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L' ''Ape Ingegnosa'' di Pietro Giannone

Questo lavoro nasce essenzialmente dalla mia curiosità personale intorno alla figura di Pietro Giannone, un au-tore che seppur nato e cresciuto nei suoi primi anni a Ischitella, a parte qualche sporadico convegno e l'intitolazione di strade, piazze e scuole, non trova molto interesse da parte dei suoi conterranei. Il primo approccio con l'autore non è stato facile, soprattutto per la quantità ridotta di studi e analisi critiche sul Giannone, e per il modo complesso in cui l'autore scrive, che ha richiesto una lettura approfondita dei suoi testi.
Il mio lavoro si è incentrato su l'Ape ingegnosa, lo "zibaldone" giannoniano composto durante la prigionia a Ceva. In quest'opera confluiscono sia i principi filosofici delle opere precedenti, sia l'immensa quantità di citazioni e dati provenienti dalle letture della prigione e della formazione dello storico di Ischitella. Un'opera variegata dal punto di vista letterario e argomentativo, che, proprio come le api ingegnose di Lucrezio, vuole attingere ai "fiori" della letteratura per donare al lettore un "nettare" delizioso e riflessivo sull'uomo, sull'arte e sulla natura.
Il primo capitolo del mio lavoro è dedicato alle vicende biografiche dell'autore e alle sue due opere più importanti: l'Istoria Civile e il Triregno.
Come si è già detto, avvalendomi dei testi della Vita scritta da sé medesimo ho ricostruito le vicende umane del Giannone a partire dai primi anni vissuti nel centro garganico. Alternando narrazione storica e narrazione auto-biografica ho analizzato il suo arrivo a Napoli e il rapporto di astio intercorso tra l'autore, il clero e il popolo dopo la pubblicazione dell'Istoria Civile, la sua fuga verso Vienna e la lenta composizione del Triregno, la successiva fu-ga verso Ginevra e l'arresto ordito con l'inganno.
In questo primo capitolo ho svolto una breve analisi dell'Istoria Civile, sempre confrontandomi con il testo giannoniano, l'opera che con la sua denuncia delle ambizioni mondane del clero ha attirato su di sé la censura ecclesiastica. Sempre nella prima sezione di questo lavoro s'inserisce la lettura del Triregno, un saggio in tre libri in cui l'autore si oppone apertamente alle tendenze di potere temporale della Chiesa, che invece dovrebbe perseguire i principi evangelici, oramai abbandonati. Dall'opera traspare, quindi, un ideale di vita semplice, primitiva, come quella degli antichi, che verrà ripreso più volte nell'Ape ingegnosa.
Il secondo capitolo, invece si concentra sulle opere del carcere. Partendo dal momento dell'arresto, la cui narrazione è affidata alle stesse parole del Giannone, ho cercato di ricostruire il rapporto tra la scrittura giannoniana e le vicende umane, un rapporto che senz'altro trova il più grande compimento nella Vita scritta da sé medesimo. L'intento del Giannone è ben preciso: l'autore vuole dare la sua versione dei fatti per evitare che dopo la sua morte si vengano a creare versioni distorte o calunniose della sua esperienza umana.
Si passa poi all'introduzione dell'Ape ingegnosa, il manoscritto di circa 189 pagine autografe (più cinque aggiunte successivamente). Svariati sono i temi che lo storico di Ischitella affronta nel corso dei volumi, temi che trascen-dono dalla dimensione storico-giuridica delle altre opere e attraverso l'uso di spunti e di citazioni del mondo classico e moderno toccano i lati più intangibili dell'esistenza umana, come il rapporto con Dio, lo stato degli uomini, la natura, il tempo. Da questa concezione dell'uomo e dei suoi mali è partita la mia analisi testuale. Nell'impossibilità, infatti, di poter analizzare tutti i testi, mi sono soffermato su quelle parti che tracciano per l'uomo l'origine dei suoi mali e soprattutto la via da seguire per quello "stato di grazia" che altro non è che la felicità dell'individuo.

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3 INTRODUZIONE Questo lavoro nasce essenzialmente dalla mia curiosità personale intorno alla figura di Pietro Giannone, un autore che seppur nato e cresciuto nei suoi primi anni a Ischitella, a parte qualche sporadico convegno e l’intitolazione di strade, piazze e scuole, non trova molto interesse da parte dei suoi conterranei. Nonostante manifestazioni culturali, come l’ormai tradizionale Premio di poesia dialettale “Città di Ischitella- Pietro Giannone” che porta sul Gargano numerosi poeti da tutta Italia, lo storico ischitellano viene troppo spesso dimenticato anche tra i banchi di scuola, il luogo maggiormente deputato alla diffusione del sapere, spesso sacrificato o ridotto a pochi accenni per il continuo rincorrere da parte dei docenti dei programmi ministeriali. L’idea di approfondire dunque la figura letteraria del Giannone parte proprio dall’edizione 2012 del Premio ischitellano, dove ho potuto confrontarmi con gli stessi giurati del premio, docenti e letterati provenienti da tutta Italia. Questo lavoro, insomma, è nato innanzitutto per colmare le lacune che io stesso durante il mio percorso di studi ho accumulato, e per conoscere un autore così vicino dal punto di vista delle origini, ma al tempo stesso così lontano dalle mie conoscenze acquisite durante il percorso scolastico. Il primo approccio con l’autore non è stato facile, soprattutto per la quantità ridotta di studi e analisi critiche sul Giannone, e per il modo complesso in cui l’autore scrive, che ha richiesto una lettura approfondita dei suoi testi. Inoltre, per avere un approccio quanto più sereno sullo storico, ho cercato di attingere ai suoi testi mettendo da parte pregiudizi ed etichette che per comodità vengono affibbiate a uno scrittore. Infatti, per motivi meramente didattici, siamo

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Emanuele Sanzone Contatta »

Composta da 71 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 491 click dal 14/01/2014.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.