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L'Asilo Diplomatico nel Diritto Internazionale

Informazioni tesi

  Autore: Sara Muzi
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Luigi Fumagalli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 290

L’interesse nei confronti di questa tipologia di asilo discende dalla peculiarità che fin dall’origine lo caratterizza, ovvero la configurabilità dell’istituto in oggetto alla stregua di consuetudine a carattere particolare la cui applicazione differisce ancora a seconda della regione geografica di riferimento; consuetudine la quale origina da un processo di cristallizzazione in norma di una prassi degli Stati impiegata da tempo, in relazione alla quale emergono difficoltà ad individuare un fondamento giuridico valido e universale.
Tale problematica, unitamente alla delimitazione delle potestà riconosciute agli agenti di uno Stato operanti nel territorio di uno Stato straniero e all’affermazione di una facoltà in capo agli stessi di accordare protezione a chi la chieda per sottrarsi alla giustizia locale, proprietà implicite al funzionamento dell’asilo diplomatico stesso, evidenziano la necessità di affrontare la questione relativa alla legittimazione dello stesso nel diritto internazionale generale che è tutt’oggi ancora oggetto di studio e discussione.
Il diritto di concedere asilo è concepito come corollario del principio di sovranità territoriale, poiché risulta in virtù di una competenza unilaterale dei singoli Stati, il cui esercizio configura un’eccezione agli obblighi legali che impongono il rispetto della giurisdizione dello Stato territoriale e la sottoposizione alla stessa per chiunque si trovi ad agire nel suo territorio. Più precisamente l’asilo diplomatico è stato tradizionalmente inteso, cioè, come deroga alla sovranità territoriale, poiché sottrae il reo alla giustizia dello Stato offeso e costituisce un intervento in questioni che sono riservate alla competenza esclusiva dello Stato territoriale.Interpretare, come nel passato, il principio di sovranità territoriale in senso assoluto implicherebbe la ricognizione in capo ad ogni Stato del diritto di esercitare in modo esclusivo il potere di governo sulla comunità territoriale propria, sugli individui e sui loro beni. In questo senso, specificatamente con riguardo all’istituto dell’asilo diplomatico, la dottrina era concorde nel ritenere che una deroga a tale principio fosse ammessa solo in presenza di un fondamento giuridico ben individuato, stabilito in un caso particolare.Tuttavia, essendo il diritto di asilo corollario del principio di sovranità territoriale, la concessione dello stesso non può essere concepita come illecito internazionale: ne consegue che non sussiste alcun obbligo gravante sugli Stati di concedere o rifiutare asilo agli individui. Dunque, benché la sovranità territoriale non sembri ammettere limitazioni in ordine alla concessione o meno dell’asilo, essa può subire delle compressioni, per cui si ammette che il diritto di asilo sia passibile di subire restrizioni. Ciò è tanto più evidente allo stato attuale del diritto internazionale poiché oggigiorno si assiste a un fenomeno di progressiva erosione del principio di sovranità, tanto che l’attenzione dedicata all’individuo e alle sue prerogative inverte la gerarchia di priorità tradizionalmente connesse al diritto internazionale che,essendo diritto degli Stati, poneva la persona fisica in secondo piano. Oggi invece,la crescente pressione esercitata dai valori e interessi sovranazionali, soprattutto se connessi alla sfera di libertà dell’individuo, ha determinato la necessaria riconsiderazione di molti istituti del diritto internazionale, per cui ora è lo Stato ad essere in secondo piano.L’interesse allo studio nei confronti dell'asilo diplomatico proprio dalla mancanza di uniformi principi previsti a regolare compiutamente la condotta degli Stati e dall’assenza di una procedura conforme universalmente condivisa. Di conseguenza, risulta faticoso individuare precisamente un fondamento giuridico unitario all’istituto in questione,il quale, praticato con frequenza solo limitatamente ad una determinata area geografica,l’America-Latina, e solo sporadicamente su scala internazionale, si è poi affermato come norma consuetudinaria a carattere generale imponendosi così anche agli Stati che tradizionalmente a questa pratica rimanevano estranei.Lo scopo del presente lavoro, è dunque quello di verificare, mediante l’incrocio dei dati rilevati dalla prassi degli Stati e quelli convenzionali in materia, se allo stato attuale del diritto internazionale possa riscontrarsi un’evoluzione dell’istituto tale da indurre ad affermare l’esistenza di un principio di legittimità dell’asilo diplomatico quale istituto di diritto internazionale consuetudinario generale.Caso emblematico in materia è stato infatti quello di Julian Assange, relativo alla vicenda di WikiLeaks, la cui importanza nell’analisi dell’evoluzione dell’istituto fino ai giorni nostri rileva in virtù della constatazione che esso apre la strada a questioni che vanno al di là di quelle tradizionali.

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INTRODUZIONE Nell’ambito dell’asilo politico, il quale costituisce un’antica nozione giuridica per la quale una persona perseguitata nel suo paese d’origine per le proprie opinioni politiche, può essere protetta, in virtù del riconoscimento dello specifico status personale di rifugiato politico, da un’altra autorità sovrana, un paese straniero, ovvero, come nell’antichità, un santuario religioso, si individua una particolare forma di protezione accordata da uno Stato, per il tramite di una sua missione diplomatica, legazione o ambasciata accreditata presso un altro Stato o in altre zone aventi il privilegio della extraterritorialità, in favore di uno o più individui ricercati o perseguitati dalle autorità e sul territorio dello Stato ospite presso cui la missione è accreditata. Questa forma di asilo, denominata asilo diplomatico o extraterritoriale o interno, configura, a differenza dell’opposta figura dell’asilo territoriale, la tutela che uno Stato concede al di fuori della propria sfera territoriale a individui che richiedano, appunto, protezione per sottrarsi alla giustizia locale; tutela concessa per mezzo dei propri agenti diplomatici o consolari stanziati entro il territorio di uno Stato straniero, presso cui sono accreditati e si trovano ad operare. Il termine asilo extraterritoriale o interno dunque, è impiegato proprio con il fine di contraddistinguere quelle situazioni in cui l’asilo è concesso a un individuo, il quale si trova nel territorio dello Stato nel quale ha o si presume abbia commesso un crimine, nelle sedi di missioni diplomatiche, nei consolati, a bordo di navi da guerra o di navi adibite a esercizio della potestà pubblica dello Stato, o ancora di aeromobili militari, in luoghi riservati ad accantonamento di corpi di truppa o a basi militari, o talvolta, anche a bordo di navi private. L’interesse nei confronti di questa tipologia di asilo discende dalla peculiarità che fin dall’origine lo caratterizza, ovvero la configurabilità dell’istituto in oggetto alla stregua di consuetudine a carattere particolare la cui applicazione differisce ancora a seconda della regione geografica di riferimento; consuetudine la quale origina da un processo di cristallizzazione in norma di una prassi degli Stati impiegata da tempo, in relazione alla quale emergono difficoltà ad individuare un fondamento giuridico valido e universale. Tale problematica, unitamente alla delimitazione delle potestà riconosciute agli agenti di uno Stato operanti nel territorio di uno Stato straniero e all’affermazione di una facoltà in capo agli stessi di accordare protezione a chi la chieda per sottrarsi alla giustizia locale, proprietà implicite al funzionamento dell’asilo diplomatico stesso, evidenziano la necessità di affrontare la questione relativa alla legittimazione dello stesso nel diritto internazionale generale che è tutt’oggi ancora oggetto di studio e discussione.

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