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La compliance alla terapia in pazienti con Diabete di Tipo II

In questa tesi si presenta uno studio effettuato presso gli ambulatori di diabetologia del Policlinico Umberto I e dell’Ospedale S. Pertini di Roma in cui si esamina, in una prospettiva Social Cognitiva, la relazione tra l’adesione alle prescrizioni mediche e le principali variabili psicosociali coinvolte nel cambiamento del comportamento: la Self-Efficacy, il supporto sociale, le aspettative di risultato e le strategie di coping adottate. Sulla base dei dati emersi dalla letteratura (e.g. King et al., 2010; Sarkar et al., 2006; Iannotti et al., 2006; Aljasem et al., 2001) si è cercato di individuare i fattori in grado di predire l’adesione alle cure. Sono state preliminarmente effettuate analisi delle correlazioni tra le variabili in esame. Successivamente sono state effettuate analisi della varianza tra gruppi che mostrano differenze significative di genere nella percezione di supporto sociale e nei valori di Vital Exhaustion e di età nell'adesione alle cure dei piedi. Infine attraverso l’analisi delle regressioni multiple è risultato che la Self-Efficacy e i sintomi depressivi siano fattori predittivi rispetto all’adesione alla dieta prescritta, con una varianza spiegata rispettivamente del 22,4% e del 17,3%. I rinforzi positivi, invece, sembrano predire l’adesione alle cure del piede, con una varianza del 38,4%.

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5 Introduzione Nel mondo circa 347 milioni di persone sono affette da Diabete Mellito (DM) e di queste circa il 90% hanno il Diabete Mellito di tipo II (WHO, 2013). In Italia, secondo quanto riportato dal Ministero della Salute, sono almeno tre milioni le persone con diagnosi di diabete e a queste andrebbe aggiunto un altro milione che pur avendo la malattia non ne è a conoscenza. Questi numeri fanno riflettere sull‟impatto sociale, sanitario ed economico della patologia e sull‟importanza di un‟ottimizzazione della gestione del trattamento del Diabete Mellito (DM). Il problema principale nella cura del DM, testimoniato da numerosi studi (Delamater, 2006; WHO, 2003), è la scarsa adesione terapeutica cui può contribuire l‟elevato numero di prescrizioni che dovrebbero essere fornite dal medico curante (controllare la dieta, aumentare l‟esercizio fisico, monitorare la glicemia, e assumere regolarmente i farmaci). Negli ultimi trent‟anni: vi è stata un‟evoluzione nei modi di concepire la relazione terapeutica: da una relazione in cui si attribuiva la massima rilevanza alla compliance del paziente, cioè alla coincidenza dei comportamenti del paziente con le indicazioni del medico, si è passati a ritenere che il comportamento ottimale di cura si debba basare sull‟adherence, cioè su un coinvolgimento informato e collaborativo della persona malata nel pianificare e attuare i comportamenti concordati con il medico (WHO, 2003). Con il concetto di adherence si introduce nella relazione terapeutica un ruolo attivo del paziente nella gestione della propria malattia, e la mancata adesione a comportamenti di cura può essere imputata a una mancata alleanza tra il medico e il paziente, anche se i fattori che possono incidere sull‟adesione ai comportamenti di cura sono molteplici. I comportamenti di cura possono dipendere dallo stato cognitivo o affettivo del paziente e dalla complessità delle terapie. Per esempio in patologie con terapie multi-dimensionali, come quelle per il Diabete Mellito di Tipo 2 (DMT2), il paziente potrebbe aderire alla terapia farmacologica, alla dieta e all‟attività fisica ma non controllare regolarmente i livelli di zucchero nel sangue, o viceversa. L‟adesione può anche essere influenzata dal coinvolgimento dei membri della famiglia. Un recente studio ha

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Psicologia

Autore: Valentina Gavazzi Contatta »

Composta da 102 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 2568 click dal 06/02/2014.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.