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Il Matrimonio in Musica - Il Messaggio di W.A Mozart

Prefazione

La sera dell' 8 ottobre 1791, nel suo ultimo anno di vita, Mozart suonò, nella sua ultima opera Die Zauberflöte, la parte del carillon di Papageno, andando intenzionalmente «contro tempo» rispetto ai gesti di Schikaneder, l'astuto impresario teatrale che gli aveva commissionato il Singspiel e che in quella rappresentazione impersonava appunto l' «uccellatore».
Quella sera stessa scrisse alla moglie: all'aria di Papageno con i campanelli sono sceso giù in teatro, perché avevo nuovamente voglia di suonarla io stesso. Allora feci lo scherzo, dove Schikaneder ha una pausa, io feci un arpeggio; si spaventò, guardò in scena e guardò me; alla seconda volta non lo feci più; si fermò allora e non voleva andare avanti; io indovinai il suo pensiero e feci di nuovo un accordo, poi lui batté sulle campane e disse: "serra la bocca": tutti risero. Credo che da questo scherzo tutti hanno saputo che non è lui che suona l'istrumento.[Lettera dell' 8 ottobre 1791, (cit. da MILA M., Lettura del "Flauto magico", Torino, Einaudi 1989, p.124)]
La sera prima, sempre in una lettera alla moglie, si legge: Torno ora dall'opera; era affollata come sempre. Il duetto "Mann und Weib ecc." e il carillon del primo atto sono stati come sempre ripetuti, e così il terzetto dei Fanciulli nel secondo atto. Ma quello che mi fa più piacere è l'approvazione muta! Si vede bene come quest'opera stia crescendo sempre più nella stima del pubblico. [Lettera del 7 ottobre 1791 (cit. da CARLI BALLOLA G.C., PARENTI R., Mozart, Milano, Rusconi, 1990, p. 761)]esprimendo così la più grande gioia e commozione non per gli applausi, ma per il "consenso muto" che riscuoteva. Mozart si fa beffe degli umili e dei semplici ma sorprendentemente al consenso di questi serba la più profonda considerazione.
Quello stesso consenso che aveva trovato in un povero ma bravo arpista ambulante che suonava nelle locande di Praga. Questa storia è stata riportata da Rudolph Prohàszka nel suo libro Mozart a Praga del 1892 e racconta dell'incontro in data 1842 di un libraio praghese, con un vecchio arpista di nome Häusler. Questi avrebbe affermato di aver incontrato Mozart nella locanda «Nova Hospoda». Si tratta dell'ultima testimonianza fra coloro che lo avevano conosciuto di persona:
Wolfgang suonò una melodia al pianoforte e chiese ad Häusler se sapeva improvvisare variazioni su di essa. Egli ci pensò un po' e poi improvvisò molte variazioni.Infine Mozart si dichiarò molto contento e lo ricompensò. A Praga esiste tuttora una litografia, con l'arpista e sotto annotato la melodia di Mozart.
La sua redingote verdastra e lisa gli cadeva fino alle ginocchia e il vecchio, di bassa statura,la portava aperta, lasciando vedere il gilet logoro, un tempo ornato di fiori, e una vecchia cravatta di seta. Calze nere, scarpe con la fibbia, capelli lisci ravviati all'indietro e annodati da un nastro pendente sulla nuca, completavano il costume d'epoca rococò... Un certo Kaiser, buon musicista, lo notò e chiese chi fosse. Quando seppe che quell'uomo aveva conosciuto Mozart e che Mozart aveva composto un pezzo per lui, gli andò vicino in preda a una grande emozione... Durante la conversazione l'artista tirò fuori di tasca un foglio di carta e lo mostrò a Kaiser, ma non se lo fece togliere di mano e lo rimise subito in tasca. Era la composizione di Mozart: Kaiser volle farsela prestare per copiarla ma si ebbe un rifiuto.[Prohàszka R. Mozart a Praga, 1892 (cit. da Casini C. Amadeus: vita di Mozart, Milano,Rusconi, 1990)]Häusler acconsentì volentieri di suonarla sull'arpa ma, anche se era poverissimo non vendette il manoscritto nemmeno in cambio di una grossa somma di denaro.
Il mistero di Mozart? Sul piano umano a noi piace, perché no, immaginare che stia tutto qui e la Storia, anche se storia minore, questa storia 'muta', ha voluto a tutti i costi, nell'ultima testimonianza, dar ragione, almeno per una volta a lui, a Wolfgang.

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Introduzione Il Flauto Magico non è solo «opera massonica» e la sua lettura non si esaurisce con il motivo della Lotta fra il Bene e il Male, fra la Vita e la Morte. È vero che "il ciclo dell'iniziazione è il fondamento più antico della fiaba" e che "l'altro ciclo che rivela una corrispondenza con la fiaba è quello dell'idea relativa alla morte" (Propp), ma non si può negare, ad un approccio fenomenologico, l'individuazione di una precisa quanto compiuta tematica di coppia. Non che questa sia un tema escluso nella fiaba, tradizionalmente intesa, (ne rappresenta un elemento secondario), ma l'elaborazione e la valorizzazione del tema della coppia nel Flauto Magico è da attribuirsi a una intenzione artistica, ad una operazione cioè che emula il mondo fantastico delle fiaba magica per perseguire, in realtà, la propria 'Weltanschauung'. A tale riguardo verranno opportunamente proposti, lungo il presente lavoro, i termini utili ad una comparazione fra il libretto di Shikaneder e le favole originali o simili così come si presentano nello scorcio del secolo: dalla questione del coinvolgimento o meno di Mozart alla stesura del libretto e relativa derivazione (par. I.1); attraverso l'esposizione delle trame preesistenti (par. I.3), fino alla impostazione e al suggerimento di un confronto morfologico ( *) che sia capace di leggere nel piano strutturale della trama, prima che su quello drammaturgico- musicale, l'intenzionalità mozartiana in riferimento alla tematica dell'amore di coppia. Per quello che riguarda le fiabe postume, esse, in virtù della grande fama del Singspiel di Mozart, a volte, rappresentandone degli epigoni, risultano utili ad una maggiore comprensione del capolavoro mozartiano nonché materia aggiuntiva alla sua storia critica (par. I.2). È bene precisare subito cosa questo lavoro non è. L'oggetto di studio non è il Flauto Magico nella sua intera consistenza drammaturgico-musicale, anche se si è resa necessaria un approfondimento ben circoscritto dedicato a questo ineludibile aspetto. Ne si è voluto sempre e ad ogni costo riferire i contenuti dell'opera all'uomo e all'artista. L'idea complessiva dell'amore – così come si è sviluppata e polarizzata nei due grandi secoli che ci precedono forse ancora oggi così influenti da rendere uno studio retrospettivo come questo inaspettatamente, e lo auspichiamo, attuale – ovvero la differenza e la dialettica fra l'«immediatezza estetica» e la «condotta etica» assieme al loro intrinseco «potenziale rappresentativo»: questi sono gli stimoli che hanno mosso gli intenti del presente lavoro. «Potenziale rappresentativo »: ecco inoltre che il discorso dai contenuti può a tratti sviluppare opportune istanze filosofiche sull'arte. Il sentimento del sublime e del bello si (*) Questo momento sarà trattato in Appendice I e alcune considerazioni verranno effettivamente integrate nel testo. 9

Tesi di Laurea

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Barbara Borghetti Contatta »

Composta da 203 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.