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Riflessione sulla lingua e 'grammatica' del testo nell'insegnamento dell'italiano L2 ad adulti

Informazioni tesi

  Autore: Paola Bonucci
  Tipo: Tesi di Master
Master in Master Itals in Didattica della Lingua e Cultura Italiana a Stranieri
Anno: 2008
Docente/Relatore: Maria Emilia Pandolfi
Istituito da: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 63

Il problema metodologico dell’insegnamento della grammatica è uno dei temi più dibattuti nella storia della pedagogia linguistica. E, come spesso accade in ambito scientifico, i cambiamenti di prospettiva sul piano della riflessione teorica si sono accompagnati ad innovazioni anche sul piano formale della terminologia utilizzata. Si pensi al recente passaggio dall’uso del termine tradizionale di ‘grammatica’ a quello di ‘riflessione linguistica’, a seguito della maturata consapevolezza che gli schemi grammaticali del passato andavano rivisti ed ampliati in una prospettiva nuova.
L’assunto di base di questo nuovo modo di pensare all’insegnamento della grammatica è che l’acquisizione della lingua non deriva semplicisticamente dall’apprendimento meccanico delle sue regole formali, ma prevede lo sviluppo di competenze comunicative più ampie, indispensabili per l’uso della lingua. Da qui la considerazione degli aspetti funzionali, pragmatici, sociolinguistici e comunicativi in genere, che non trovano spazio in una concezione tradizionale di grammatica, limitata allo schema fonologia-morfologia-sintassi.
L’attenzione per gli aspetti comunicativi della lingua porta con sé anche un ampliamento di prospettiva nella ricognizione delle unità costitutive della lingua. Il comportamento linguistico dei parlanti, infatti, non si concretizza nell’uso di unità discrete come fonemi, morfemi, frasi o enunciati, ma nella produzione di porzioni linguistiche complesse, dotate di unità di senso: i testi. Superato il limite della frase, la didattica delle lingue non può più prescindere dalla considerazione della dimensione testuale, la sola nella quale il linguaggio trova la sua piena espressione, quella in cui si realizzano le potenzialità del sistema, a tutti i livelli, da quello morfologico a quello sintattico, fino a comprendere gli aspetti semantici e funzionali della comunicazione linguistica (si pensi ai processi cognitivi della comprensione, dell’inferenza, del collegamento tra le informazioni presenti in memoria).
A fronte del forte interesse suscitato da questo ambito di ricerca, si è cercato, in questo lavoro, di affrontare alcuni aspetti della riflessione linguistica applicata all’analisi delle proprietà del testo, in un ideale percorso formativo rivolto a studenti adulti. L’ipotesi di partenza è che la prospettiva testuale, in vista della complessità dei fenomeni che coinvolge, possa essere un banco di prova particolarmente interessante nel caso dell’adulto. Si ritiene, infatti, che questi, in virtù della raggiunta maturità cognitiva, sia in grado di cogliere, più del bambino, determinate generalizzazioni sul testo. L’approccio entro cui ci si è mossi nella ideazione delle attività proposte è di tipo induttivo, quindi dalla lingua alla regola, pur essendo noto il bisogno, da parte dello studente adulto, di un insegnamento esplicito della grammatica, secondo un approccio deduttivo.
La ragione di questa scelta risiede nella convinzione che la riflessione autonoma sulla lingua, la creazione di ipotesi sulle regole sottostanti al suo funzionamento, oltre che rappresentare una sfida per l’insegnante, possano risultare motivanti ed efficaci anche nel caso di discenti adulti.
Si ritiene, infine, che l’induzione rappresenti una prospettiva di analisi particolarmente rilevante proprio nella scoperta della dimensione testuale della lingua, come si è cercato di dimostrare attraverso alcune attività di riflessione su specifici meccanismi di coesione o sulle tipologie dei testi.

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4 INTRODUZIONE Il problema metodologico dell’insegnamento della grammatica è uno dei temi più dibattuti nella storia della pedagogia linguistica. E, come sovente accade nella speculazione scientifica, i cambiamenti di prospettiva e i progressi raggiunti sul piano della riflessione teorica si sono accompagnati ad innovazioni anche sul piano formale della terminologia utilizzata. Ne è una prova evidente il passaggio, in epoca recente, dall’uso del termine tradizionale di ‘grammatica’ a quello di ‘riflessione linguistica’, a seguito della maturata consapevolezza che gli schemi grammaticali del passato andavano rivisti ed ampliati in una prospettiva nuova. In Italia, sono stati fondamentali, in proposito, i contributi di autorevoli linguisti, che, dagli anni ‘70 in poi, hanno dato luogo ad una vera e propria ‘rivoluzione’ ideale e terminologica nell’ambito dell’insegnamento della lingua italiana. L’atteggiamento dominante è stato quello del rifiuto del grammaticalismo imperante fino ad allora, in favore di una concezione più complessa del fare ‘educazione linguistica’. L’assunto di base, ancora oggi indiscusso, è che l’acquisizione della lingua non deriva semplicisticamente dall’apprendimento meccanico delle sue regole formali, ma prevede necessariamente lo sviluppo di competenze comunicative più ampie, indispensabili per l’uso della lingua. Da qui la considerazione degli aspetti funzionali, pragmatici, sociolinguistici e comunicativi in genere, che non trovano spazio in una concezione tradizionale di grammatica. Una delle conseguenze di questa nuova prospettiva da cui pensare all’educazione linguistica è stato il crescente interesse per il concetto di testo. Superato il limite della frase, livello di analisi ultimo del grammaticalismo, la didattica delle lingue non può più prescindere dalla considerazione della dimensione testuale, la sola nella quale il linguaggio trova la sua piena espressione.

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