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La responsabilità penale del direttore responsabile nella stampa periodica: il caso Sallusti

Informazioni tesi

  Autore: Amedeo Francesco Mosca
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Media e giornalismo
  Relatore: Antonio Vallini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 90

Come si è evoluta la legislazione sulla libertà di stampa e sulla tutela penale dell'onore dagli stati pre-unitari ad oggi? Siamo sicuri che le garanzie si siano ampliate?
Di quale responsabilità penale è investito il direttore responsabile del periodico? Risponde solo di omesso controllo, o anche di concorso? O magari la sua è una mera responsabilità oggettiva?
Ha ancora senso nel XXI secolo perseguire penalmente chi offende moralmente qualcuno attraverso la stampa? E dovrebbe risponderne anche un terzo oggettivamente responsabile? Come funziona negli altri paesi europei?
Ancora, per quale ragione quando gli articoli diffamatori sono anonimi il direttore responsabile risponde per concorso nel reato e non per omesso controllo? E in base a quali criteri gli articoli anonimi vengono sovente attribuiti, nella giurisprudenza, al direttore responsabile medesimo?
È possibile condannare il direttore responsabile per diffamazione a causa dei titoli, sapendo che questi non sono redatti dagli autori degli articoli cui si riferiscono?
Cosa accade quando il direttore responsabile è in malattia o in ferie?
E infine, per cosa è stato processato Sallusti? Che fondamento ha la sua condanna?

Questo lavoro, passando in rassegna più di 160 anni di legislazione dell'Italia, anche quando si chiamava Regno di Sardegna, e confrontando le leggi fondamentali di questa da un lato e poi del Regno di Napoli, poi delle due Sicilie, dall'altro, nonché centinaia di sentenze di legittimità e anche di merito dell'Italia repubblicana in materia, cerca di rispondere a questi interrogativi, analizzando il tutto alla luce della dottrina vecchia e nuova ed evidenziando le diverse posizioni nonché le discordanze, le incongruenze e le incoerenze, ma anche proponendo un punto di vista originale, nella rigorosa prospettiva scientifica propria del giurista ma senza tralasciare il punto di vista concreto proprio di chi conosce le strutture editoriali e le loro modalità di funzionamento. Particolare attenzione è data alla giurisprudenza in materia della Corte europea per i diritti dell'uomo e alle citazioni non sempre pertinenti che se ne fanno nella giurisprudenza della Corte suprema di cassazione.

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I N T R O D U Z I O N E 1. Il diritto di cronaca nell’ordinamento italiano 1 Il cosiddetto diritto di cronaca non è espressamente previsto dall’ordinamento italiano. La copertura che ne dà l’articolo 21 della Costituzione, anche con riferimento al diritto passivo di essere informati, è ampiamente attestata in giurisprudenza ma non è giuridicamente definita in maniera chiara. Anche sul concetto di cronaca non c’è unità di pensiero: se è stata definita «esposizione dei fatti, scevra da commenti, aggiunte od omissioni», come tale distinta dall’espressione di opinioni o giudizi 2 , allora potremmo ritenere che la libertà di opinione è espressamente tutelata in Costituzione, mentre la libertà di cronaca, cioè di fare il resoconto di ciò che è accaduto, no. Il diritto di informazione è invece stabilito, tra le altre, da una fonte di diritto internazionale di natura pattizia, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, ratificata dal Parlamento italiano con legge 4 agosto 1955, nº 848, che all’articolo 10 stabilisce che «Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione e questo diritto comprende la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza interferenza di pubbliche autorità» per poi precisare che «L’esercizio di queste libertà, poiché comporta doveri e responsabilità, può essere sottoposto alle formalità, condizioni, restrizioni o sanzioni che sono previste dalla legge e che costituiscono misure necessarie, in una società democratica, alla sicurezza nazionale, all’integrità territoriale o alla pubblica sicurezza, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, alla protezione della reputazione o dei diritti altrui, per impedire la divulgazione di informazioni riservate o per garantire l’autorità e 1 Per la stesura del presente paragrafo sono stati consultati, tra gli altri, i seguenti testi: Roberto Zaccaria (in alcune edizioni con altri autori), Diritto dell’informazione e della comunicazione, varie edizioni Cedam, Padova, 2002-2013; Paolo Caretti, Diritto dell’informazione e della comunicazione: stampa, radiotelevisione, telecomunicazioni, teatro e cinema, varie edizioni, Il Mulino, Bologna, 2001-2009; Paolo Baldini, Lezioni di diritto dell’informazione e della comunicazione, Bonomo, Bologna, 2003; Gianluca Gardini, Le regole dell’informazione: principi giuridici, strumenti, casi, Paravia - Bruno Mondadori, Milano, 2005-2009; Dario E.M. Consoli, Gennaro Sangiuliano, Manuale di teoria e tecnica dei media, Esi, Napoli, 2006; Vittorio Roidi, Diritto dell’informazione, Simone, Napoli, 2003. Fondamentali per la mia formazione al riguardo sono stati gli insegnamenti ricevuti da Gianluca Gardini quando frequentavo l’Alma mater studiorum - Università di Bologna. 2 Roberto Zaccaria con la collaborazione di Alessandra Valastro, Diritto dell’informazione e della comunicazione, IV edizione, Cedam, Padova, 2003, p. 29; Vincenzo Zeno Zencovich, Michele Clemente, Maria Gabriella Lodato, La responsabilità professionale del giornalista e dell’editore: con le massime da 300 sentenze (1960-1994), Cedam, Padova, 1995, p. 4; citati entrambi anche in Marcella Fortino (a cura di), I danni ingiusti alla persona, Utet giuridica (divisione della Wolters Klower Italia), Assago / Torino, 2009, p. 268. 1

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Parole chiave

diritto penale
sallusti
diffamazione
direttore responsabile
concorso nel reato
libertà di stampa
onore
culpa in vigilando
diritto della informazione
reati di opinione

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