individua due correnti all'interno del movimento, quella futurista e quella marinettiana. Nel mio lavoro provo a evidenziarne le differenze, per dimostrare che Palazzeschi non aveva rinnegato il credo degli anni della sua formazione, ma che anzi voleva difenderlo da quello che stava diventando qualcosa d'altro,benché conservasse ancora il nome di futurismo. La mia intenzione è quella di sfuggire dall'idea di un Palazzeschi estraneo al futurismo, di cui fu piuttosto uno degli esponenti, per certi versi e in certa fase della sua scrittura, più autentici. Questo il filo che scorre all'interno del secondo capitolo, attraverso l'analisi delle opere poetiche scritte da Palazzeschi in quegli anni. Ho poi cercato di riservare attenzione alla figura e alla poetica di Marinetti, un po' l'antagonista di un Palazzeschi idealmente leader di un movimento che, all'indomani del primo conflitto mondiale, voleva tentare di ripulire da quelle figure che lo stavano facendo imputridire, in favore di una coerenza con gli esordi. Di questo rapporto è testimone la rivista "Lacerba", attiva proprio negli anni 1913-1915. Ci occuperemo di letteratura, ma anche di teatro. Il teatro, per quanto non lo si pensi, con Palazzeschi ha molto a che fare. Nel capitolo iniziale faccio cenno agli anni giovanili, quelli in cui appena diplomatosi ragioniere, nel 1902, un Palazzeschi diciassettenne si iscrive alla Reale Scuola di Recitazione diretta da Luigi Rasi a Firenze. Qui rimane fino al 1906, quando entra a far parte della compagnia teatrale Talli & Soci che di lì a breve abbandonerà. Nel frattempo, nel 1905, il giovane attore aveva pubblicato la sua prima raccolta di poesie, "I cavalli bianchi", che sarà seguita nel 1907 da "Lanterna". Questi gli anni giovanili di un poeta che si sta per affacciare ad un movimento che in qualche modo ne segnerà lo stile. Nel 1909 escono i "Poemi", che piaceranno così tanto a Marinetti da convincerlo non solo a conoscere personalmente questo giovane poeta, ma anche a pubblicarne l'opera successiva presso le edizioni futuriste della rivista "Poesia" che in quegli anni dirigeva personalmente. Nell'ultimo capitolo lavoro sulla seconda parte de "L'incendiario" del 1910, "Al mio bel castello", riducendola ad atto unico. Non si tratta in fondo di un arbitrio, se si pensa che Palazzeschi non solo, come abbiamo detto, ha esordito come attore, ma ha ammesso più volte di aver scritto dei drammi. Scriveva teatro durante le lezioni di economia prima di lasciare l'università, e ha ammesso di scrivere drammi futuristi proprio nel 1910. Di tutto ciò nulla è arrivato sino a noi, e il mio lavoro ha proprio l'obiettivo di ricercare in questa sezione "Al mio bel castello" le tracce del suo teatro. Le poesie sono diventate scene e alcuni nomi veri e propri personaggi. Gli anni che analizzeremo sono quelli che vanno dalla primavera del 1909 a quella del 1914, gli anni cioè in cui Aldo Palazzeschi gode dell' amicizia di F.T.Marinetti, o più in generale, quelli che lo vedono impegnato come attivo esponente del neonato movimento futurista. Inevitabilmente, quindi, ci troveremo coinvolti in una sorta di biografia, se pur parziale e dedicata agli inizi, del movimento futurista, la cui nascita infatti viene annunciata il 20 febbraio del 1909 a Parigi in un editoriale di "Le Figaro". Le due sponde di questo percorso (1909-1914) saranno due avvenimenti importanti: l'incontro tra Palazzeschi e Marinetti nell'aprile del 1909, in seguito all'uscita dei "Poemi" e del successivo elogio del secondo a favore dell'opera del primo, e l'addio al movimento del poeta toscano nell'aprile del 1914 con un articolo sulla "Voce": "Da oggi io non ho più nulla a che fare con il movimento futurista. Se F.T. Marinetti si servisse del mio nome per il suo movimento lo farebbe abusivamente", scriverà Palazzeschi. Cinque anni che vedono l'accasamento della produzione palazzeschiana presso le Edizioni futuriste di "Poesia", la rivista di Marinetti. Più precisamente, il mutamento avviene nel 1910 con la prima edizione de "L'Incendiario", seguito da "Il codice di Perelà" del 1911, e l'edizione del 1913 di "L'Incendiario".

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1 Prologo La mia ricerca si propone di illustrare i punti di contatto di Palazzeschi con il futurismo, movimento cui il poeta –come è noto- non aderì mai direttamente , ma che contribuì di sicuro alla sua forma anche futura. Gli anni a cui mi riferisco sono quelli che corrono tra il 1909 e il 1914, ossia dall’incontro con il leader e ideologo del movimento Filippo Tommaso Marinetti, all’articolo dell’aprile 1914 apparso su “La Voce”, con cui Palazzeschi rompe con il gruppo futurista. Una rottura, come ci renderemo conto più in avanti, che non pregiudica i rapporti con tutti i membri del movimento, ma che prima di tutto scaturisce dalla non condivisione (o non più) degli ideali marinettiani. Palazzeschi individua due correnti che secondo lui negli anni si sono delineate all’interno del movimento, quella futurista e quella marinettiana. Nel mio lavoro provo a evidenziarne le differenze, per dimostrare che Palazzeschi non aveva rinnegato il credo degli anni della sua formazione, ma che anzi, voleva difenderlo da quello che stava diventando qualcosa d’altro, pur sfruttandone ancora il nome di futurismo. La mia intenzione è quella di sfuggire dall’idea di un Palazzeschi estraneo al futurismo di cui fu piuttosto uno degli esponenti per certi versi, e in certa fase della sua scrittura, più autentici. Questo il filo che scorre all’interno del secondo capitolo, attraverso l’analisi delle opere poetiche scritte da Palazzeschi in quegli anni.

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