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L'analisi di impatto della regolazione: la difficile integrazione nel processo di policy making

Lowi identifica le politiche come regolatorie, distinguendole da quelle distributive, redistributive e costituenti, "…quando agiscono direttamente sulla condotta individuale, il che coinvolge sia le identità sia la questione dell'osservanza delle norme. Le norme regolatorie impongono obblighi e sanzioni…". È evidente che la regolazione pone delle limitazioni agli attori che operano nel mercato, destinatari di tali politiche, o comunque delle modificazioni delle loro condotte. Ciò implica dei costi - delle esternalità negative - talvolta gravosi, ed è quindi fondamentale che l'attività regolatoria, anche alla luce del principio di proporzionalità, trovi una "giustificazione" che la legittimi. In particolare, emerge sempre più l'esigenza di better regulation, attraverso anche lo strumento dell'analisi di impatto della regolazione (AIR). Tale strumento, in alcuni paesi quali l'Italia, stenta a diffondersi adeguatamente e presenta, anche nelle realtà in tal senso più avanzate, complessità applicative oggetto di analisi del presente elaborato.
Tuttavia, vi sono delle esperienze, anche nel nostro paese, che possono rappresentare uno stimolo all'affermarsi della metodologia e ad un'adozione più efficace della stessa.
Dopo un'introduzione definitoria e sull'evoluzione e diffusione dell'AIR, si analizza il caso italiano dell'AIR nelle autorità indipendenti (ed, in particolare, dell'Autorità per l'Energia Elettrica, il Gas ed il Sistema Idrico), anche nell'ottica di un confronto con l'esperienza di Ofgem (Regno Unito).
Infine, si tracciano delle conclusioni che da un lato evidenziano la difficile integrazione dell'AIR nel processo di policy making ma che dall'altro accennano alla possibilità - per i policy makers - di ispirarsi alle best practice per la ricerca di soluzioni migliorative.

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2 1 Introduzione 1.1 Le politiche regolatorie e l’esigenza di better regulation Lowi identifica le politiche come regolatorie, distinguendole da quelle distributive, redistributive e costituenti, “…quando agiscono direttamente sulla condotta individuale, il che coinvolge sia le identità sia la questione dell’osservanza delle norme. Le norme regolatorie impongono obblighi e sanzioni…” (Lowi, 1999, pg. 235, trad. it.). E’ evidente che la regolazione pone delle limitazioni agli attori che operano nel mercato, destinatari di tali politiche, o comunque delle modificazioni delle loro condotte. Ciò implica dei costi - delle esternalità negative (Ielo, 2005) - talvolta gravosi, ed è quindi fondamentale che l’attività regolatoria, anche alla luce del principio di proporzionalità, trovi una “giustificazione” che la legittimi (Oecd, 1995). E ancora, “per ben regolare, occorre valutare i costi di applicazione o di esecuzione dell’intervento proposto (i cosidetti compliance costs)” (Ielo, 2005, pg. 289) La regolazione, infatti, come sostiene l’Organisation for economic co-operation and development (di seguito Oecd)“…should only proceed if it is expected to improve society’s economic and social welfare” (Oecd, 2008a, pg. 6). Tale principio è richiamato e approfondito anche nel recente Better regulation framework manual 1 del Department for Business Innovation & Skills del Governo inglese (UK Government, 2013), il quale prevede, tra l’altro, che “There will be a general presumption that regulation should not impose costs and obligations on business, social enterprises, individuals and community groups unless a robust and compelling case has been made.” (UK Government, 2013, pg. 4). Del resto, già nel 1995, l’Oecd aveva pubblicato una reference checklist for regulatory decision-making, con una serie di domande, sostanzialmente ancora attuali, che i policy makers dovrebbero porsi durante i processi decisionali riguardanti le politiche regolatorie: 1. Il problema considerato è definito correttamente? 2. L’azione del governo è giustificata? 3. La regolazione è la forma migliore di intervento da parte del governo? 4. La regolazione è in linea con la normativa vigente? 1 Si tratta di una guida, dal contenuto alquanto “pratico”, corredata da numerosi diagrammi di flusso a supporto dei processi decisionali e, in appendice, di un impact assessment template che razionalizza schematicamente le informazioni e i contenuti chiave di un’analisi di impatto della regolazione.

Laurea liv.I

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Barbara Dose Contatta »

Composta da 32 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 189 click dal 30/04/2014.

Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.