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La Città Santa di Gerusalemme. Gli aspetti ecclesiasticistici e internazionalistici

Informazioni tesi

  Autore: Anna Maria Mangia
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2004-05
  Università: Università degli Studi di Bari
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Raffaele  Coppola
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 71

Nella tesi è stato affrontato il problema della Città Santa di Gerusalemme, città cara alle tre religioni monoteiste; sono stati affrontati gli aspetti ecclesiasticistici, la posizione della Santa Sede sui Luoghi Santi presenti a Gerusalemme e nelle sue vicinanze e la posizione della comunità internazionale.

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Cap 1: La controversia Arabo-Israeliana 1.1 Dalla dichiarazione di Balfour ai giorni nostri Il 2 novembre 1917, il primo ministro inglese Lloyd George incaricò il segretario degli Affari esteri, Arthur Balfour, di scrivere una lettera che conteneva una importante dichiarazione: “Il governo di Sua Maestà considera con favore l’insediamento in Palestina di uno Stato nazionale per il popolo ebraico, e farà del suo meglio per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo”. Questa dichiarazione, nota come “Dichiarazione Balfour”, impegnava la Gran Bretagna a favorire la creazione di una national home ebraica in Palestina, e che a fronte della sua creazione, “niente sarà fatto che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche esistenti in Palestina” 1 Nell’ aprile del 1920 la Gran Bretagna divenne la potenza mandataria. Ma cosa è un mandato? Esso consiste nella protezione che una potenza assume dei popoli che non sono ancora in grado di governarsi da soli e ha per scopo una sacra missione di civilizzazione e cioè il benessere e lo sviluppo di questi popoli 2 . Gli arabi non erano stati informati ufficialmente della dichiarazione Balfour, ma la notizia era comunque trapelata ed essi erano sospettosi e preoccupati, ma speravano ancora che la Gran Bretagna avrebbe comunque riconosciuto la giustezza della loro causa. Il primo alto commissario nominato in Palestina nel luglio del 1920 fu Sir Herbert Samuel, di religione ebraica. Ai sionisti sembrò un segno promettente e agli arabi sinistro: l’alto commissario era favorevole alla dichiarazione, ma nei cinque anni del suo mandato cercò di rassicurare gli arabi, poiché l’idea della dichiarazione era semplicemente quella di creare un luogo in Palestina (ma non in tutta) dove gli ebrei potessero vivere di diritto invece che esservi tollerati. Nonostante questa rassicurazione gli arabi erano preoccupati dall’aumento della immigrazione ebraica, che si accentuò negli anni trenta a causa della fanatica strategia antisemita di Hitler. L’inquietitudine degli arabi era comprensibile: la minaccia tedesca avrebbe potuto favorire la causa 1 K. ARMSTRONG, Gerusalemme – Storia di una città tra ebraismo, cristianesimo e islam. Mondatori editore 1999, pp. 351-352. 2 S. FERRARI, Vaticano e Israele. Sansoni Editore , 1991 , p.16. Gli inglesi erano molto presi dalla responsabilità di amministrare i luoghi sacri; durante il controllo britannico dal 1917 al Luglio 1920, al governatore militare, il tenente Storss, fu affidato come primo compito quello di riparare le devastazioni causate alla città dalla guerra. Il tenete fondò una società con il compito di organizzare le opere di restauro e di ammodernamento. Una delle ordinanze prescriveva che tutti i nuovi edifici della città dovessero essere costruiti con la locale pietra rosa, direttiva che è seguita ancora oggi. (cfr K. ARMSTRONG, op. cit. , p. 352). 2

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Parole chiave

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lo statuto della città santa nella risoluzione 181
santa sede e olp
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