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Cinema e Letteratura nelle ultime produzioni di Martin Scorsese (2010-2013)

Il lavoro intende esplorare gli ultimi tre film di Martin Scorsese: Shutter island, Hugo Cabret e The Wolf of Wall Street, in rapporto alle opere letterarie da cui sono tratte.

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4 Introduzione Introduzione Introduzione Introduzione Questo lavoro nasce dall’incontro di due passioni: il cinema e la letteratura, due forme d’arte che hanno avuto da sempre un legame, che forse sottintende ad un rapporto antico molto più profondo di verosimiglianza, dal momento in cui anche la vocazione del cinematografo è quella di “raccontare storie”, seppur con metodi diversi. All’origine, compito di questa “straordinaria invenzione” era quello di riprodurre fedelmente (al pari di una fotografia illustrata) la realtà fenomenica. Tuttavia, già i fratelli Lumière alla fine dell’Ottocento, quando il cinematografo era ancora una novità, mettevano in scena quello che può essere non a torto definito il “primo film a soggetto” della storia, L’Arroseur arrose (L’innaffiatore annaffiato, 1895), con un conseguente cambio di atteggiamento da parte degli spettatori nei confronti di questa nuova arte. Non più un’arte che coglie l’immediatezza della realtà tramite la macchina da presa, ma una realtà ricostruita, appositamente adattata per essere mostrata ad un pubblico su uno schermo. Adesso il pubblico è consapevole che quello che vede è “finzione” e non ha più motivo di sobbalzare sulla poltrona e fuggire alla vista di un treno che sferraglia verso di lui. L’innaffiatore annaffiato, pur mettendo in scena una storia a tutti gli effetti con tanto di esordio (il giardiniere che innaffia), peripezie (il bambino che schiaccia la pompa, il giardiniere che si bagna e poi rincorre il monello), scioglimento (il giardiniere che punisce il bambino) ed epilogo (il giardiniere riprende il suo lavoro indisturbato), non racconta propriamente gli eventi, li mette semplicemente in scena. Sono necessari alcuni anni e l’avvento di una nuova tecnica narrativa, ovvero il montaggio, perché la vocazione del cinema a raccontare storie trasformi lo spazio e il tempo “reali” in spazio e tempo “narrativi”. Sono il reale e l’immaginario che si intrecciano e si fondono in un unico spazio che è il racconto, grazie al montaggio che permette a chi racconta di passare in un attimo da un luogo all’altro o da un punto della linea del tempo all’altro, raccontando luoghi e tempi reali, immaginari, frutto di sogni, incubi o allucinazioni. Trattare il rapporto tra cinema e letteratura significa anzitutto compiere un’analisi che prima che tecnologica è soprattutto sociologica. Il cinema, infatti, ha abbattuto le barriere culturali create dalla letteratura fin dai tempi in cui “saper leggere” era attitudine di pochi, mentre l’uso di immaginari permette una fruizione immediata da parte di tutti, indistintamente dallo status sociale. Questo spiega il grande successo di questa “straordinaria invenzione” fin dai suoi esordi e la sua capacità di influenzare l’immaginario collettivo. «Che il cinema potesse diventare prima di ogni altra cosa una macchina adatta a raccontare delle storie, ecco qualcosa che non era stato davvero

Laurea liv.I

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Maria Pamela Mazzarella Contatta »

Composta da 119 pagine.

 

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