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Le radici del senso morale in Darwin

Nella storia della filosofia morale la ricerca dei principi sui quali costruire o verificare la legalità dei comportamenti ha seguito percorsi diversi. Nonostante fosse un naturalista, anche Darwin si è impegnato in questa ricerca, in un modo assolutamente originale e mai tentato da nessuno prima di lui. Questa tesi ha l’obiettivo di mostrare le tappe del percorso darwiniano, un percorso che, sebbene sia scandito da alcuni punti fermi, risulta essere privo di qualsiasi costruzione ideologica artificiosa in quanto derivato dalla diretta osservazione sperimentale della natura e degli esseri viventi. Partendo proprio da queste osservazioni, nel primo capitolo si descrive la costruzione di una teoria rivoluzionaria basata sulla convinzione che esista una radice unica in grado di spiegare la molteplicità di forme di vita esistenti sulla Terra. Tramite il riconoscimento che anche gli animali (e alcune piante) possiedono ragione ed emozioni, la teoria dell’evoluzione per selezione naturale, oggetto del secondo capitolo, non fa che dimostrare come la storia delle specie sia caratterizzata da continui aggiustamenti adattativi che non sempre sono risultati utili ai fini della sopravvivenza. Tornando, quindi, a quella radice unica dalla quale si sono evolute tutte le forme di vita è possibile superare la linea di demarcazione che separa l’animale uomo dagli altri animali, distinzione derivante dalla convinzione che l’uomo sia portatore di una ragione esclusiva che gli garantirebbe la superiorità. La confutazione di questa visione, oggetto del terzo capitolo, è affidata alla nuova teoria dell’istinto che Darwin elabora partendo dalle riflessioni filosofiche di David Hume sulla ragione umana. La naturalizzazione della ragione, cioè la ragione-istinto, porta, infine, a estendere la capacità morale a tutti gli animali provvisti di un adeguato sviluppo cerebrale.
La ragione, le scelte, le decisioni, sono strettamente pragmatiche, basate sul qui e ora. Non si può pretendere di costruire una moralità astratta, ideale, che non sia radicata nel mondo che ci circonda. Il dovere “dalla parte della storia naturale” è quella scelta che permette invece, a ogni animale di sopravvivere nell’urgenza delle circostanze. Darwin è riuscito a trovare una via d’uscita non solo al problema della ricerca dei principi morali ma anche alla spiegazione del nostro rapporto col mondo circostante e con le creature che lo abitano. Guardato dalla prospettiva di una scienza sempre più evoluta come quella attuale, il pensiero darwiniano mostra tutta la sua capacità di cogliere il ruolo del non conscio nelle scelte morali e, più in generale, nella vita quotidiana di ogni essere vivente portando a chiudere, forse definitivamente, il discorso della superiorità morale dell’uomo.

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3 Introduzione Nella storia della filosofia morale la ricerca dei principi sui quali costruire o verificare la legalità dei comportamenti ha seguito percorsi diversi. Nonostante fosse un naturalista, anche Darwin si è impegnato in questa ricerca, in un modo assolutamente originale e mai tentato da nessuno prima di lui. Questa tesi ha l’obiettivo di mostrare le tappe del percorso darwiniano, un percorso che, sebbene sia scandito da alcuni punti fermi, risulta essere privo di qualsiasi costruzione ideologica artificiosa in quanto derivato dalla diretta osservazione sperimentale della natura e degli esseri viventi. Partendo proprio da queste osservazioni, nel primo capitolo si descrive la costruzione di una teoria rivoluzionaria basata sulla convinzione che esista una radice unica in grado di spiegare la molteplicità di forme di vita esistenti sulla Terra. Tramite il riconoscimento che anche gli animali (e alcune piante) possiedono ragione ed emozioni, la teoria dell’evoluzione per selezione naturale, oggetto del secondo capitolo, non fa che dimostrare come la storia delle specie sia caratterizzata da continui aggiustamenti adattativi che non sempre sono risultati utili ai fini della sopravvivenza. Tornando, quindi, a quella radice unica dalla quale si sono evolute tutte le forme di vita è possibile superare la linea di demarcazione che separa l’animale uomo dagli altri animali, distinzione derivante dalla convinzione che l’uomo sia portatore di una ragione esclusiva che gli garantirebbe la superiorità. La confutazione di questa visione, oggetto del terzo capitolo, è affidata alla nuova teoria dell’istinto che Darwin elabora partendo dalle riflessioni filosofiche di David Hume sulla ragione umana. La naturalizzazione della ragione, cioè la ragione-istinto, porta, infine, a estendere la capacità morale a tutti gli animali provvisti di un adeguato sviluppo cerebrale.

Laurea liv.I

Facoltà: Filosofia

Autore: Marco Gardosi Contatta »

Composta da 41 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1446 click dal 06/12/2013.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.