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''L'ha detto la tv'' Tecniche e modelli di persuasione mediatica

Informazioni tesi

  Autore: Federica Pollastrelli
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2012-13
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Teorie della Comunicazione
  Relatore: Andrea Ermanno Riscassi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 180

La televisione é diventata uno dei mezzi più efficaci per il fenomeno denominato costruzione sociale della realtà. Costruzione della realtà perché le informazioni che recepiamo dalla tv si trasformano in idee, credenze e valori che a loro volta influenzano il modo di percepire il mondo circostante e il modo di relazionarci con gli altri. Il processo che ha portato la televisione a diventare uno strumento tanto influente è stato graduale, a volte intenzionale altre meno, ma sicuramente le tecniche nel tempo si sono affinate grazie ai progressi in campo psicologico e sociologico, che hanno contribuito a chiarire le dinamiche comunicative degli individui e gli effetti della comunicazione mediatica.
Se le prime teorie degli anni Venti vedevano l'individuo come una tabula rasa, quelle più recenti, ridimensionano il concetto di media onnipotenti e propongono la tematica della costruzione sociale della realtà. Nell'attuale società dell'immagine è la televisione, attraverso le immagini a veicolare determinate visioni di ciò che ci circonda, condizionando, quindi, quello che noi spettatori percepiamo.
Tra le tecniche più note per “realizzare” la costruzione sociale della realtà vi è l'utilizzo del frame. Dato che le persone solitamente ragionano secondo quadri di riferimento costituiti da immagini o conoscenze culturali, l'utilizzo del frame, che significa letteralmente cornice di riferimento, serve per arrivare al nòcciolo di un argomento esprimendo simultaneamente il proprio modo di concepirlo. Questa, che può sembrare una banale semplificazione, è in realtà una tecnica molto efficace e sottile, in quanto non solo permette un controllo sui contenuti detti ma anche e soprattutto su ciò che non viene detto, stabilendo così un'implicita censura. Un'ulteriore conferma del fatto che la televisione ha il potere di condizionare la realtà, possiamo trovarla anche nella comunicazione politica nel momento in cui è venuta a contatto con il mezzo televisivo. Attualmente, l'efficacia del discorso politico è strettamente connessa agli schemi narrativi della tv. L'immagine del leader ha acquisito sempre più peso, diventando perfino più importante dei suoi discorsi e il fattore intrattenimento sembra essere fondamentale per ottenere consenso e visibilità, da qui anche il termine politainment.
Anche l'informazione, oltre all'utilizzo del frame, fa molto leva sulle immagini e di conseguenza sull'emotività dell'ascoltatore. Se pensiamo ai servizi giornalistici degli ultimi tempi, possiamo vedere come la cronaca nera abbia in un certo senso il monopolio sugli altri generi informativi. Questo perché da un lato abbiamo accettato e cerchiamo la cosiddetta “tv del dolore” e dall'altro lato perché il valore di notiziabilità è più alto e i giornalisti riescono ad andare avanti per diversi giorni fornendo piccole note di colore o sviluppi sullo stesso argomento. Inoltre, le tinte forti dei servizi servono alle reti per garantirsi il numero maggiore di ascolti. Anche per quanto riguarda la pubblicità ritroviamo lo stesso discorso di costruzione della realtà perché se questa agli inizi era più legata a far conoscere dei beni di uso comune, oggi il suo utilizzo è asservito alla creazione di bisogni indotti per cui i beni vengono caricati di significati simbolici per invogliare all'acquisto facendo leva sulle pulsioni e i desideri, a partire dai bisogni reali fino a quelli riguardanti l'immagine di sé, l'autostima, ecc. Lo sfruttamento della narrazione televisiva crea delle realtà parallele che inevitabilmente condizionano le nostre scelte e quindi le nostre vite.
Anche l'utilizzo degli stereotipi veicola determinati significati che dalla televisione influenzano poi le nostre cognizioni. Questo succede perché la tv ricorre spesso al loro utilizzo, anche solo per ragioni di massima efficienza, dato che si tratta di messaggi semplici e facilmente riconoscibili dal destinatario, perché hanno origine nel senso comune. Ma purtroppo gli stereotipi non sono mai neutri, anzi sono molto spesso discriminatori e portano come conseguenza un'appiattimento della la realtà, condizionandone addirittura il significato, e a lungo termine ci fanno accettare con fiducia e senza senso critico ciò che la televisione ci propone, senza averne fatto esperienza.
L'ultima parte dell'elaborato pone in evidenza la figura femminile, in relazione all'impoverimento dei significati prodotto dal mezzo televisivo. Già dagli esordi della tv la donna è stata presentata come una figura accessoria, cercando solo la valorizzazione del suo corpo piuttosto che altre sue abilità, a dispetto dell'uomo che di solito invece viene caratterizzato più per il suo talento o le sue attitudini. La conseguenza è stata quella di modificare la percezione della figura femminile stessa: anche noi donne oggi ci guardiamo con occhi maschili, perché abbiamo interiorizzato i canoni insiti nello stereotipo che ci vuole seriali, perfette e sempre giovani.

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Introduzione In un'attualità in cui l'immagine condiziona la vita sociale, politica ed economica del nostro paese, la televisione, nonostante l'avvento di nuovi media, sembra avere mantenuto la capacità di gestire e sfruttare il potere del visivo. Attorno a questo medium si sono sviluppati numerosi strumenti interpretativi, critici e di analisi che in qualche modo si sono occupati del rapporto che intercorre fra potere 1 e televisione, e del rapporto che quest'ultima ha con i suoi utenti. Questi discorsi spesso confluiscono nel dibattito circa gli effetti persuasori e di costruzione della realtà sociale che vengono imputati alla tv. La prima parte di questo elaborato cerca di tracciare un percorso cronologico attraverso le teorie e le tecniche utilizzate per sfruttare il potenziale persuasivo di tale mezzo. In questa breve storia che parte dagli anni Venti del Novecento e arriva ai giorni nostri, si è cercato di inquadrare come l'evoluzione di quest'arte persuasiva sia andata di pari passo con l'evolversi delle conoscenze psicologiche e sociologiche e al mutare delle forme di potere politico. Dapprima i media sono stati considerati potenti strumenti per la manipolazione delle masse, considerando il raggiungimento dello scopo come un qualcosa di matematico. Già in una seconda fase, tra gli anni Quaranta e gli anni Sessanta, si delinea un diverso paradigma caratterizzato da un ridimensionamento del potere di influenza della televisione, tenendo in considerazione le variabili sociali e psicologiche che caratterizzano ogni soggetto. In questo periodo, secondo le teorie emerse, l'individuo acquista uno spessore che prima gli era negato. Ciò permette di contemplare la possibilità di fallimento dell'operazione persuasiva o manipolatoria. Mentre le teorie più recenti suggeriscono che il potere mediatico vada considerato in termini di costruzione sociale della realtà: nella società dell'immagine, è la televisione, che veicolando determinate visioni del reale, condiziona ciò che lo spettatore percepisce. 1 La definizione che Foucault da di potere è molto generale, in cui questo è definito attraverso vari regimi come il potere politico, il potere scientifico-universitario e il potere carcerario. In questa accezione il potere non è un solo organo ma investe ogni ambito del vivere sociale e parla attraverso istituzioni più o meno formali , M. Foucault, Microfisica del potere, Einaudi, Torino 1977, p.7-112, 120/145.

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