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Love and Be Silent. La retorica del silenzio in Shakespeare e nel King Lear

Il linguaggio è ciò che più caratterizza la specie umana e nel corso della sua evoluzione, l'uomo ha imparato a conoscere le sue infinite potenzialità utilizzandolo in condizioni diverse e con fini specifici; non solo per comunicare esigenze primarie ed esprimere stati d'animo ma anche e soprattutto per convincere e persuadere i propri simili, inducendoli a credere ciò che egli reputa vero e giusto, anche se in realtà non lo è.
Tuttavia, ci sono momenti nella vita di ognuno in cui, sovente, la comunicazione verbale sembra essere inopportuna ed inappropriata; ogni parole è inutile, inadatta in quanto non può restituire l'entità di quell'attimo, lo spessore di un'esperienza negativa o l'importanza di un'emozione felice. Ne consegue , che ogni cosa detta non potrà mai rendere e tradurre con pienezza ciò che una persona ha vissuto o sentito.
Il presente elaborato si propone di dimostrare esattamente questo, l'inefficacia dello strumento verbale per esperire quella parte dell'essere umano che, molto spesso, non conosce e trova parole per tradursi adeguatamente e con efficacia: la dimensione interiore.
La dimostrazione di tale teoria è data dall'analisi comparativo-contrastiva di quattro opere Shakespeariane, le quali sono percorse ed attraversate da un leitmotiv comune, la retorica del silenzio, vale a dire, l'azzeramento della dialettica e l'attivazione di una strategia tacita e non-comunicativa.
Si inizia con il King Lear, opera che occupa il fulcro dell'elaborato e la cui protagonista femminile, Cordelia, offre il caso più emblematico e significativo di cosa sia l'anti-retorica.
Si procede poi con l'indagine di altre tre opere firmate William Shakespeare,Romeo and Juliet, Hamlet e Sonnet 23, le quali, pur presentando protagonisti diversi con esperienze differenti, sembrano voler comunicare un messaggio comune: ciò che che appartiene a noi stessi deve essere solo nostro, ciò che alberga e dimora nelle fibre più riposte del nostro essere non merita di essere esternato e reso manifesto perché perderebbe ogni bellezza ed autenticità.

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1 Capitolo I Shakespeare e la sua epoca 1.1 Biografia e formazione di William Shakespeare “An upstart crow, beautified with ourfeathers” 1 , così Robert Greene definiva William Shakespeare quando quest’ultimo giunse a Londra nel 1592 come attore e drammaturgo. Le notizie relative alla sua vita sono piuttosto esigue ma di lui si sa che nacque a Stratford-on-Avon nell’aprile 1564, e che il padre, John, era guantaio e commerciante in pelli, il quale fu nominato sindaco del paese e forse era di religione cattolica. William frequentò la Grammar School di Stratford dove acquisì una solida formazione classica, in particolare la conoscenza del latino, ma non proseguì gli studi all’università di Oxford o Cambridge. Gli anni della sua giovinezza sono avvolti da un fitto alone di mistero in quanto si conoscono svariate “leggende” nessuna delle quali però è mai stata conclamata; ad esempio alcuni studiosi associano la figura del bardo a quella di un certo “William Shake-shaft”, un attore legato ad una cerchia cattolica in Lancaster intorno al 1581. L’unica notizia certa che abbiamo dopo il suo battesimo, ci conduce direttamente al suo matrimonio, contratto all’età di 18 anni con Anne Hathaway, di otto anni più grande di lui. Dopo tale evento esiste una sorta di “buco nero” nella vita dello scrittore in quanto nessuno sa quali siano state le sue attività svolte durante i sette anni successivi, fin quando non si hanno nuovamente notizie nel 1592, anno in cui per l’appunto, si trasferisce a Londra. Muove i primi passi della sua carriera come attore, ed a partire dal 1594, inizia a scrivere commedie e drammi storici per la compagnia dei Lord Chamberlain’s Men che mutò poi il suo nome in King’s Men, con l’ascesa al trono di Giacomo I Stuart nel 1603. La prima delle sue opere storiche fu Tito Andronico, costruita attingendo una notevole quantità di materiale storico ai testi di Raphael Holinshed e ad altre 1 S. Greenblatt, Norton Anthology of English Literature, 8a edizione, New York, Norton, 2006, p. 1058.

Laurea liv.II (specialistica)

Facoltà: Lettere e Filosofia

Autore: Annapaola Panico Contatta »

Composta da 91 pagine.

 

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