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Immigrazione e diseguaglianza. Un approccio intersezionale alle specifiche vulnerabilità delle donne migranti

Informazioni tesi

  Autore: Francesca Cella
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2013-14
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Metodologie Filosofiche
  Relatore: Valeria Ottonelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 88

L'elaborato è suddiviso in tre parti. Nella prima vengono prese in esame quali siano le diseguaglianze ingiuste a carico dei migranti; nella seconda viene sviluppato un quadro teorico appropriato (quello della libertà come non-dominio proposto dai teorici neo repubblicani) entro cui poter affrontare tali problematiche; nella terza viene proposta una metodologia filosofica che si spinga oltre il velo di ignoranza rawlsiano e che abbia una peculiare attenzione sociologica ai contesti in cui i soggetti di giustizia sono situati (prospettiva intersezionale). La tesi si conclude con alcune brevi proposte per il legislatore - una su tutte: una libertà come humanitas e non più come civitas.

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5 Introduzione Questo elaborato nasce dalla volontà di fare luce su un’odiosa realtà presente nelle società occidentali contemporanee che interessa ogni ambito della cooperazione socio-economica e mette in discussione i più saldi principi politici e sociali formatisi intorno alle idee di eguaglianza, giustizia, libertà e democrazia. Quella per cui gli esseri umani sono divisi in due categorie, quella di cittadini e quella di non- cittadini, in base a cui essi possono godere di diritti, riconoscimento, garanzie formali o, al contrario, possono essere condannati dalle istituzioni ad un limitato accesso alle risorse, ai diritti e alle opportunità, e a vivere in condizioni di povertà, vulnerabilità e dominio. Nonostante, infatti, secoli di riflessione filosofica su temi come quelli della libertà e dell’eguaglianza, dopo guerre devastanti, regimi totalitari, diaspore ed olocausti di ogni tipo, la distribuzione dei diritti all’interno delle comunità politiche avviene ancora in maniera classista ed è determinata sulla base di concetti controversi come quelli di identità e di patria, creando le condizioni istituzionali perché esistano degli individui privi di personalità giuridica, confinati in situazioni di illegalità, e quindi soggetti di ingiustizia. La globalizzazione ha eliminato le dogane commerciali ma ha rafforzato quelle politiche e burocratiche, creando il paradosso insopportabile per cui le merci sono libere di circolare mentre il diritto alla libertà di movimento è negato alle centinaia di migliaia di esseri umani che vengono bloccati alle frontiere, muoiono nel tentativo di aggirarle, e vivono una vita di soprusi e vulnerabilità all’ombra della società una volta varcati i confini dei ricchi Paesi del Nord. Come evidenzia Aufieri (2010, p.10), infatti, alla libera circolazione dei beni di consumo «non corrisponde il diritto delle persone a spostarsi alla ricerca di una vita dignitosa» e, poggiando su queste basi, la logica dell’accoglienza dei migranti nei Paesi ricchi «involve sempre più nella caccia al clandestino» (ibidem). Questo testo, però, non si riferirà ai migranti come a esseri umani illegali, irregolari o clandestini per due ragioni: in primo luogo, per il semplice fatto che nessun essere umano può essere illegale e, secondariamente, perché chi giunge in Europa o in America nascosto nel carico di un tir o nel bagagliaio di un’auto, chi approda sulle coste italiane, greche e spagnole

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Parole chiave

giustizia
immigrazione
eguaglianza
donne migranti
libertà come non dominio
intersezionalità
denizenship
neo repubblicanesimo
benton

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