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La primavera araba e la rivolta siriana del 2011

Il nuovo millennio inizia in Siria con una serie di scoinvolgimenti traumatici sia interni sia esterni, tali da minare gli equilibri alla stabilità del regime stesso. La morte del presidente Hafiz al-Asad nel 2000, e la successione a Bashar. L’inclusione della Siria da parte degli Stati Uniti nella lista degli “stati canaglia” con le relative conseguenze diplomatiche ed economiche. Lo stallo nelle trattative di pace con Israele, il prossimo esaurimento dei giacimenti petroliferi, il cui sistema economico è molto dipendente. Il settore pubblico, inefficiente e sovradimensionato, la scarsa competitività dell’industria, la permanenza di reti clientelari e monopoli. Dal punto di vista ideologico l’avvio del ‘movimento correttivo’, e l’ulteriore apertura del regime all’economia di mercato promosso da Bashar entra in contrasto con i principio fondamentale del partito Ba’t che legittima il regime stesso, l’art.13 della Costituzione del 1973 afferma che l’economia siriana è un’economia socialista pianificata, il cui obiettivo è la neutralizzazione di ogni forma di sfruttamento. La disoccupazione giovanile crescente (Tabella disoccupazione pag 7), completano il quadro di crisi del paese. La ‘Grande rivolta araba’ (2) del 2011 è una rivolta di popolo contro la miseria, la corruzione dei propri governanti, contro l’oppressione dei propri regimi, contro i propri despoti, riconosciuti come la fonte primaria di quell’infelicità araba (Approffondimento ragazzi Dera’a pag 7). L’occidente non ha costituito una fonte d’ispirazione per questi movimenti, nè, nel senso emulativo nè in senso antagonistico. L’occidente è stato semplicemente assente in previsione di chi sapeva che nulla poteva aspettarsi da parte occidentale. L’errore compiuto dall’Occidente è stato probabilmente quello di confondere la stabilità della regione con la continuità dei governi autoritari, corrotti e inefficienti che da decenni esercitano un potere pressoché assoluto sulle proprie società. Le preoccupazioni dell’opinione pubblica riguardano ‘l’invasione biblica di clandestini’ il rischio della diffusione del terrorismo islamista, invece le preoccupazioni dei governi riguardano la continuità negli approvvigionamenti d’idrocarburi, gli esiti politici delle rivoluzioni, e la possibilità di nuovi santuari per i terroristi a poche decine di migliaia di miglia dal litorale europeo. La novità nel metodo organizzativo della rivolta, rispetto al classico modo di organizzare le proteste riunendosi all’uscita delle mosche riguarda i social network, sino a prima non massicciamente impiegati.

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Pagina 5 di 94 Introduzione (Nota 1) Il nuovo millennio inizia in Siria con una serie di scoinvolgimenti traumatici sia interni sia esterni, tali da minare gli equilibri alla stabilità del regime stesso: la morte del presidente Hafiz al-Asad nel 2000, e la successione a Bashar, l’inclusione della Siria da parte degli Stati Uniti nella lista degli “stati canaglia” con le relative conseguenze diplomatiche ed economiche; lo stallo nelle trattative di pace con Israele; il prossimo esaurimento dei giacimenti petroliferi, il cui sistema economico è molto dipendente; il settore pubblico, inefficiente e sovradimensionato, la scarsa competitività dell’industria, la permanenza di reti clientelari e monopoli. Dal punto di vista ideologico l’avvio del‘movimento correttivo’, e l’ulteriore apertura del regime all’economia di mercato promosso da Bashar entra in contrasto con il principio fondamentale del partito Ba’t che legittima il regime stesso. L’art.13 della Costituzione del 1973 afferma che l’economia siriana è un’economia socialista pianificata, il cui obiettivo è la neutralizzazione di ogni forma di sfruttamento. La disoccupazione giovanile crescente (Tabella disoccupazione pag 7), completano il quadro di crisi del paese. La “Grande rivolta araba” (Nota 2) del 2011 è una rivolta di popolo contro la miseria, la corruzione dei propri governanti, contro l’oppressione dei propri regimi, contro i propri despoti, riconosciuti come la fonte primaria di quell’infelicità araba. L’occidente non ha costituito una fonte d’ispirazione per questi movimenti, nè, nel senso emulativo nè in senso antagonistico. L’occidente è stato semplicemente assente in previsione di chi sapeva che nulla poteva aspettarsi da parte occidentale. L’errore compiuto dall’Occidente è stato probabilmente quello di confondere la stabilità della regione con la continuità dei governi autoritari, corrotti e inefficienti che da decenni esercitano un potere pressoché assoluto sulle rispettive società. Le preoccupazioni dell’opinione pubblica riguardano “l’invasione biblica di clandestini”, il rischio della diffusione del terrorismo islamista, mentre le preoccupazioni dei governi riguardano la continuità negli approvvigionamenti d’idrocarburi, gli esiti politici delle rivoluzioni, e la possibilità di nuovi santuari per i terroristi a poche decine di migliaia di miglia dal litorale europeo. La novità nel metodo organizzativo della rivolta, rispetto al classico modo di organizzare le proteste riunendosi all’uscita delle mosche riguarda i social network, sino a prima non massicciamente impiegati. (Nota 1)Selvin K.,It’s the mentality stupid:Sirya’s turn to the private sector. University of St Andrews, Fife, 2009, pp. 30-41 (Nota 2)Vittorio Emanuele Parisi La primavera araba, Vita e pensiero, 2012 pp.13-16

Diploma di Laurea

Facoltà: Scienze Politiche

Autore: Mariano Timossi Contatta »

Composta da 94 pagine.

 

Questa tesi ha raggiunto 1485 click dal 24/06/2014.

 

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