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La Formazione del Dipendente Pubblico

Il tema della formazione mi è molto caro, non solo a livello personale, ma anche professionale. Dal 2011 collaboro infatti con un’azienda privata con un contratto di apprendistato, e mi sono avvicinato alla tematica di questo lavoro grazie non solo alla formazione obbligatoria prevista dalla legge che ho ricevuto come apprendista, ma anche osservando la dedizione instancabile del reparto Risorse Umane della mia azienda per erogare la formazione suddetta.
Inoltre, per proseguire gli studi, ho “approfittato” della disciplina del CCNL delle telecomunicazioni, usufruendo in questi anni di orari agevolati che mi hanno consentito la frequenza delle lezioni, e di permessi per sostenere gli esami.
A questo punto è entrata in gioco la curiosità, che mi ha portato ad approfondire la tematica della formazione pubblica, dopo aver approfondito quella riguardante i dipendenti privati nel corso della mia vita lavorativa.
Il lavoro che ho redatto parte con una provocazione, ovvero ci si chiede cosa è, e a cosa serve, la formazione dei dipendenti pubblici. All’apparenza, può sembrare un concetto vacuo, o all’opposto estremamente vasto, dipende dai punti di vista. Il primo capitolo, oltre a una iniziale risposta a questi quesiti, contiene una analisi alle norme fondamentali alla base di quello che mi sento di definire un “diritto-dovere”: diritto perché basta, a mio modesto parere, realizzare un’interpretazione estensiva degli articoli 33 e 34 della nostra Costituzione, per capire quanto fondamentale fosse l’istruzione nelle idee del legislatore costituente, e la formazione non è altro che una delle tante sfaccettature dell’istruzione stessa; dovere perché, come si legge dalle norme analizzate, è diventato un dovere del datore di lavoro offrire al dipendente la possibilità di formarsi, non solo a fini professionali, ma anche per cultura personale.
Il secondo capitolo offre una panoramica generale frutto dell’analisi degli ultimi dieci anni di contrattazione collettiva e giurisprudenza in materia formativa, partendo dai CCNL che si occupano meno della questione, fino ad arrivare a quelli più completi, e offrendo una serie di spunti di riflessione.
Il terzo capitolo, devo ammetterlo, è stata una sorpresa anche per me. Nasce infatti dall’analisi di uno strumento di autoanalisi e autovalutazione della Pubblica Amministrazione, il Rapporto sulla Formazione, arrivato ormai alla quindicesima edizione, che si è rivelato ricco non solo di dati statistici e comparativi, ma anche di spunti interessanti sulla recente unione tra la formazione e il web 2.0 . Sappiamo infatti che, nell’immaginario comune, il dipendente pubblico non viene visto di buon occhio, soprattutto dal punto di vista dell’approccio alle nuove tecnologie, ma il Rapporto smentisce questa diceria, aprendo al lettore un aspetto della Pubblica Amministrazione forse a lui sconosciuto, ovvero il recente desiderio di digitalizzazione, che non và a colpire solo gli atti, ma anche gli strumenti dei dipendenti, con l’obiettivo di migliorarne le performance e, come diretta conseguenza, anche il funzionamento di tutto l’Apparato Amministrativo.

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8 Capitolo primo LE FONTI DEL DIRITTO ALLO STUDIO E ALLA FORMAZIONE 1 A COSA SERVE LA FORMAZIONE DEI DIPENDENTI PUBBLICI? Il presente lavoro non poteva non iniziare col rinvio a quello che è un interessantissimo lavoro di Sabino Cassese, da cui questo paragrafo prende il nome 1 . Il suo lavoro è diviso in tre parti. Nella prima parte presenta una sua personale classificazione della formazione dei dipendenti pubblici dividendola in tre categorie, ad ognuna alle quali corrisponde una finalità della formazione stessa: una formazione “debole”, una “forte” e una “fortissima”. 1 Cassese Sabino, “A cosa serve la formazione dei dipendenti pubblici?” in Politica del diritto, 1989, fasc 3, pp 431-436

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Marco Giuseppe De Pinto Contatta »

Composta da 133 pagine.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.