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I reati culturalmente orientati nel dibattito contemporano

Lo scopo che ci si prefigge con questa tesi è quello di affrontare e di analizzare, alla luce del dilagante multiculturalismo, la nuova fattispecie penale denominata “reato culturalmente orientato” altrimenti detta “reato culturale”.
Tale argomento riveste un certo interesse sia dal punto di vista socio-culturale sia di quello giuridico. Riguardo al primo aspetto vengono in considerazione, in primo luogo, i criteri di individuazione delle minoranze culturali: quali sono gli elementi che caratterizzano un determinato gruppo culturale? La risposta non è così semplice come sembrerebbe in un primo momento, giacché la cultura non è un qualcosa di statico o d’impermeabile, quanto piuttosto fenomeno in continuo divenire. Questa perenne evoluzione si verifica sia a causa delle modificazioni che avvengono all’interno dello stesso gruppo culturale, sia per le contaminazioni derivanti dal contatto con gruppi esterni. Conseguentemente un gruppo culturale X dei nostri giorni non avrà sicuramente le stesse caratteristiche del gruppo culturale X di venti anni fa.
Sempre dal punto di vista socio-culturale, in secondo luogo, vengono in rilievo le questioni legate al riconoscimento delle suddette minoranze dei diritti e dei loro relativi limiti (per l’individuazione e l’individuazione del “gruppo etnico” si farà riferimento ai “Mandla criteria” elaborati dalla House of Lords Britannica). Una volta definito cosa s’intende per gruppo si dovrà distinguere tra gruppi maggioritari e minoritari e delle possibili rivendicazioni che gli uni possono avanzare nei confronti degli altri (si richiama la distinzione di Kymlicka tra le cosiddette “rivendicazione di restrizioni interne” e “rivendicazione di tutele esterne”).
Tra i due gruppi si stanno verificando (ultimamente) sempre più spesso dei conflitti normativi-culturali, cioè dei contrasti tra norme di condotta appartenenti al gruppo minoritario e norme penali previste dall’ordinamento del gruppo maggioritario.
Questi conflitti, che sono alla base del cosiddetto “reato culturale”, suscitano interesse all’interno del sistema giuridico, poiché intaccano il “rapporto di circolarità” da sempre esistente tra culture/valori e fattispecie/sanzioni.
In ogni Stato di qualsiasi epoca, i comportamenti sanzionati penalmente erano quelli che ledevano i beni giuridici tutelati dall’ordinamento, differendo dai valori di cui era portatrice la maggior parte dei cittadini. Tale circolo è stato però spezzato dal dilagante multiculturalismo dei nostri tempi: sono state abbattute barriere linguistiche, doganali e culturali, trasformando così la terra in un vero e proprio villaggio globale dov’è sempre più difficile stabilire dei confini non solo territoriali ma anche culturali.
La presenza su di uno stesso territorio di culture diverse suscita dei dubbi nei casi in cui ci si trova a dover giudicare un cittadino straniero per la condotta illegale da lui tenuta: il problema sta nel fatto che la condotta dell’agente è conforme al suo codice etico-culturale ma allo stesso tempo il suo comportamento è sanzionabile a livello penale. In quale modo dunque si dovrà giudicare il soggetto? Si dovrà tener conto del suo background culturale? Se si, il suo bagaglio di valori può in qualche modo influire sull’esito del processo?
Queste sono solo alcune delle domande che sorgono nell’affrontare un “reato culturale”, ma al momento non è ancora possibile dare una soluzione univoca.
I vari ordinamenti di fronte ai reati culturalmente orientati hanno tenuto un comportamento differente e, in alcuni casi, ambiguo. Ad esempio, all’interno degli Stati Uniti d’America, luogo d’origine del reato culturale, le Corti hanno affrontato la questione nei modi più variegati: in alcuni casi i fattori culturali sono stati considerati come circostanza attenuante e/o come mitigazione della sentenza (in tutto e/o in parte), mentre in altri casi gli elementi culturali non sono stati valutati affatto. Lo stesso potrebbe dirsi per la Gran Bretagna o per l’Italia: in entrambi i paesi le soluzioni sono state tra le più disparate come si vedrà dall’esamina dei casi giurisprudenziali riportati.
Il problema di se e come giudicare chi commette un reato culturale, come ho già detto, è ancora ben lontano da una soluzione. Allo stato delle cose manca: innanzitutto una definizione legale di reato culturale, al momento si utilizzano delle definizioni fornite dalla dottrina; ed in secondo luogo una disciplina penale sia a livello di ipotesi specifica di reato sia a livello di leggi ad hoc o di leggi speciali.
La questione è ancora tutta da discutere.

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I INTRODUZIONE Lo scopo che ci si prefigge con questa tesi è quello di affrontare e di analizzare, alla luce del dilagante multiculturalismo, la nuova fattispecie penale denominata “reato culturalmente orientato” altrimenti detta “reato culturale”. Tale argomento riveste un certo interesse sia dal punto di vista socio-culturale sia di quello giuridico. Riguardo al primo aspetto vengono in considerazione, in primo luogo, i criteri di individuazione delle minoranze culturali: quali sono gli elementi che caratterizzano un determinato gruppo culturale? La risposta non è così semplice come sembrerebbe in un primo momento, giacché la cultura non è un qualcosa di statico o d’impermeabile, quanto piuttosto fenomeno in continuo divenire (panta rei come direbbe Eraclito). Questa perenne evoluzione si verifica sia a causa delle modificazioni che avvengono all’interno dello stesso gruppo culturale, sia per le contaminazioni derivanti dal contatto con gruppi esterni. Conseguentemente un gruppo culturale X dei nostri giorni non avrà sicuramente le stesse caratteristiche del gruppo culturale X di venti anni fa. Sempre dal punto di vista socio-culturale, in secondo luogo, vengono in rilievo le questioni legate al riconoscimento delle suddette minoranze dei diritti e dei loro relativi limiti. Per l’individuazione e l’individuazione del “gruppo etnico” si farà riferimento ai “Mandla criteria” elaborati dalla House of Lords Britannica: affinché un gruppo possa definirsi etnico dovrà essere caratterizzato da una serie di elementi (quali una lingua, una storia comune, ecc..) comuni a tutti gli appartenenti del gruppo. Una volta definito cosa s’intende per gruppo si dovrà distinguere tra gruppi maggioritari e minoritari e delle possibili rivendicazioni che gli uni possono avanzare nei confronti degli altri. Secondo Kymlicka si tratta delle cosiddette “rivendicazione di restrizioni interne” e “rivendicazione di tutele esterne”; vale a dire di quei diritti che il gruppo culturale minoritario rivendica sia per la gestione dei rapporti interni allo stesso gruppo (rivendicazioni interne), sia per la gestione dei rapporti con le istituzioni esterne appartenenti al gruppo maggioritario (rivendicazioni esterne). Tra i due gruppi si stanno verificando (ultimamente) sempre più spesso dei conflitti normativi-culturali, cioè dei contrasti tra norme di condotta appartenenti al gruppo minoritario e norme penali previste dall’ordinamento del gruppo maggioritario. Questi conflitti, che sono alla base del cosiddetto “reato culturale”, suscitano interesse all’interno del sistema giuridico, poiché intaccano il “rapporto di circolarità” da sempre esistente tra culture/valori e fattispecie/sanzioni.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Egle Boato Contatta »

Composta da 123 pagine.

 

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