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Da Benito Pérez Galdós a Luis Buñuel: Nazarín (1958), Viridiana (1961) e Tristana (1970)

La tesi si concentra, prima di tutto, sull'opera di Luis Buñuel, al quale è dedicato un approfondimento che parte dagli anni giovanili, passando per gli esordi letterari e i temi del suo cinema. Infine, delle singole pellicole analizzate, nell'ordine “Nazarín”, “Viridiana” e “Tristana”, vengono studiati i personaggi, i temi e i motivi più importanti inseriti nel contesto più generale di tutta l'opera buñueliana, presentando, infine, le strategie e i cambiamenti operati dal regista nell'adattare i rispettivi romanzi dal punto di vista cinematografico.

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Introduzione A chi studia il rapporto tra cinema e letteratura, la carriera artistica di Luis Buñuel offre certamente una grande quantità di spunti interessanti. Avvicinatosi alla settima arte nel momento di passaggio dal cinema muto al sonoro, il regista spagnolo trova nel cinema di fine anni Venti l'ambiente ideale in cui esprimersi: i suoi esordi sono legati a un movimento d'avanguardia, il gruppo surrealista, al quale si ispirava già nei suoi scritti letterari, orientati in questa precisa direzione grazie all'influsso di Ramón Gómez de la Serna, scrittore spagnolo tra i più vicini alle avanguardie. La sua opera prima, il rivoluzionario cortometraggio “Un chien andalou” (titolo di una sua raccolta lirica inedita), marca il passaggio dalla letteratura al cinema, dando alla luce un'opera che si trova a metà tra la poesia e il cinema: con “Un chien andalou”, infatti, vero e proprio “poema in immagini”, Buñuel voleva esprimere la distanza che lo separava dalla poesia spagnola dell'epoca, maggiormente legata alla tradizione, che aveva come maggiore rappresentante l'amico e rivale Federico García Lorca, il quale, nel 1928, aveva pubblicato il Romancero gitano. Questo rapporto privilegiato con la letteratura (più della metà della sua filmografia è tratta da romanzi) e, in particolare, con la poesia (il manifesto della sua opera, si intitola, appunto, El cine, instrumento de poesía), segna tutta la sua carriera: a un cinema di prosa, come poteva essere quello realista, Buñuel preferisce un cinema di poesia, in grado di rendere conto delle molteplici dimensioni della realtà. Il legame con la letteratura si rivela, in particolare, nell'importanza fondamentale attribuita alla sceneggiatura: la sua stesura, nella quale il regista si fa sempre assistere da professionisti come Julio Alejandro e Jean- Claude Carrière, occupa gran parte del tempo a disposizione; una volta ultimata, invece, le riprese e il montaggio, veri e propri “accidenti” per il regista, si risolvono in poco più di tre settimane. 1

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lingue e Letterature Straniere

Autore: Stefano Stefanutto Contatta »

Composta da 210 pagine.

 

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