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La depressione infantile

La tesi rappresenta una revisione bibliografica della letteratura in merito alla patologia infantile definita come depressione infantile.

Il primo capitolo si propone di descrivere:
- i contributi del modello psicodinamico e relazionale, che indagano l'eziologia della depressione infantile nella dinamica delle pulsioni e nella costruzione del Sé in relazione con l'ambiente familiare e sociale;
- i principi del modello cognitivo-comportamentale nell'esplicare le cause del disturbo depressivo in età evolutiva;
- l'approccio neurobiologico e genetico al problema del disturbo in questione;

Il secondo capitolo mette in luce l'area delle caratteristiche cliniche e sintomatologiche del disturbo depressivo nell'infanzia, facendo riferimento alle classificazioni diagnostiche internazionali più importanti. A causa del polimorfismo sintomatologico tipico dell'infanzia i criteri diagnostici per la depressione infantile variano a seconda del grado di sviluppo del bambino, per cui la descrizione degli aspetti clinici è stata suddivisa in tre fasce d'età: 0-3; 3-5; età scolare.

Il terzo capitolo affronta il problema della comorbidità della depressione infantile con altri disturbi dell'età evolutiva esaminando i contributi più recenti della developmental psychopathology e del modello eziopatogenetico multifattoriale, che mette in luce i vari fattori di rischio che concorrono all'esordio di tale disturbo nel bambino.

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3 INTRODUZIONE Il disturbo depressivo rappresenta la più diffusa psicopatologia dell’età evolutiva e si appresta a divenire nei prossimi anni il secondo disturbo della salute del bambino a livello mondiale (Guareschi Cazzullo, 1992). Solo negli ultimi tempi la depressione infantile è diventata una delle categorie diagnostiche di maggior interesse scientifico. Infatti l’individuazione di situazioni depressive nell’infanzia durante i primi decenni di questo secolo era essenzialmente circoscritta a sporadici casi di psicosi in età puberale e adolescenziale assimilabili alle forme depressive o maniaco-depressive degli adulti. Questo avveniva in ragione del fatto che il principale modello teorico di riferimento era quello freudiano, la cui tesi principale era che l’immaturità del Super-Io nell’infanzia non permettesse al bambino di provare il senso di colpa che secondo la psicoanalisi classica è alla base dello sviluppo del disturbo depressivo (Freud,1938). L’infanzia secondo il senso comune e lo stereotipo sociale è vista come un periodo di spensieratezza e gioia, priva di quei turbamenti che emergeranno poi con l’ingresso nella pubertà e nell’adolescenza. L’infanzia è spesso dipinta da molti adulti come un periodo idilliaco della propria esistenza, ma queste valutazioni vengono fatte a posteriori sulla base dei ricordi che essi serbano di esso e che possono essere stati deformati dalle esperienze successive che hanno operato una sorta di rivalutazione di quel momento del ciclo di vita. Chi ha vissuto un’infanzia infelice molte volte non lo ammette e si sente la sfortunata eccezione alla regola generale. La ricerca clinica ha evidenziato che la tristezza e il disagio psicologico esistono anche nei bambini, anche in assenza di un chiaro e grave evento traumatico. Tradizionalmente la depressione nel modello adulto è definita come un’alterazione dell’umore caratterizzata da sintomi come tristezza, svogliatezza, astenia, pianto, caduta della concentrazione, indecisione, pessimismo, autosvalutazione, pensieri suicidari, che spesso possono essere

Laurea liv.I

Facoltà: Psicologia

Autore: Elena Colzi Contatta »

Composta da 65 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.