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Bruno Latour: dalla sociologia della scienza all'antropologia dei moderni. Una proposta interpretativa.

La tesi ricostruisce la prospettiva del sociologo, filosofo e antropologo francese Bruno Latour. Conosciuto all'interno del panorama intellettuale italiano in particolar modo per i suoi contributi agli studi di scienza e tecnologia e per i suoi legami con l'Actor-Network Theory, Latour, al contrario, non dev'essere considerato esclusivamente come un sociologo della scienza. Di conseguenza, questa tesi risponde all'obiettivo di ricostruire la coerenza soggiacente al progetto intellettuale latouriano mostrando le peculiarità della prospettiva metafisica che ne è soggiacente. Rispondendo alle critiche mosse alla sociologia della scienza latouriana, quali costruttivismo, post-modernismo, relativismo e associazione alla svolta linguistica, ho mostrato il filo conduttore soggiacente alla prospettiva latouriana, il quale ha condotto Latour alla realizzazione di un'antropologia dei moderni e al progetto di una "cosmopolitica".

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2 Introduzione “In questioni di scienza, l’autorità di mille non vale l’umile ragionare di un singolo”, affermava Galileo Galilei sulla soglia di quella che la storiografia, e in generale il pensiero contemporaneo, identifica come Età Moderna. Lungi dal rappresentare una semplice affermazione, tali parole costituiscono le fondamenta di un’epistemologia – ossia di una visione della conoscenza – su cui il nostro mondo occidentale ha posto le proprie basi. Fondamenta scavate talmente in profondità che ad oggi qualsiasi possibilità di analizzarne le origini e lo statuto viene associata ad una loro messa in discussione. E così, anche adesso che siamo arrivati al punto in cui tali fondamenta sembrano rivelare sempre con maggior pressione la propria fragilità, non facciamo che ricercare le origini di una tale debolezza nelle fondamenta stesse: ciò, ancora una volta, a dimostrazione della sapienza con cui esse sono state costruite. Ciò significa che ogni qual volta ci si accinga – nel pensiero filosofico come in quello sociologico – a parlare di scienza, lo si faccia restando ben ancorati a tali fondamenta, ossia ancora dentro e tra le parole di Galileo. Di conseguenza, l’unica possibilità che sembra rimanere è quella di oscillare tra due poli radicati nell’affermazione stessa e dunque continuare a opporre, come lo stesso Galileo, la scienza all’autorità, la natura alla società. Ed è quanto hanno fatto la sociologia e la filosofia della scienza le quali, continuando a contrapporre tali poli - quello dell’oggetto e del soggetto per la filosofia, quello della natura e della società per la sociologia – hanno condotto a far sì che qualsiasi tentativo di analisi e di descrizione del mondo dell’attività scientifica venisse associato ad una critica al suo statuto di oggettività o, quanto meno, ad una posizione relativista consistente nel voler sostituire una “verità di natura” con un’altra, più profonda di quest’ultima, ma più sottile: quella della società. Ciò è quanto è accaduto alla prospettiva di Bruno Latour la quale, nel momento in cui si è addentrata nell’intraprendere un’analisi dei processi di costruzione alla base dell’attività scientifica, ha finito con l’essere classificata sotto le etichette di “costruttivismo sociale”, “relativismo” e “post-modernismo”. Fortunatamente, se c’è un’opportunità che l’epistemologia moderna ci ha fornito, nel momento in cui ha contrapposto al polo della scienza e delle “verità indiscutibili” quello della società, della soggettività e del discorso, è stata quella di poter trarre insegnamenti e – soprattutto – nuove possibilità di prospettiva. Ed è quanto costituisce l’obiettivo principale di questa tesi, la quale prospetta di servirsi delle

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Elisabetta Dini Contatta »

Composta da 223 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1334 click dal 21/05/2014.

 

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Disponibile in PDF, la consultazione è esclusivamente in formato digitale.