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L'editoria in Italia: il caso Progedit

Informazioni tesi

  Autore: Lucia Cataleta
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Scienze dell'informazione
  Corso: Informazione e sistemi editoriali
  Relatore: Giovanna Zaccaro
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 133

L'editoria italiana è in crisi dal 2011 quando, secondo quanto attestato dai dati Istat, il settore ha perso ben settecentomila lettori, molti tra i quali lettori forti. Gli indici in ribasso non riguardano esclusivamente la lettura, ma coinvolgono anche il mercato del libro. L'ultimo Rapporto sullo Stato dell'editoria italiana 2012 pubblicato dall'Associazione Italiana editori mette in luce la seguente situazione: il mercato del libro scende a quota tre miliardi con una flessione complessiva del meno 6,3 per cento. Sono i canali della grande distribuzione a calmierare la chiusura complessiva del 2012, mentre tutti gli altri canali (rateale, tascabili in edicola, club, export, vendite alle biblioteche) crollano complessivamente a meno 16,8 per cento. Sullo sfondo, dunque, una crisi profonda: per la prima volta negli ultimi tre, quattro decenni il mercato del libro, che aveva mostrato storicamente un andamento anticiclico, si allinea al negativo contesto generale dei consumi. Gli unici due dati positivi, attesta il Rapporto, riguardano le vendite on line e le vendite degli e-book. I lettori comprano sempre meno in libreria e sempre di più on line. A tingere di nero il quadro fin qui delineato si aggiunge, poi, un'altra annosa questione, quella dell'ingerenza dei grandi gruppi editoriali nei processi di distribuzione. Il mercato appare ingessato e schiavo di catene di controllo verticali. Secondo un graduale processo cominciato a partire dagli anni Ottanta del Novecento, esso è diventato sempre più lo scenario del predominio di posizioni consolidate e dominanti, quelli dei grandi colossi editoriali. I principali attori sono presenti in tutta la filiera. Ovvero, fanno tutto: sono editori, stampatori, distributori, promotori, librai. Esempio lampante il gruppo Mondadori, il cui controllo si ramifica in vari comparti dell'industria editoriale italiana, da svariati marchi di suo possedimento, alla distribuzione (Librerie Mondadori e megastore) fino a BookOnLine, sito di vendita on line dei testi. In un'industria editoriale che reca tali caratteristiche, c'è ancora posto per la media e piccola editoria di cultura? Il presente lavoro di ricerca tenta di dare una risposta a tale interrogativo, indagando, attraverso una metodologia di tipo storico-analitico, sulle trasformazioni che l'editoria italiana subisce a partire dai primi anni del Novecento fino alla contemporaneità, quando assume la fisionomia sopra descritta. Attraverso l'analisi di queste trasformazioni, la ricerca propone al lettore un confronto tra i modi di fare editoria delle grandi case editrici di cultura della prima metà del Novecento, e le modalità di fare cultura editoriale delle successive imprese sorte nel nostro paese soprattutto nel dopoguerra: con la nascita dell'editoria per il grande pubblico e della cultura di massa, l'ottimizzazione dei processi produttivi e l'allargamento del mercato sono diventati due obiettivi primari. Tutto ciò ha oscurato il ruolo preponderante che fino a quel momento avevano ricoperto i letterati editori, all'interno di un'attività editoriale che si proponeva essere strumento di diffusione di contenuti culturali dal grande spessore ideologico e morale. Se pur collocati in tempi differenti della storia d'Italia, Papini, Prezzolini, Carocci, Bonsanti, Einaudi, Garzanti e Rizzoli sono esempi appropriati della figura del letterato editore. Editori che imprimono una forte personalizzazione al loro progetto, che stabiliscono quali testi pubblicare e i caratteri che devono esibire in quanto libri stampati, compiendo tali scelte in rappresentanza di una determinata comunità di lettori: quelli che Alberto Cadioli chiama editori iperlettori. Perde peso anche la figura tradizionale del consulente, la quale oggi non ha più alcun potere di incidere sulle scelte delle case editrici, né tanto meno la possibilità di fornire il proprio contributo alla progettazione della politica editoriale delle stesse. Cresce il ruolo del direttore commerciale, unico vero motore decisionale del settore, che decide con quali libri riempire gli scaffali di librerie e megastore.
In Italia, malgrado la cospicua presenza manageriale in molti apparati editoriali, sembra esserci ancora uno spiraglio di speranza per l'industria del libro: nel complesso l'editoria italiana è ancora fatta da editori e detiene un patrimonio di anticorpi in grado di alleviare i disastrosi effetti prodotti da un'editoria senza editori. L'antidoto è da ricercare in un comparto del settore editoriale italiano fatto di piccole aziende, spesso a conduzione familiare: la piccola e media editoria, la dorsale della creatività editoriale italiana, il laboratorio virtuoso che non ha mai smesso di scovare talenti, inventare storie, tradurre autori e talenti dall'estero, che dunque può e deve ritagliarsi un proprio spazio sul mercato.

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1 Introduzione L'editoria italiana è in crisi dal 2011 quando, secondo quanto attestato dai dati Istat, il settore ha perso ben settecentomila lettori, molti tra i quali lettori forti. Gli indici in ribasso non riguardano esclusivamente la lettura, ma coinvolgono anche il mercato del libro. L'ultimo Rapporto sullo Stato dell'editoria italiana 2012 pubblicato dall'Associazione Italiana editori mette in luce la seguente situazione: il mercato del libro scende a quota tre miliardi con una flessione complessiva del meno 6,3 per cento. Sono i canali della grande distribuzione a calmierare la chiusura complessiva del 2012, mentre tutti gli altri canali (rateale, tascabili in edicola, club, export, vendite alle biblioteche) crollano complessivamente a meno 16,8 per cento. Sullo sfondo, dunque, una crisi profonda: per la prima volta negli ultimi tre, quattro decenni il mercato del libro, che aveva mostrato storicamente un andamento anticiclico, si allinea al negativo contesto generale dei consumi. Gli unici due dati positivi, attesta il Rapporto, riguardano le vendite on line e le vendite degli e-book. I lettori comprano sempre meno in libreria e sempre di più on line con una crescita delle quote delle vendite sul web. Raddoppia, inoltre, il giro d'affari dei testi digitali, i cui acquisti raggiungono quota del 2 per cento. A tingere di nero il quadro fin qui delineato si aggiunge, poi, un'altra annosa questione, quella dell'ingerenza dei grandi gruppi editoriali nei processi di distribuzione. Il

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