Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Il fenomeno del bullismo un approfondimento su alcune variabili familiari

La famiglia è fondamentale per la crescita dell'individuo. All'interno della famiglia sono molte le variabili che possono influenzare la nascita di atteggiamenti prevaricatori nei figli. Tra le molte variabili esistenti, in questo lavoro saranno approfonditi tre aspetti circoscritti: l'intelligenza emotiva, considerata competenza fondamentale per avere una buona interazione sociale, l'influenza esercitata dai diversi stili educativi sul comportamento del bambino, infine le diverse conseguenze che può avere il diverso stile di attaccamento nella relazione madre-bambino.
Molti studi effettuati dimostrano come la cattiva qualità dell'attaccamento genitore-bambino, e stili educativi negativi (autoritari o permissivi) adottati dai genitori, siano collegati a relazioni difficili con i coetanei e allo sviluppo di un comportamento disadattato nella prima e nella seconda infanzia (Erickson,Sroufe e Egeland,1985; Lewis,Feiring, McGuffog e Jaskir, 1984). È stato dimostrato che la natura della relazione madre-bambino, al di là dell'attaccamento, è collegata alla competenza sociale e al successo nel gruppo dei pari. (McDonald e Parke,1984; Putallaz,1987; Attili e Vermigli, 1993).
In particolare nel primo capitolo saranno spiegate le caratteristiche del bullismo, nel secondo sarà discussa il ruolo della relazione madre-figlio nel promuovere una buona competenza sociale, nel terzo saranno osservati i diversi stili educativi adottati dai genitori e come questi influenzino il comportamento dei figli, infine nel quarto saranno delineate alcune linee di prevenzione.

Mostra/Nascondi contenuto.
2 INTRODUZIONE Il 10° Rapporto nazionale sulla condizione dell’infanzia e dell’adolescenza, presentato nel dicembre 2009, riporta dati relativi alle fasce d’età più a rischio: sarebbero circa 2.500 i bambini e adolescenti “bulli” tra i 7 e gli 11 anni e tra i 12 e i 19. Inoltre, più di un quarto dei bambini ha subito più volte nell’ultimo anno offese immotivate (27%) o provocazioni e prese in giro (28%); mentre, sempre nell’ultimo anno, oltre un quarto dei bambini italiani e circa il 20% degli adolescenti afferma di essere stato vittima di vere e proprie azioni di bullismo. I QUALI POTREBBERO ESSERE LE CAUSE DEL BULLISMO? Gli studiosi e i ricercatori che si occupano di bullismo si chiedono quali potrebbero essere le cause del fenomeno: una risposta unanime non esiste, in quanto s’ipotizza una multifattorialità. È solo guardando all’interazione tra fattori ambientali e specifiche modalità di risposta dell’individuo che si possono spiegare le sequele adattive o disadattive nello sviluppo dell’individuo (Sroufe, 1986). Sroufe (1986), ha evidenziato che il disadattamento non deve essere visto come qualcosa che l’individuo ha, ma come il risultato di un complesso intreccio tra fattori di rischio e fattori di protezione operanti nel corso dello sviluppo. Gli studi più recenti di psicologia dello sviluppo hanno rifiutato ipotesi deterministiche, a favore di modelli probabilistici e multicasuali. Il bullismo potrebbe essere il risultato della mescolanza di più componenti, genetiche, maturative e ambientali: l’accudimento psicologico delle figure parentali compresi gli stili educativi adottati, le caratteristiche individuali quali le abilità cognitive, temperamentali e affettive, gli ambienti scolastici ed extrascolastici in senso più ampio, ecc.

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Iolanda Gaeta Contatta »

Composta da 42 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1195 click dal 31/01/2014.

 

Consultata integralmente 4 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.