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Love is in the Hair - Miti allo specchio

Informazioni tesi

  Autore: Melissa Marchi
  Tipo: Diploma di Laurea
  Anno: 2012-13
  Università: LABA (Libera accademia di belle arti)
  Facoltà: Design e Arti
  Corso: Disegno Industriale
  Relatore: Angelo Minisci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 191

CAPELLI/ Ornamento prezioso, che ci caratterizza, ci distingue, ci segue nei movimenti, che conserva in sé una traccia dell’uomo: i capelli diventano protagonisti di questo progetto.
Capelli di vari individui, persone comuni, che insieme vanno a costruire la figura del mito allo specchio; questi sono inglobati in resina trasparente, come per volerli intrappolare, fissare, ma anche proteggere; testimoni indelebili di una vita, una traccia umana, un segno che stimola un pensiero, un interrogativo, un’emozione. Luminosi, morbidi, resistenti, facilmente modellabili, colorabili; queste affermazioni si riferiscono sempre al capello vivo, quando è ancora sulle nostre teste. Ma quando sono tagliati che sensazioni proviamo nel guardarli, nel toccarli? Giudichiamo i capelli allo stesso modo attraenti ed affascinanti come quando li abbiamo ancora ben conservati sopra le nostre teste?
Assolutamente no. Se separati dal corpo, quindi tagliati e fatti materiale a sé, destano orrore e ripugnanza; spesso sviluppiamo un’avversione verso di essi, che ci rende incapaci di guardarli da un altro punto di vista, decontestualizzarli dal corpo. È molto curioso come questi pensieri negativi svaniscono quando parliamo di uso dei capelli umani per realizzare, ad esempio, parrucche ed extension. Sicuramente una reazione dovuta al fatto che queste sono le applicazioni più conosciute per ovvie ragioni, quindi socialmente accettabili, nonostante che, in questo modo (portando parrucche o mettendoci le extension) abbiamo un contatto molto diretto con questi annessi cutanei. Al contrario, anche il solo pensare di collocarli al di fuori del contesto corpo-ornamento, è incredibilmente non solo non accettato, ma giudicato incomprensibile, oltre che assurdo e di cattivo gusto.
SPECCHIO/ Costruire se stessi, acconciarsi, agghindarsi, truccarsi, davanti lo specchio; davanti a questo oggetto siamo come alla ricerca di quell’involucro perfetto, di quell’immagine che più si addice alla nostra personalità o, più probabile, quella che si addice di più ai canoni estetici del momento. Tutto per una migliore adattabilità sociale, perché oggi apparire equivale ad essere. Lo specchio è lo strumento che ha permesso all’uomo di potersi conoscere e riconoscere, che ha seguito passo passo, o sarebbe meglio dire, riflesso per riflesso, lo sviluppo della cura del proprio aspetto, della cosmesi; l’oggetto che ha reso possibile la costruzione di quell’ immagine esteriore di cui parlavo prima. Conoscenza o apparenza? Immagine esteriore o conoscenza di sé?
Lo specchio avrà la forma di un’ ellisse, forma che riprende, in modo standardizzato, l’ ovale del viso. Mantenendo questa stessa forma, l’individuo che si guarda nello specchio non sarà tentato di voler entrare nella fisionomia esatta del mito, ma sarà ben attento invece a scorgere la propria figura. Una forma standard, per non sporcare la propria immagine e per ricordarci che alla fine dei conti siamo tutti uguali.
Libero spazio quindi, alla propria maschera.
MITI/ Personaggi deificati, idolatrati, eroi del nostro tempo; ad ogni mito il suo specchio.
Ogni personaggio viene rappresentato dall’acconciatura. Acconciature che, come coloro che le portavano, sono diventate mitiche; modi di pettinarsi e di portare i capelli che sono entrati a far parte del nostro immaginario.

L'importanza che i capelli hanno per l'uomo; l'uso che ne facciamo ed il ruolo che occupano nella nostra vita; confrontare i capelli con altre fibre naturali; un altro presupposto che ha fatto si che mi appassionassi a questo progetto è stato il pensare e prendere coscienza della spropositata quantità di capelli che i parrucchieri nel mondo gettano nei bidoni dell'immondizia ogni giorno.

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5 Premessa Una riflessione che parte dai capelli. Capelli come l’ ornamento degli ornamenti, perché rientrano tra le decorazioni che usiamo per abbellire il nostro corpo. Una riflessione che cerca di indagare sul modo con cui comunichiamo attraverso il corpo. Un intreccio di discipline che affrontano il problema capelli ed il valore di questi per l’uomo, come base da cui partire per affrontare il progetto finale, che sarà la conclusione di riflessioni su temi che vertono sull’individuo, sull’identità, su quell’immagine costruita, una sorta di maschera, che solo gli altri riescono a vedere chiaramente. Pensieri che si collegano con il mito della bellezza, inseguito oggi a più non posso, la seduzione, il fascino del feticcio da adorare; oggetto o persona che sia. Essere sedotti da un oggetto, di poco valore, ma importante per noi, tanto da farlo diventare sacro; subire il fascino dell’ immagine di un mito, un eroe, una star o, talvolta, della nostra stessa figura riflessa. Costruire se stessi, acconciarsi, agghindarsi, truccarsi, davanti lo specchio; davanti a questo oggetto siamo come alla ricerca di quell’involucro perfetto, di quell’immagine che più si addice alla nostra personalità o, più probabile, quella che si addice di più ai canoni estetici del momento. Tutto per una migliore adattabilità sociale, perché oggi apparire equivale ad essere. Da questa ricca base di argomentazioni, avvicinandosi al capitolo che verte sul progetto, si arriva ad affrontare il tema dello specchio, lo strumento che ha permesso all’uomo di potersi riconoscere e conoscere, che ha seguito passo passo, o sarebbe meglio dire, riflesso per riflesso, lo sviluppo della cura del proprio aspetto, della cosmesi; l’oggetto che ha reso possibile la costruzione di quell’ immagine esteriore di cui parlavo prima. Conoscenza o apparenza? Immagine esteriore o conoscenza di sé? Ornamento prezioso, che ci caratterizza, ci distingue, ci segue nei movimenti, che con- serva in sé una traccia dell’uomo: i capelli diventano protagonisti di questo progetto.

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