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Contrattazione collettiva nazionale del lavoro: il Caso di Fiat ''Fabbrica Italia''

Il presente lavoro di ricerca analizza le dinamiche avvenute, con l'introduzione nel 2010 da parte della Fiat del progetto "Fabbrica Italia", sul contratto collettivo dei metalmeccanici del 20 gennaio 2008.
Partendo da un'analisi teorica delle caratteristiche della contrattazione collettiva, si mostra come la contrattazione collettiva sia l'esito di quel processo attraverso il quale, i sindacati dei lavoratori e le associazioni dei datori di lavoro, ricorrendo ai mezzi di pressione di cui dispongono, come lo sciopero, definiscono congiuntamente la regolamentazione dei rapporti individuali e collettivi di lavoro.
Si è proseguito, all'analisi cronologica delle dinamiche Fiat accadute dal 2010, anno in cui, l'azienda dovendo decidere da azienda oramai multinazionale le strategie e le localizzazioni produttive del prossimo decennio, ha ufficialmente presentato, il 21 aprile 2010, il progetto per l'Italia "Fabbrica Italia". Il management aveva dichiarato di voler rafforzare le radici italiane della multinazionale, trasformando gli stabilimenti presenti sul territorio nella base strategica per la produzione e l'esportazione di vetture in Europa. Il "caso Fiat" nasce, quindi, dall'esigenza di peculiari regole sull'organizzazione e sul lavoro, adatte ad una rilocalizzazione in grado di evitare lo smantellamento dell'industria nazionale dell'auto.
Nella presentazione di questo progetto, l'amministratore delegato Sergio Marchionne, ha richiesto ai sindacati l'accettazione di una serie di condizioni da sottoscrivere preventivamente tramite accordi; Fiat si propone in particolare i seguenti obiettivi: l'aumento della saturazione e utilizzazione degli impianti produttivi; la crescita della flessibilità del lavoro per rispondere alle variazioni della domanda sui mercati a livello mondiale; la riduzione dei costi e l'aumento della produttività del lavoro.
Con riguardo al primo obiettivo, la maggiore saturazione degli impianti produttivi, viene previsto l'utilizzo degli impianti per 18 turni settimanali (3 turni giornalieri per 6 giorni). L'aumento della flessibilità dovrà avvenire sul terreno: a) del tempo di lavoro, sia in termini di durata della prestazione lavorativa (aumento di 80 ore degli straordinari) che sulla collocazione temporale (aumento degli orari delle fasi "alte" della domanda); b) della mobilità "spaziale" del lavoratore, con la possibilità di maggiori spostamenti di un lavoratore da un reparto all'altro; da una azienda all'altra del gruppo Fiat. La riduzione di costi e l'aumento della produttività del lavoro andranno raggiunti grazie al modello di organizzazione previsto dal World Class Manifacturing (WMC) e dal sistema ERGO-UAS.
Per garantirsi la piena "governabilità" degli impianti, la Fiat ha inserito negli accordi di Pomigliano e Mirafiori clausole molto controverse e dibattute, come quella di "responsabilità", in base alla quale i sindacati firmatari e i lavoratori tutti sono passibili di sanzioni, sia collettive che individuali, qualora dovessero porre in essere comportamenti «idonei a rendere inesigibili le condizioni concordate». Infine nel terzo capitolo, si analizza il ruolo dei sindacati italiani, soprattutto, il sindacato non firmatario, la Fiom-Cgil, e il sindacato americano, Lo United Automobile Workers Union (UAW), e i rapporti che questi hanno con l'azienda.

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I INTRODUZIONE Il presente lavoro di ricerca si propone di analizzare le dinamiche del contratto collettivo nazionale del lavoro che, in un ambiente oramai globalizzato, intervengono a modificare alcuni aspetti di esso. L’analisi si incentra in particolare sulle modifiche apportate al contratto nazionale del lavoro per i lavoratori addetti all’industria metalmeccanica, del 20 gennaio 2008, avvenute a seguito dell’introduzione del contratto Fiat “Fabbrica Italia” del 2010. A tal proposito, il lavoro si è basato sullo studio di articoli, pubblicati sui quotidiani degli ultimi due anni riguardanti le vicende Fiat. La tesi si apre con un’analisi teorica delle caratteristiche della contrattazione collettiva. Il primo capitolo, infatti, mostra come la contrattazione collettiva sia l’esito di quel processo attraverso il quale, i sindacati dei lavoratori e le associazioni dei datori di lavoro, ricorrendo ai mezzi di pressione di cui dispongono, come lo sciopero, definiscono congiuntamente la regolamentazione dei rapporti individuali e collettivi di lavoro. Si evidenzia come la struttura contrattuale possa essere descritta secondo sei dimensioni, l’estensione, la centralizzazione, l’incisività, l’efficacia, il grado di coinvolgimento e il grado d’istituzionalizzazione, ciascuna delle quali sottolinea un carattere che fornisce anche indicazioni essenziali per la comprensione dei diversi sistemi di relazioni industriali. Infine, si analizza l’evoluzione della contrattazione collettiva dal dopo guerra fino alla stipulazione dell’accordo quadro del 2009. Obiettivo del secondo capitolo è, invece, mostrare le differenze fra il contratto dei metalmeccanici del 2008 e il nuovo contratto separato Fiat “Fabbrica Italia”.

Laurea liv.I

Facoltà: Sociologia

Autore: Claudia Stanzione Contatta »

Composta da 81 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.