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Il marketing bancario

A conclusione dell’analisi e del percorso affrontato, banca - territorio - clientela - mix prodotti/distribuzione, risulta chiaro che la funzione marketing è rientrata e rientrerà sempre di più con prepotenza nel processo di ripianificazione dell’attività bancaria, con i suoi tradizionali apporti nelle aree tipiche della segmentazione, del targeting, del positioning, del mix di prodotti e relative politiche distributive e nell’audit, e non ultimo, con un forte orientamento alla costruzione di un rapporto dialettico con i mercati di riferimento. Ciò, in quanto essa ha come obiettivo principale, oramai più volte detto, quello di monitorare la soddisfazione del cliente finale per garantire all’azienda bancaria un plus competitivo nei confronti delle strategie e dei concorrenti e, in ultima istanza, la continuità del rapporto.
Molte ortodossie andranno quindi via via cancellate e le novità dovranno consapevolmente e coerentemente coinvolgere tutti gli aspetti della gestione della banca.
L’evolversi continuo del mercato attraverso il proliferare di prodotti e servizi nuovi (si pensi a quanti prodotti vendeva la banca 15/20 anni fa e a quanti ne vende oggi) richiederà particolari attenzioni e la necessità di continui aggiustamenti e quindi di strutture flessibili, di certo in contrasto con la mentalità burocratico/distaccata. Naturalmente questa necessità di ridisegnare i modelli di gestione penalizzerà le “imprese” bancarie che non saranno capaci di adeguarsi prontamente.
L’augurio che mi sento di dare, e in futuro spero di parteciparvi in prima persona, è che si dia vita ad un “laboratorio” di idee innovative, che potranno favorire sentieri di ricerca per migliorare la qualità dei servizi/prodotti offerti dalle nostre banche, a tutto vantaggio della clientela, delle stesse banche e in più in generale a tutto il sistema economico.
In questo nuovo modo di far banca, il ruolo del management sarà decisivo, così come in verità lo è sempre stato. Per tale motivo, mi piace concludere con una frase del ex governatore della Banca d’Italia e Presidente della Repubblica Luigi Einaudi: “le difficoltà dell’arte bancaria sono (e saranno sempre più) eccezionali, ma il fattore di primo successo della banca, è l’uomo”.

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1 Introduzione La legislatura italiana, come vedremo in seguito, definisce la banca un’impresa autorizzata a raccogliere risparmio, tramite forme diverse presso il pubblico ed a erogare credito. Più nel dettaglio, “la banca è un azienda di produzione che svolge sistematicamente, istituzionalmente e a proprio rischio un attività di intermediazione finanziaria, cioè un attività di conferimento di risorse finanziarie a titolo di credito, utilizzando prevalentemente fondi ottenuti da terzi a titolo di debito e, in parte minore, a titolo di capitale proprio” 1 . Tali definizioni, in un’analisi più ampia, sono piuttosto riduttive e definiscono la banca il solo luogo della contabilità, dei numeri, dei finanziamenti, dei depositi e dei prelievi. La banca invece oggi è molto di più, la potremmo definire “uno dei crocevia sociali dove si incontrano e riflettono sempre più sogni e bisogni delle persone” 2 . Pertanto, in quest’ottica, il denaro e la finanza costituiscono solo “strumenti” per la ricerca di un benessere, (non solo economico) dei soggetti, e più in generale dell’intero sistema nazione; mentre la banca può proporsi come partner della persona umana (intenta a soddisfare i propri molteplici bisogni) nelle sue diverse “forme”: persona fisica, azienda, ente ecc. 3 1 Nadotti P., Porzio C., Previati D., (2010), Economia degli intermediari finanziari, McGraw Hill, Milano, p.95. 2 Siri G., ordinario di teorie della personalità e comportamenti di consumo presso l’Università IULM di Milano. 3 Cfr.: Rutelli P., Zani G., Inama L., (2003), La segmentazione dei comportamenti di consumo, Franco Angeli, Milano, p.13 e segg.

Laurea liv.I

Facoltà: Economia

Autore: Giovanni Galli Tognota Contatta »

Composta da 108 pagine.

 

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