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Osservazioni bioetologiche su Prays oleae (Bernard) (Lepidoptera, Yponomeutidae) e determinazione dell'indice di riduzione

Il settore olivicolo riveste un importante ruolo nell’economia siciliana, pertanto, con il nostro studio, abbiamo voluto approfondire gli aspetti più significativi legati alla bioetologia di uno dei più temuti fitofagi dell’olivo: il Prays oleae, comunemente conosciuto fra gli agricoltori con il nome di tignola dell’olivo.
Il P. oleae compie nel corso dell’anno tre distinte generazioni le cui larve presentano comportamenti diversi: quelle della prima generazione, definita “antofaga”, attaccano i fiori; quelle della seconda generazione, chiamata “carpofaga”, si nutrono dei frutti; quelle della terza generazione, cioè quella svernante, detta “fillofaga”, si sviluppano a scapito delle foglie. Sono le larve della seconda generazione quelle che infliggono il danno più grave poiché determinano importanti perdite di prodotto.
Lo studio da noi condotto si articola nelle seguenti fasi: il confronto dei dati dei voli da noi rilevati con quelli riportati in letteratura per gli altri Paesi nel bacino del Mediterraneo; la valutazione dell'influenza del microclima sulla tempistica dei voli nelle due diverse aziende olivicole prese in esame; il rilevamento delle diverse fasi che caratterizzano la generazione carpofaga nel territorio oggetto di studio; la valutazione dell'effettivo grado di infestazione della generazione carpofaga e dell’eventuale influenza che l'orientamento cardinale possa avere sulla scelta delle drupe sulle quali ovideporre; la determinazione dell'indice di riduzione dell'infestazione; il rilevamento della presenza di nemici naturali e dell'incidenza che questi hanno sulla popolazione del fitofago.

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1 Introduzione Il comparto olivicolo italiano, oltre a contraddistinguersi per tradizione plurisecolare e caratterizzazione del paesaggio agrario di vasti territori, rappresenta un importante settore produttivo già qualificato e apprezzato nel mondo nell’ambito delle produzioni agroalimentari. Secondo i dati forniti dall’Istituto Nazionale di Statistica nel 2012 sarebbero circa 1,12 milioni gli ettari destinati all’olivicoltura nel nostro Paese con una produzione che si aggira sui 30,17 milioni di quintali (ISTAT, 2012). Allo stato attuale si stima che le piante di olivo presenti in Sicilia siano circa 18 milioni (AGEA, 2005) e che esse siano distribuite su una superficie di 159.402 ettari (ISTAT, 2012), che rappresenta il 14,16% del totale nazionale. Con tale percentuale l’Isola si aggiudica il terzo posto per superfici olivate, preceduta soltanto dalla Puglia con il 33,54% e dalla Calabria con il 16,76%. La produzione di olive in Sicilia nel 2012 è stata di 3.290.082 quintali, dei quali 368.747 di olive da mensa e 2.921.335 di olive da olio (ISTAT, 2012). Dal confronto di questi dati con quelli delle altre regioni della penisola emerge la grande importanza rivestita dalla Sicilia nel settore olivicolo nazionale: con riferimento alla produzione di olive da olio, infatti, l’Isola rappresenta il terzo polo per produzione, preceduta da Puglia e Calabria che vantano rispettivamente una produzione di 10.765.600 e di 7.206.936 quintali (ISTAT, 2012). In Sicilia l’olivicoltura costituisce una fonte primaria di reddito tanto per le aziende agricole quanto per il vasto indotto che alimenta. In alcune zone, inoltre, essa rappresenta una delle poche attività in grado di valorizzare risorse che, a causa della povertà dei terreni e delle limitate alternative colturali, non potrebbero essere impiegate in altro modo e sarebbero destinate all’abbandono con tutti gli effetti negativi che si verrebbero a manifestare a livello sociale, ambientale e paesaggistico. Sebbene il comparto rappresenti uno dei capisaldi dell’economia siciliana, vanno evidenziati due ordini di problemi. Il primo è legato all’elevata senilizzazione dei conduttori: il 54% di essi appartiene alla classe di età che va dai 60 anni in su, con una prevalenza degli ultra sessantacinquenni. Il secondo riguarda, invece, l’eccessiva polverizzazione delle aziende, delle quali circa il 70% insiste su una superficie inferiore a due ettari. Quest’ultima condizione è particolarmente accentuata nelle province di Messina, Catania e Palermo. Solo il 6,2% delle aziende è caratterizzato da superfici olivate superiori

Laurea liv.I

Facoltà: Agraria

Autore: Francesco Manzella Contatta »

Composta da 34 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.