Questo sito utilizza cookie di terze parti per inviarti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più clicca QUI 
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie. OK

Razionalità limitata dei mercati e revisione critica delle politiche di austerity dell'Eurozona

Ho deciso di approfondire in questa tesi l’argomento della razionalità dei mercati, dal momento che la crisi economica scoppiata nell’Occidente a partire dal 2007 ha fatto sorgere più di un dubbio circa la stabilità interna dei mercati ipotizzata dall’economia classica. La sequenza di crisi che ha interessato il mondo occidentale a partire dagli anni Ottanta (di cui la crisi subprime è stata l’acme), infatti, fa pensare più a un problema di natura sistemica che a una serie casuale di incidenti di percorso.
Per rispondere a queste non facili domande, come si vedrà, si è ritenuto necessario un approccio multidisciplinare, utilizzando contributi non solo dalla scienza economica “classica”, ma anche dalla sociologia, dalla macroeconomia, dall’economia comportamentale, dall’analisi dei mercati finanziari, perfino dalla filosofia. La risposta è stata decisamente scomoda: l’homo oeconomicus tratteggiato dalla microeconomia classica appare quantomeno frutto di una visione asettica della realtà sociale

Mostra/Nascondi contenuto.
5 Capitolo 1: Il paradigma classico dell’economia: da Adam Smith ai neoliberisti Nel mondo dell’economia esistono due visioni, due concezioni della conoscenza radicalmente diverse. Come si vedrà in questo lavoro, la dialettica tra queste due visioni – che gli economisti preferiscono denominare “paradigmi”, per sottolineare la loro natura quasi onnicomprensiva – ha profondamente influenzato la storia dell’economia – e quindi dell’umanità – a partire, almeno, dalla Rivoluzione industriale. A seconda del prevalere di uno o dell’altro paradigma, la società e la politica hanno svoltato verso un certo sentiero di crescita , anche perché – come sosteneva Keynes – “le idee di un politico non sono altro che la proiezione delle idee di qualche economista defunto 1 ” Anche se non bisogna semplificare eccessivamente, lasciando spazio ad un’interpretazione troppo manichea della questione, non c’è dubbio che i due paradigmi partano da visioni economiche, sociologiche e psicologiche estremamente divergenti. La teoria economica standard (che di qui in poi definiremo classica) afferma che i mercati sono razionali e che l’uomo agisce in base a considerazioni di efficienza. In altre parole, tali teorie affermano che gli individui, nel prendere le decisioni economiche, si comportano razionalmente. Tale razionalità altro non sarebbe che, stante la teoria dei mercati efficienti, la massimizzazione del profitto individuale: ogni agente economico dispone di tutta l’informazione ed il prezzo altro non è che l’incorporazione dell’informazione disponibile. Tuttavia, come si vedrà in maniera approfondita in questo lavoro, queste considerazioni appaiono quantomeno azzardate. Gli ultimi decenni, e in particolare l’ultimo quinquennio di grande crisi nel mondo occidentale, hanno fatto sorgere numerosi dubbi circa i presupposti di razionalità dei mercati, e si stanno affacciando sempre nuove teorie (afferenti all’area dell’economia comportamentale) che mettono in discussione i fondamenti della teoria economica classica. L’individuo, lungi dall’ideal-tipo di massimizzazione dell’utilità attesa e di razionalità immaginato da Adam Smith, sembra essere guidato da un coacervo di passioni, di pregiudizi, asimmetrie informative e veri e propri “raptus” di irrazionalità che gettano una luce ben diversa sulle vicende che hanno interessato l’economia mondiale nelle ultime decadi. Come si vedrà nello svolgimento del lavoro, le crisi finanziarie non sono una prerogativa del XXI secolo: esse esistono fin dalla comparsa della cartamoneta e, nel caso della crisi dei tulipani, anche prima. Proprio per questo, seppur ci si soffermerà con dovizia sui temi cogenti dell’attualità della crisi, è necessario partire da una prospettiva storica, per capire che i meccanismi psicologici sottostanti una crisi sono i medesimi. Quando si volge lo sguardo ad una crisi di grandi proporzioni, come quella 1 KEYNES J. (2006), p.41

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Economia

Autore: Giacomo Giglio Contatta »

Composta da 113 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1309 click dal 03/04/2014.

 

Consultata integralmente 3 volte.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.