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L'educatore professionale tra speculazione e ricerca

Informazioni tesi

  Autore: Monica Matteucci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Ancona
  Facoltà: Medicina e Chirurgia
  Corso: Educatore Professionale
  Relatore: Annalisa Ferrante
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 79

Prima di spiegare la motivazione della mia scelta circa l'argomento in questione vorrei brevemente introdurre il significato sociologico del termine "professione". In senso stretto, per professione si intende un'attività lavorativa altamente qualificata, di riconosciuta utilità sociale, svolta da individui che hanno acquisito una competenza specializzata seguendo un corso di studi lungo ed orientato precipuamente a tale scopo.
In un percorso composto di quattro capitoli cercherò di evidenziare come l'educatore dato che:
- è un professionista nel senso stretto del termine;
- possiede gli strumenti, le capacità e le competenze adatte;
- la ricerca è menzionata tra le attività di sua competenza;
- la ricerca è necessaria allo sviluppo e al miglioramento della professione stessa;
debba non solo essere coinvolto come professionista esperto nelle équipe di ricerca, ma anche essere considerato
come ricercatore capace di creare un "sapere" da riutilizzare nella soluzione delle problematiche educative.
"La civiltà moderna si trova in una dannosa situazione perché non si adatta più a noi; essa è stata costruita senza conoscenza della nostra vera natura; è dovuta ai capricci delle scoperte scientifiche, agli appetiti degli uomini, alle loro illusioni, alle loro teorie, ai loro desideri. Benché costruita per noi, non è stata fatta sulla nostra misura. (…) L'uomo non ha saputo organizzare una vita a suo vantaggio, perché non possedeva una conoscenza positiva della propria natura."
Queste considerazioni non sono tratte dall'ultimo lavoro di un commentatore contemporaneo, ma risalgono a settant'anni fa, quando il premio Nobel per la medicina Alexis Carrel pubblicò il trattato "L'uomo questo sconosciuto", che potremmo definire un manuale per una scienza dell'uomo.
È proprio a questo saggio che mi sono ispirata per la scelta del titolo del mio primo capitolo: L'educatore professionale "questo sconosciuto"!. Al suo interno viene presentata, seppur in modo molto riassuntivo, la figura dell'educatore professionale dalla sua nascita fino ai giorni nostri. Oltre a fare riferimento alla storia, alla normativa e alla finalità della professione, ho messo maggiormente in risalto la metodologia di lavoro e sopratutto quello che io ritengo essere il fondamento di una professionalità affinché venga formalizzata: un corpo solido di conoscenze e di competenze. In particolare ho posto al centro del mio lavoro la competenza riflessiva, competenza che risulterà essere fondamentale per divenire un ricercatore competente.

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I CAPITOLO L'EDUCATORE PROFESSIONALE “QUESTO SCONOSCIUTO”! 1.1 Cenni storico-legislativi L’educatore professionale sta vivendo, oggi, una stagione di trasformazioni e cambiamenti relativi al profilo, al ruolo e ai contesti di azione. In questo senso può essere utile fornire un quadro storico dell’evoluzione della figura professionale in questione che dia un’idea del suo sviluppo nel tempo con lo scopo di meglio comprendere l’attuale posizione del suo ruolo all'interno dei servizi alla persona. Benché le radici della professione di educatore professionale siano più antiche, mi soffermerò in modo particolare sugli sviluppi, che, a partire dalla metà del secolo scorso, hanno contraddistinto la definizione del ruolo e delle competenze dell’educatore professionale e la sua collocazione nel mondo del lavoro. All’interno di questi istituti venivano accolti giovani e bambini affetti da disabilità fisica e/o psichica che si trovavano in condizioni di estrema povertà o che avevano sviluppato comportamenti inadeguati agli standards sociali del tempo. Il lavoro del personale, per lo più religioso, era contraddistinto quasi esclusivamente da una spinta vocazionale senza possedere quella che oggi viene chiamata “formazione di base”. La metodologia di riferimento era quella della punizione come modalità per recuperare gli individui, così come la competenza professionale più utilizzata era quella del contenimento dei comportamenti disadattivi. A partire dagli anni Cinquanta del Novecento, con l’apertura del mondo culturale e sociale italiano alle influenze di altri paesi, soprattutto della Francia e dei paesi anglosassoni, 1

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